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Amina Figarova - Darren Barrett

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Amina Figarova (19 gennaio) e Darren Barrett (26 gennaio)

Palermo

Tre sono le caratteristiche di fondo della programmazione concertistica del Brass Group Palermo, giunta quest’anno alla trentatreesima edizione: produzioni originali in prima europea; il livello costantemente elevato dei concerti; l’inutile parata di stelle statunitense.

Anche quest’anno l’obiettivo della direzione artistica è rimasto quello dei primi concerti, organizzati negli anni ’70. Con un cartellone concepito come trampolino di lancio per talenti locali, a fianco di grandi nomi internazionali. Dopo la collaborazione dell’Orchestra Jazz Siciliana con Rachelle Ferrell, il concerto di Amina Figarova ha dimostrato ancora una volta quanto la crescita dei giovani musicisti passi attraverso il confronto con i solisti più esperti.

Ad accompagnare la pianista nonché arrangiatrice azera, si sono ritrovati quattro tra i migliori jazzisti siciliani: Vito Giordano alla tromba e flicorno; Francesco Marchese al sax tenore; Giuseppe Costa al contrabbasso e Giuseppe Urso alla batteria. Tra tutti eccelle Giordano, per il modo sapiente con cui calibra energia e lirismo all’interno di un fraseggio limpido, preciso e cristallino.

E come guest-star il flautista olandese Bert Platteau, co-leader della direzione musicale. Un solista straordinario che sarebbe piaciuto molto a Chet Baker, per via di linee melodiche lunghe e trasognate e dalla delicata pronuncia. Un fraseggio terso e diafano, che ben si combina con le raffinate composizioni della Figarova, peraltro discreta pianista di scuola hancockiana.

Esaltate dalla dimensione concertistica, le sue strategie d’arrangiamento prevedono un classico andamento in 4/4, arricchito da gustose soluzioni che rimandano alla miglior fusion degli anni ’70.

Buoni anche gli unisoni ed i controcanti dei fiati, per fronteggiare uno spettro espressivo arioso e di grande scioltezza ritmico-melodica. Con una Figarova più attenta a dettare le parti, che non a soffermarsi sulle parti pianistiche da solista. Tra i momenti migliori del concerto, un tema funky dal dinamico backbeat (“Chicago Split”) ed il brano (“Come Escape With Me”) che dà il titolo alla più recente produzione discografica della pianista.

E nonostante le inevitabili imperfezioni dovute all’incontro estemporaneo, il settetto si è distinto per un suono compatto e ben definito, evitando le secche di un facile melodismo insito in certe soluzioni fusion.

Viene da pensare che un’artista e un concerto di tale livello avrebbero meritato una più prestigiosa collocazione nel cartellone principale del Brass, al posto ad esempio del miracolato dodicenne batterista Gianluca Pellerito (25 gennaio). È stato pure relegato a suonare al jazz club del Brass uno dei più versatili trombettisti delle ultime generazioni.

Vincitore nel ’97 della prestigiosa Thelonious Monk International Jazz Competition, Darren Barrett dimostra dal vivo di essere un solista eccezionale, dallo stile fluido e crepitante. Con un fraseggio brillante e leggero, ancorché impreziosito da una flessibilità davvero ragguardevole.

Un musicista completo, che dall’alto di una formazione ampia e variegata, padroneggia diversi stili: neo-hardbop, bebop, fusion e modale, per infondervi sempre un tocco personale in chiave non acustica. Ne è discesa una trascinante blowin’ session, con climi roventi e ritmi frenetici, purtroppo macchiata dall’insipiente quanto abulica prova del batterista Giuseppe Urso.

Il suo è stato un irritante drumming sotto tono, con il freno a mano tirato e dall’effetto moviola, che ha mortificato le brillanti direttive ritmiche del leader. Per non fare una brutta figura, bastava solo documentarsi di più, magari ascoltando qualche classica incisione hard-bop di riferimento.

Ottimo al piano elettrico Riccardo Randisi, a sua volta anello debole della formazione che aveva accompagnato al pianoforte Gianluca Petrella (8 dicembre) sempre al Blue Brass. Due prove totalmente opposte e di diverso peso specifico, per quel che riguarda il comping e gli sprazzi solistici.

Solido e granitico, il contrabbasso di Giuseppe Costa è sempre duttile ed affidabile, nel fronteggiare i grandi solisti del jazz in scena a Palermo. E lo stesso si può dire del contraltista Orazio Maugeri, la cui squisita musicalità aveva già incantato negli anni ’90 Carla Bley.

Foto di Hans Speekenbrink (Figarova)


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