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Yusef Lateef - Adam Rudolph: Towards the Unknown

Il prossimo 9 ottobre Yusef Lateef varcherà l'invidiabile soglia dei novant'anni. All'epoca di questa incisione, lo scorso 17 settembre, ne aveva dunque quasi ottantanove, e già questo ha del sorprendente. Lateef è in effetti uno di quei grandi del jazz che hanno sempre vissuto la vicenda-maestra della musica afroamericana su posizioni un po' defilate, periferiche, a dispetto di un rilievo notevole, non fosse altro - nel suo caso - che per la spinta offerta alla causa del polistrumentismo, materia controversa fin che si vuole - anche alla luce, magari, di certi recenti eccessi - ma nodale nello sviluppo del linguaggio jazzistico contemporaneo.

Affermatosi a cavallo fra anni Cinquanta e Sessanta (quindi già alla soglia dei quaranta) con i fratelli Adderley, Lateef (al secolo William Emanuel Huddleston) s'impone come tenorsassofonista in qualche misura in bilico tra un fraseggio di marca hard bop e una sonorità più larga, di matrice classica. Le sue energie creative si sviluppano peraltro su un trittico di strumenti che include anche flauto (sul quale l'impostazione accademica cede di rado alle tentazioni dell'ipersoffiato) e oboe (utilizzato di regola nei brani più larghi e rarefatti). Il suo approccio rivela in ogni frangente un attento orecchio rivolto alla musica (così come del resto alla cultura tout court) orientale, tratto ribadito anche dall'adozione, accanto al canonico modello traverso, di tutta una serie di flauti di foggia esotica (cinese, arabo, e Ma-Ma, da lui stesso ideato).

Towards the Unknown lo coglie appunto su questa molteplicità di strumenti (oboe escluso), oltre che alla voce, nell'ambiziosa (nel senso migliore del termine) suite predisposta per l'occasione dal sodale di turno, il percussionista Adam Rudolph (che ricordiamo già a fianco di Sam Rivers e Omar Sosa, fra gli altri, in lavori degni di nota), nonché nelle vesti di compositore nella suite con cui lo stesso Lateef ricambia la cortesia.

A seconda della prospettiva in cui ci poniamo, i due coéquipiers risultano ugualmente determinanti per il livello (comunque eccellente) del lavoro: Lateef attraversando da par suo il concerto dedicatogli da Rudolph e costruendo a sua volta una partitura, di impianto decisamente "colto," magistrale per il collega; quest'ultimo, autore non meno apprezzabile, potendosi giovare di tanto interprete per il concerto da lui composto, ma rappresentando nel contempo, in quello a lui dedicato, un po' il sia pur minimo tallone d'Achille dell'incisione intesa nella sua globalità, nel suo confezionare interventi un po' troppo monolitici - sia nelle dinamiche che sotto il profilo squisitamente timbrico, il che non manca di stupire, vista la miriade di strumenti da lui "manipolati" - giustapposti come isole galleggianti entro la notevolissima partitura messa a punto da Lateef.

Il quale Lateef, in "Concerto for Brother Yusef," offre una prova veramente maiuscola: un vociferante, umorale solo di tenore nel secondo movimento, tutto in duo col solo Rudolph (a cui non rende la pariglia nel suo "Percussion Concerto," di cui è solo autore), ripetendosi nel terzo, dove lo raggiunge l'orchestra (e la scrittura di Rudolph evidenzia tutte le sue atouts, di marca squisitamente "contemporanea"), per passare ai vari flauti in particolare nei due movimenti finali, fra l'elegiaco-sospeso e l'ipnotico-ancestrale. Un album magistrale.

Visita i siti di Yusef Lateef e Adam Rudolph.

Track Listing

01-06. Concerto for Brother Yusef; 07-08. Percussion Concerto (for Adam Rudolph).

Personnel

Adam Rudolph
percussion

Adam Rudolph (bongos, djembe, tarijas, zabumba, kongo slit, xilofono baganda, gong, campane tibetane, piatti, sintir, tamburi a cornice, elettronica, percussioni); Yusef Lateef (sax tenore, flauto, flauto umtshingo, handiphone, flauto pneumatico in bamboo, voce) e Go: Organic Orchestra diretta da Adam Rudolph in 01-06; Orchestra del S.E.M Ensemble diretta da Petr Kotyk in 07-08.

Album information

Title: Towards the Unknown | Year Released: 2010 | Record Label: Meta Records


About Adam Rudolph

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