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Un piano per tutti i gusti!

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Comporre senza un piano nei paraggi è come un hotel senza una toilet, se sai cosa intendo...
Un piano per tutti i gusti

È ancora (se lo è mai stato) il piano lo strumento che può indicare le rotte imboccate dalla musica per abbozzare se pur in minima parte il profilo che essa ha in questa multiforme contemporaneità? E ancora, può essere un solo strumento indice dello stato di novità e innovazione?

Sorge spontaneo domandarselo quando tante sono state le uscite discografiche di questi due anni che hanno avuto protagonista il piano e quando sia (re)incisioni di opere di compositori del Novecento che progetti recenti e di nuova ideazione vengono dati alle stampe esibendo in entrambi casi un stato di salute fiorente e piuttosto dinamico.

Tra le numerose uscite apparse in questi ultimi due anni abbiamo selezionato un percorso che parte da (re)incisioni di opere di compositori del Novecento per arrivare a progetti di nuova fattura, tenendo conto sia di quanto succede nell’ambito della musica contemporanea che nell’improvvisazione. L’ambizione non è tanto quella di offrire una panoramica completa, quanto piuttosto quella di delinare alcune possibili direttrici di interpretazione, un approccio ad un repertorio che se pur storicizzato può presentare ancora contenuti di innovazione, nuove direttrici nell’elaborazione di materiali originali, degli attuali sviluppi nell’ambito della musica.

Giacinto Scelsi

Collection nr. 4

Stradivarius

2008

Valutazione: 3,5 stelle

Aprire una panoramica sul piano nel Novecento con una registrazione dei lavori giovanili di Giacinto Scelsi (1905-1988) può essere significativo per innumerevoli ragioni. Il corpus risalente al periodo precedente la seconda guerra mondiale, che include 12 Preludi (1936/1940), Variazioni e fuga (1940), Capriccio (1935), Poemi (1934/37) e Rotativa (1930), permette di cogliere nel nascere i germi della profondità di suono che caratterizzano l’intera ricerca scelsiana, ma offre altresì una testimonianza della forte originalità e indipendenza di pensiero del compositore spezzino. Questo repertorio, caratterizzato da una grande attenzione per la tecnica e il virtuosismo, non aderisce di fatto né al sistema docecafonico schoenberghiano, né tanto meno a quello casuale cageano, preferendo (a tratti) “un serialismo sui generis”.

Fuori dalle “mode” del suo tempo, Scelsi è maestro nel fare percorso a sé, creando da subito un linguaggio e un’estetica di suono libera, unica e autentica in cui si innesta un carattere già spirituale, vagamente allucinato, aleatorio che caratterizzerà tutto il repertorio successivo. Bellissima Rotativa, un coitus mechanicus dedicato al poeta/soldato Brooke, permeata da continui spasmi interrotti pieni di nostalgica bellezza. L’interpretazione dell’americana Donna Amato è moderatamente sentimentale, un po’ fredda (anche se recupera in Rotativa), forse opportunamente calata in un spirito giovanile altero.

Hans Werner Henze

Piano Works

col legno

2006

Valutazione: 3 stelle

Se già era singolare aprire con il giovane Scelsi, figurare addrentarsi nel Novecento con i lavori per piano di Hans Werner Henze (classe 1930)! Se si tiene buona la frase riportata nel libretto come guida d’ascolto - comporre senza un piano nei paraggi è come un hotel senza una toilet, se sai cosa intendo... - l’incisione della Col-Legno mostra quanto sia stato abile il compositore tedesco nel mantenere costantemente presente, in cinquant’anni d’attività, una sottile vena ironica pur nell’eterogenità di stili espressi alla tastiera. I suoi Piano Works non seguono un ordine cronologico, bensì uno che pare più sentimentale, si va da “Lucy Escott Variations” (1963) a “Variationionen fur Klavier” (1948), “Une petite phrase” (1984), “Praludien zu Tristan” (2003), “Cherubino” (1980/1981), “Toccata mistica” (1994) per concludere con “Sonatina 1947” (1947) e “Sonata per pianoforte” (1959). Forse anche Jan Philip Schulze, interprete di rara capacità nel calarsi completamente nel proprio autore, considera il piano alla stregua di Henze come una necessità utopica interiore. È in ogni caso cosa rara trovare utopismo sentimentale (non in forma cageana) allo stato brado alla tastiera.

Terry Riley

Keyboard Studies 1-2 / Tread on the Trail

Stradivarius

2008

Valutazione: 4,5 stelle

Con i Keyboard Studies (1964) e Tread on the Trail (1965) di Terry Riley (1935), affidati all’interpretazione di Fabrizio Ottaviucci, ci si tuffa nel Novecento che ci piace, capace di fondere elementi del jazz (rag time), improvvisazione, oriente (niente orientalismo) con tecnica seriale! I Keyboard Studies rappresentano in primo tentativo di mettere in pratica idee minimaliste associate al concetto di ripetizione continua: l’interprete può associare i patterns di diverse durate, ripetendoli, sfasandoli e spostandosi da un ciclo all’altro a piacere. “L’idea è quella di mantenere costante il continuum sonoro basato sulla microvariazione melodica e sulla sovrapposizione ritmica, ma senza accumulo di tensione”, scrive Arturo Stalteri nelle note di copertina.

La scelta di Ottaviucci di mantenere una timbrica uniforme, creando una versione dei Keyboard Studies per piano e nastro magnetico, pone l’accento sugli aspetti ludico-ritmici (“Studies 1”) e melodici (“Studies 2”) piuttosto che su quelli spirituali-meditativi. Per Tread on the Trail, dove gli interpreti si dovrebbero muovere attorno a cinque linee melodiche distinte, Ottaviucci reinventa il pezzo muovendosi su ottave differenti e percuotendo direttamente le corde dello strumento. Ottima interpretazione delle due opere, tesa e aitante, finalmente lontana da quello spirtualismo un po’ orientaleggiante e finto che tanto piace.

Alfred Schnittke

Complete piano music vol. 1

Stradivarius

2008

Valutazione: 4 stelle

Nonostante il repertorio per pianoforte di Alfred Schnittke (1934-1998) non sia sconfinato e presenti discrete difficoltà nella sua realizzazione (magnificamente condotta nella registrazione Stradivarius effettuata da Giampaolo Nuti), questa prima registrazione consente di approfondire una dimensione creativa unica. Schnittke non è, infatti, autore facile. Complessa è stata la sua vicenda umana, così come complessa è la sua musica, fluttuante tra dodecafonia, ipirazioni figurali, “tardo stile”, con temi che si inabissano in tutti i più profondi drammi interiori dell’uomo contemporaneo. Dal punto di vista tecnico le opere presentate - Prelude and Fuge (1963), Little Piano Pieces (1971), Sonata nr. 1 (1987), Five Aphorisms (1990) e Sonatina (1994) - rappresentano in parte dei punti di svolta nel percorso artistico del compositore, mostrando il fatto che non sempre è necessaria una tecnica esplosiva (e di rottura) per lasciare il segno.

Anzi.

Come suggerisce Maurizio Biondi nelle note di copertina: “se comporre per il pianoforte implica un vincolante atto della memoria, altrettanto vincolante diventa il gesto che azzera le regole del gioco e gli schemi noti, che scopre dimensioni ignote e sconvolgenti. Interrogare la tastiera diventa così un’avventura rischiosa e sorprendente, un’arte di cui bisogna ogni volta riformulare il fondamento, un procedere vero una meta che resta aperta, imprevedibile e sconosciuta anche all’autore stesso”. Il massimo sforzo costruttivo, suggerisce ancora Biondi, “tende a rovesciarsi nel suo contrario, sfiorando così la disgregazione, il caos e l’irrazionale”. È questa di Schnittke un’eredità pesante, profonda, di grande sostanza a dispetto del gran classicismo.

Kui Dong

Hand Like Waves Unfold. Improvisations for Prepared Piano

Other Minds

2007

Valutazione: 3 stelle

Con Hand Like Waves Unfold di Kui Dong si guarda all’oggi, all’improvvisazione e anche un po’ ad Oriente, nonostante la pianista/compositrice cinese, diplomatasi a Pechino, abbia iniziato ad improvvisare in California spinta da Chistian Wolff e Lerry Polansky. Il materiale delle dieci improvvisazioni contenute in questo CD è frutto di una selezione effettuata a partire da due lunghe sessioni di registrazione con un piano preparato “alla Cage”. Stile, tecnica ed intensità richiamano in tutto Cage e il suo approccio totale al piano, vale a dire inclusivo di tastiera e “interiora” dello strumento. Le dieci tracce, che vanno ascoltate “con o senza i titoli” dice la Dong nell’intervista contenuta nel libretto, raccontano una storia di scoperta di sé dove l’improvvisazione rappresenta un viaggio nell’interiorità. Quasi nulla è concettuale, quasi tutto è interiore. Si gioca necessariamente sui bassi e piano, con qualche voluto contrasto, lasciando in secondo piano chiaro/scuri e ruvidismi. La musica che ne scaturisce solo a tratti risulta sciolta, mai pienamente libera da tecnica e riferimenti. In generale la sensazione è che la Dong manchi di dirompenza (anche sentimentale, perché no!) e che ci sia al contrario troppa attenzione al gesto.

Sylvie Courvoisier

Signs and Epigrams

Tzadik

2007

Valutazione: 4,5 stelle

Signs and Epigrams della pianista/compositrice/improvvisatrice Sylvie Courvoisier è tutt’altra cosa rispetto al lavoro precedente. Non solo è la diversa maturità nel campo (cosa di cui non si può far colpe alla Dong), profonsamente differente è l’approccio allo strumento, come suggerisce la stessa pianista svizzera: “La combinazione di suoni convenzionali (tastiera) e di tecniche non convenzionali (dentro il piano) fa risaltare un concetto più ampio dell’idioma del piano. L’intento è quello di farlo suonare come se nel piano ci fosse un’intera orchestra”. Anche in questo CD sono contenute dieci tracce, “Meccanica”, “Soliloquy”, “Epigrams” e “Ricochet”, “Des Signes et Des Songes”, “Confins de Lueurs” e “Mis èn Pièces”, che riservano ciascuna attenzione ad un particolare aspetto o tecnica. Il risultato è di grandissimo interesse sul piano della realizzione improvvisativa, ma non manca di forte impatto emotivo.

Il piano della Courvoisier vibra, danza, si dilata e si espande, per poi, improvvisamente, richiudersi nell’intimità di poche note, martellate e ripetute, sfiorate, pizzicate, azzardate. L’approccio è come sempre di grande spessore umano e tecnico, muscolare e vibrante. Brava!

Cor Fuhler

Stengam

Potlatch

2006

Valutazione: 3,5 stelle

In una panoramica per piano quale è questa Stengam di Cor Fuhler rappresenta probabilmente la punta più alta di sperimentazione per il risultato sonoro conseguito più che per le tecniche adottate. Le otto tracce contenute in questo CD, che sono unicamente riferimenti d’ascolto secondo lo stesso Fuhler, sono state realizzate su un gran piano acustico, usando super magneti, ma nessun trattamento elettronico o effetto overdubs. La trama sonora che ne risulta è pastosa e fitta, magnatica all’ascolto come spesso capita nei lavori elettronici (pur non essendo questa un’opera di elettronica in senso stretto e tecnico). All’ascolto prevalgono senz’altro gli accordi più scuri, i bassi, qualche rara nota (nervosa) alta, e soprattutto gli effetti di amplificazione generati dai magneti. Molto dell’interesse di questo lavoro è costituito dal contrasto tra gli effetti dei magneti e i pizzicati all’interno della cassa, anche se l’ascolto è tutt’altro che facile.

Gallio / Streuli

Hits / Stills

Percaso

2007

Valutazione: 4 stelle

Chiudiamo con un lavoro del tutto particolare e di grande interesse. Hits/Stills è un CD/DVD prodotto dall’etichetta svizzera Percaso dove immagini e video realizzati nell’agosto 2006 a Tokyo dall’artista Beat Streuli si sovrappongono alla musica al piano composta tra il 2001 e il 2006 da Christoph Gallio, qui interpretata da Claudia Ruegg. Hits/Stills è, infatti, per metà un CD che include 80 brevi “hits” montate in continuum e per metà un dvd dove video e/o immagini “stills” (con montato il sonoro delle “hits”) scorrono lentamente, spesso sovrapponendosi, dove si alternano visioni di grattacieli e case a volti e figure ritratte per strada. Il risultato è una sorta di diario di viaggio/i visuali-sonori. Uno sguardo al Giappone di oggi, un po’ inquieto nonostante le tinte umane scintillanti, a tratti di grande dolcezza e poeticità: un lungo fermo immagine sullo sky-line grigio-azzurro di Tokyo feso dal volo di un uccello nero con poche note dipanate nell’aria come fossero ali è una delle immagini più suggestive... Ottima scelta quella di mescolare brevi istantanee al piano all’arte visiva!

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