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Frank Wright: Blues for Albert Ayler

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Seguendo il consiglio di Bernard Stollman, creatore dell'etichetta ESP, alla fine degli anni Sessanta Frank Wright si trasferì a Parigi, come fecero molti musicisti afroamericani ampiamente sottostimati in patria. Il suo ritorno a New York nell'estate del 1974 lo riportò in contatto con il batterista Rashied Ali, fratello di quel Muhammad che con il sassofonista aveva condiviso tante avventure musicali in Europa, insieme a Bobby Few e Alan Silva. C'è un disco, Unity, registrato al festival di Moers poche settimane prima di questa incisione, che presenta quei personaggi in ottima forma.

Secondo la narrazione dello stesso Rashied, il ritorno di Wright a New York fece nascere il giorno stesso l'urgenza prorompente dell'incontro, documentato in questa registrazione. I musicisti si riunirono nel locale gestito dal batterista, l'Ali's Alley, catalizzatore di esibizioni e registrazioni, dove i due, insieme alla chitarra di James "Blood" Ulmer e al contrabbasso di Benny Wilson, danno libero e spontaneo sfogo alla loro energia, imboccando la strada del torrenziale ardore espressivo.

Wright, chiamato il reverendo per l'approccio intensamente spirituale all'improvvisazione, era cresciuto a Cleveland accanto ad Albert Ayler, praticamente suo coetaneo, e al fratello Donald. La memoria di Ayler e di Coltrane, con il quale Wright aveva brevemente collaborato, pulsano in questa e in tutte le musiche del sassofonista, la rendono rituale, febbrile, magmatica.

L'esibizione dell'Ali's Alley fu registrata a pochi giorni di distanza dall'anniversario della nascita di Ayler: ecco dunque la dedica a lui di questa lunga seduta, che si sviluppa senza soluzione di continuità. Rimasta inedita fino al 2011, si dipana sull'iniziale breve frase ripetuta e salmodiante del sax, con inflessione blues, che ricorda certamente Ayler, ma pure l'altro mentore di Wright, John Coltrane, e si addentra in un groviglio arroventato in cui molto spesso lo strumento di Wright si intreccia alla chitarra nervosa, spigolosa, spesso contrastante di Ulmer.

La registrazione ha forte valore documentario, anche se l'eccessiva dilatazione della performance finisce per nuocere alla reale forza della musica. I momenti più intensi si rintracciano nei primi tre movimenti, dove il secondo è interamente dedicato alla batteria di Ali, fonte di inesauribile energia, e il terzo offre un episodio di reale forza tellurica da parte del sax di Wright. Quando la tensione creata dal suo intervento si va sciogliendo nelle note gravi ribattute e in alcuni barriti magistralmente contrappuntati dal contrabbasso e dalla chitarra, la cosa potrebbe concludersi con grande soddisfazione di chi ascolta.

Il lungo interludio affidato poi al contrabbasso mette in evidenza ciò che si era ben avvertito prima: Benny Wilson, pur misconosciuto, è strumentista di calibro. Ma dodici minuti di intervento paiono eccessivi. I movimenti successivi non mancano di interesse, specie negli interventi al flauto di Wright e nel suo costante rapportarsi alla chitarra di Ulmer, in certe digressioni più riflessive. La sesta parte riprende il tema salmodiante e si smembra in una lunga coda magistralmente condotta dalla sintonia dei quattro musicisti.

Track Listing

01. Part 1; 02. Part 2; 03. Part 3; 04. Part 4; 05. Part 5; 06. Part 6.

Personnel

Frank Wright
saxophone, tenor

Frank Wright (sax tenore, flauto, voce); James Blood Ulmer (chitarra elettrica); Benny Wilson (contrabbasso); Rasheid Ali (batteria).

Album information

Title: Blues for Albert Ayler | Year Released: 2012 | Record Label: ESP Disk


About Frank Wright

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