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Danilo Gallo Dark Dry Tears al Teatro Margherita di Marcialla

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Danilo Gallo Dark Dry Tears
Teatro Margherita
Marcialla (FI)
30.3.2019

Dopo un disco splendido, Thinking Beats Where Mind Dies, e qualche anno di vita non baciata dalla visibilità che avrebbe meritato, il quartetto Dark Dry Tears capitanato da Danilo Gallo torna sui palcoscenici, e lo fa prima per registrare (all'auditorium Parco della Musica) e poi presentare in tour un nuovo lavoro, annunciato in uscita per la seconda metà del 2019, facendo tappa anche al delizioso Teatro Margherita di Marcialla, laddove la campagna fiorentina sfiora quella senese.

Rispetto al quartetto originario c'è una variazione, obbligata dalla temporanea indisponibilità di Francesco Bearzatti, per sostituire il quale il leader ha chiamato Massimiliano Milesi (ma il suo ingresso potrebbe diventare stabile, ampliando la formazione a quintetto); per il resto, come in passato, al sax tenore e al clarinetto Francesco Bigoni e alla batteria lo strepitoso Jim Black, con Danilo Gallo al basso elettrico—per l'occasione un singolare strumento degli anni Settanta, dal suono molto particolare.

La cifra della formazione non è mutata di molto dal disco del 2016, che si muoveva su tempi medio lenti, facendo interagire in modo assai originale le due ance, identiche tra loro ma ben diverse timbricamente, per fraseggi e per espressività. Le novità arrivano in parte da un'accresciuta complessità strutturale delle composizioni, in parte dalla presenza di un membro nuovo, appunto Milesi.

Per il primo aspetto, le nuove composizioni proposte dalla formazione hanno mostrato o singolari introduzioni di stampo cameristico, spesso affidate ai soli fiati e che preludevano all'ingresso, straniante, della batteria di Black, oppure non meno originali code, concludenti il brano con dei commiati su scenari piuttosto diversi da quelli che li precedevano.

Per il secondo aspetto, la presenza di Milesi, oltre a introdurre un'espressività diversa da quella di Bearzatti, ha cambiato la disposizione strumentale: se in precedenza il gioco dei fiati era tra coppie di tenori o coppie di clarinetti, adesso Milesi imbraccia quasi sempre il sax soprano al posto del clarinetto e, talvolta, anche del tenore, introducendo delle interessanti diastasi timbriche che mutano leggermente, ma significativamente, la scena.

Immutato invece il modo in cui i due fiati interagiscono in un dialogo complesso, che li vede distinguersi ora per tipo di fraseggio, ora per altezza di ottava, ora perché l'uno in assolo e l'altro a sostegno—sempre, comunque, per colore e timbro, caratteristica di una formazione caratterizzata proprio dalla scelta di avere due strumenti dello stesso tipo affiancati in front line.

Immutato anche—e sempre incantevolmente devastante—il ruolo di Black, un musicista che non finisce di stupire ogni volta che lo si ascolti: i suoi ingressi aggressivi, i cambi di tensione delle pelli e il modo in cui le sue interruzioni dettano i mutamenti di scena all'intero gruppo sono impressionanti. Un vero fuoriclasse che fa la differenza all'interno di qualunque gruppo.

Solo apparentemente più defilato il ruolo di Gallo, in realtà attentamente impegnato alla direzione, indicata con piccoli segni, e—a parte alcune introduzioni e un paio di brevi assoli—comunque importante non solo per l'essenziale ruolo ritmico, ma anche per l'apporto timbrico del suo strumento, come detto assai particolare e perciò contestualmente pregnante.

Grande concerto, assai apprezzato dal pubblico in sala, del quale si attende con trepidazione la documentazione discografica.

Foto: Neri Pollastri.

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