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Beppe Scardino BS10 alla Sala Vanni di Firenze

Beppe Scardino BS10 alla Sala Vanni di Firenze
Neri Pollastri By

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Beppe Scardino BS10
A Jazz Supreme—Musicus Concentus
Sala Vanni
Firenze
19.10.2017

La seconda data dell'edizione autunnale di "A Jazz Supreme" del Musicus Concentus è tornata nella sua sede tradizionale, la Sala Vanni, cenacolo della Chiesa del Carmine, dopo l'inaugurazione al Teatro Verdi con il duo Paolo Fresu-Gianluca Petrella. Di scena stavolta una formazione piuttosto attesa, il tentetto di Beppe Scardino, che presentava il disco BS10 Live in Pisa, appena uscito per Auand.

L'aspettativa era elevata per almeno due ragioni: per la qualità dei musicisti raccolti da Scardino nella nuova formazione e per il fatto che lo stesso Scardino mancava da una prova alla guida di ensemble di questo genere ormai dal 2010, ovvero dal secondo disco del suo eccellente Orange Room, Elegy for the Punk Movement.

Il tentetto si è presentato sul palcoscenico con a sinistra gli strumenti armonici, il Fender Rhodes di Simone Graziano e la chitarra elettrica di Gabrio Baldacci; al centro la ritmica, il contrabbasso di Gabriele Evangelista, la tuba di Glauco Benedetti e la batteria di Daniele Paoletti; a destra l'ampia sezione fiati, le trombe di Mirko Cisilino e Mirco Rubegni, il sax tenore di Dan Kinzelman, il sax contralto di Piero Bittolo Bon e il sax baritono del leader (ma gli ultimi tre hanno imbracciato anche il clarinetto basso). La disposizione era già indicativa della distribuzione di ruoli e suoni: di sostegno portante la ritmica, con il contrabbasso di fondo, la tuba più mobile (ora di raccordo nei cambi di atmosfera, ora unita ai fiati) e la batteria spesso vero motore propulsivo della formazione; Fender e chitarra di parziale supporto alla ritmica ma di fatto produttori di un colore elettrico, a tratti acido, in virtuoso contrasto con quello dei fiati; questi ultimi, infine, assieme o singolarmente, veri protagonisti del discorso musicale.

Complessa ma intrigante e riuscita la gestione proprio dei fiati, obbligati per il loro alto numero a ridurre, spartendoseli, gli spazi di assolo e pertanto spesso messi all'opera assieme, sebbene quasi mai all'unisono: frequenti infatti le fasi di concitata interazione, in stile free, ma non rare neppure le situazioni più prossime alla big band, sebbene la maggior parte degli interventi dei fiati fossero contraddistinti da tessiture incrociate, ben delineate e differenziate, sopra le quali a turno i singoli intervenivano in modo dirompente con assoli o anche con più semplici aperture dissonanti. L'acustica della sala non ha reso pienamente la cura posta negli arrangiamenti e nel lavoro sugli strumenti, ma non di meno l'effetto complessivo è risultato assai apprezzabile.

Omogenee quanto a poetica le composizioni, tutte di Scardino tranne il bis, Jamaican Farewell di Roscoe Mitchell, sempre dinamicamente molto intense e fortemente strutturate. Tra di esse ha particolarmente colpito per il colore e i contrasti dei suoni "Verticamera," brano nel quale Kinzelman, Bittolo Bon e Scardino hanno utilizzato assieme i clarinetti bassi.

Poco da dire sui solisti, tutti ben noti e ciascuno dei quali ha confermato le qualità che gli conosciamo. Una menzione particolare meritano forse Cisilino, i cui interventi sono sembrati sempre particolarmente spiazzanti e originali, Paoletti, per il ruolo davvero centrale e oneroso ricoperto nell'economia generale della formazione, e Graziano, per l'uso misurato e personale del Fender.

Bella formazione, da seguire e supportare, visto che non è facile oggi proporre agli organizzatori un tentetto (il cui disco non è da meno dello spettacolo visto dal vivo).

Foto: Eleonora Birardi

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