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Massimo De Mattia: Ethnoshock!

Neri Pollastri By

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Si lamenta spesso che oggi il jazz non abbia più quella componente di impegno sociale e politico che ha avuto in filigrana fin dalla sua origine e che era esplicita e potente negli anni Sessanta-Settanta. In realtà non è così: forse quella componente è meno diffusa che in passato, ma non è scomparsa ed è particolarmente presente nella musica improvvisata. Non a caso, va aggiunto, visto che si tratta di una delle parti del jazz meno omologate alle logiche economiche, che oggi è come dire alle logiche della politica.

Ne è esempio questo disco del quartetto Suonomadre, registrazione di una performance dal vivo al festival Udin&Jazz 2018 (clicca qui per leggerne la recensione) del quale riprende il titolo Etnoshock. Una performance realizzata con un preciso intento: opporsi a certe scelte di amministrazioni pubbliche in campo artistico, ma anche politico, e per questo condotta volutamente sul rischioso versante dell'improvvisazione, in un contesto—piazza Matteotti, la piazza del mercato di Udine—aperto a un pubblico vario e perlopiù non abituato a certi suoni.

A quella performance eravamo presenti e ne apprezzammo la qualità e il rigore, ma anche la riuscita della comunicazione: a dispetto della sua "inattualità," infatti, il pubblico rimase ad ascoltarla fino alla sua conclusione, avvinto da quei suoni così inusuali. E adesso, a risentirla su supporto registrato, essa mantiene tutto il suo fascino, la sua coerenza, la sua scintillante e variopinta poliedricità.

Alla testa del quartetto, ispiratore della musica e del suo contenuto politico, il flautista Massimo De Mattia, di anno in anno sempre più protagonista di questa musica nel nostro paese, a dispetto del suo suonare quasi esclusivamente nel nordest. In questo caso, sospinto dall'afflato sociale, si produce con i suoi flauti in affreschi quasi sempre fortemente dinamici, dal forte impatto emotivo. Lo affiancano e sostengono Giorgio Pacorig al Fender Rhodes e al Korg e Luigi Vitale al vibrafono, il primo creando atmosfere elettriche tanto inattese, quanto appropriate, il secondo completando la tavolozza timbrica con suoni scintillanti. Completa la formazione Zlatko Kaućić, grande interprete dell'improvvisazione libera, stavolta impegnato a una "normale" batteria, che infatti fa a momenti esplodere fragorosamente, ancorché in modo del tutto inusuale e con intenti più coloristici e narrativi che non ritmici.

Le sei tracce, per un totale di poco più di quaranta minuti, hanno grande coerenza stilistica quanto totale imprevedibilità di sviluppi. Tutte attraversate in filigrana da un lirismo che trascina il discorso drammaturgico, vivono tuttavia della bellezza e della libertà dei suoni. Tra tutte spicca forse "Suburbs," sette minuti nel corso dei quali lo scenario muta ripetutamente, dando spazio agli interventi di tutti e culminando in una prolusione quasi a ondate, intensissima e trascinante, scandita da ripetute scosse prodotte dalla batteria di Kaucic.

Splendido disco, che dimostra in una volta sola che la libera improvvisazione può essere proposta anche nei festival—cosa che invece quasi mai si verifica—e l'importanza della sua valenza politica.

Album della settimana.

Track Listing: Appropriation Art; Suono Rosso; What Music Do Pet Like?; Giapeto; Suburbs; Ethnoshock!

Personnel: Massimo De Mattia: flutes; Luigi Vitale: vibes, balaphon, electronics; Giorgio Pacorig: Fender Rhodes, Korg Ms20; Zlatko Kaucic: drums, percussions, electronics.

Title: Ethnoshock! | Year Released: 2018 | Record Label: Caligola Records

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