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Vakki Plakkula

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Area Sismica - Forlì - 10.10.2009

Bologna negli anni Novanta era un vivace laboratorio di idee musicali originali e innovative. Due realtà in particolare (non a caso, entrambe ispirate alla filosofia del collettivo di produzione e/o promozione musicale) facevano da catalizzatori di questo fermento creativo: il Laboratorio di Musica e Immagine e Bassesfere. Il primo era un ensemble dedito alla creazione di musica, spesso inserita in contesti multimediali. Il secondo invece era una sorta di coordinamento autogestito di quell'underground di giovani jazzisti che rifiutavano i manierismi del genere, rifacendosi alle esperienze più radicali della libera improvvisazione.

Da questo sottobosco di "ribelli del jazz" (come si autodefinirono in seguito in un loro festival) spuntò fuori anche Vakki Plakkula, un trio improbabile che mescolava free-jazz e canzone, radicalismo musicale e vena cabarettistica, asperità sonora e umorismo; con una spiccata predilezione per il non-sense e per l'ironia, a volte caustica.

Dopo un certo numero di concerti e un album, i tre componenti del gruppo - Lullo Mosso al contrabbasso e voce, Edoardo Marraffa al sax, Mirko Sabatini alla batteria e voce - si dedicarono a diversi altri progetti. A più di dieci anni di distanza, i Vakki Plakkula sono tornati con un nuovo CD (Babirussa Capibara) e hanno ripreso a suonare dal vivo.

Rispetto al periodo del primo album, il suono del gruppo si è fatto più duro ed "urbano," soprattutto perché ora Lullo Mosso ha lasciato da parte il contrabbasso per imbracciare esclusivamente il basso elettrico. I ritmi swingati hanno lasciato per lo più il posto a quelli "dritti". Fra i nuovi pezzi, alcuni sono basati su riff aggressivi e ostinati. Insomma, il sound del "nuovo corso" è senz'altro più "rock"; e anche il volume a cui hanno suonato era più alto di quello di una volta...

Si potrebbe dire che dalla matrice free-jazz i Vakki Plakkula sono passati a quella free-funk, con qualche puntata nel jazz-punk, sempre però con un'alta dose d'ironia e di sberleffo anche nei confronti delle forme musicali utilizzate.

Lullo Mosso canta col suo consueto piglio beffardo e la sua interpretazione ha anche una forte dimensione teatrale. Le canzoni si muovono fra l'assurdo dadaista, il divertissement, la causticità e la parodia.

Quest'ultima gli è particolarmente congeniale (come ampiamente testimoniato anni fa dal suo progetto in solo Mototrabbasso): esilarante, in particolare, quella del raggamuffin... Oppure lo stravolgimento grottesco e un tantino caustico dei luoghi comuni della canzone, a cominciare ovviamente da quelli amorosi ("Se non ci fossi tu / ci sarebbe un'altra, / ma adesso ci sei tu, / va bene...").

Oltre a proporre praticamente l'intero Babirussa Capibara, il gruppo ha comunque rispolverato i suoi vecchi cavalli di battaglia ("Fa' il cane fa' il gatto," "Agorafobia," "Sanpierdarena" ecc.) tratti dal primo album ...Una barca; anche questi, però, trattati con un'iniezione supplementare di energia cinetica e di assalto sonoro, anche per gli assoli laceranti del sax di Marraffa.

Quest'ultimo, fra i tre, ha il ruolo più libero, dedicandosi più degli altri ad improvvisare sulla base più strutturata di basso e batteria. La sua voce come al solito è virile e urticante e, come detto, in più occasioni è arrivata al limite del lancinante.

La batteria di Sabatini è come sempre una fonte di esuberanza ritmica, fantasia ed energia, risultando il più virtuoso dei tre musicisti, con uno stile rigoglioso ed ipercinetico. Ad ogni modo, in sintonia col cambio di rotta complessivo, anche i suoi ritmi si sono fatti più pesanti e binari, rock e funky.

Infine, al di là della fondamentale componente comico-surreale del gruppo, data soprattutto dai testi, è interessante anche la combinazione fra lo spirito improvvisativo, che accomuna i tre musicisti, e l'uso della forma-canzone, che richiede invece necessariamente una struttura più rigida. Questo dà luogo a piccole variazioni, divagazioni o scarti dal binario prestabilito della forma, che intervengono a deviare estemporaneamente dal percorso , sotto la guida soprattutto dell'estro di Mosso, assecondato con prontezza ed empatia da Sabatini.

Foto di Claudio Casanova.

Ulteriori immagini di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.

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