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The Three Pianos alla Villa Petraia di Firenze

The Three Pianos alla Villa Petraia di Firenze
The Three Pianos
Firenze
Villa Petraia
21.6.2017

L'Estate Fiorentina quest'anno valorizza alcuni luoghi meno centrali e frequentati, ma particolarmente suggestivi, della città. Nel caso di The Three Pianos, con l'inusuale presenza contemporanea di tre pianoforti, Music Pool aveva scelto Villa La Petraia, splendida villa medicea in posizione subcollinare alla periferia nord della città, che fu in passato anche residenza estiva dei Re d'Italia.

Nato grazie a un'intuizione di Mirko Signorile in occasione della manifestazione di solidarietà del Jazz Italiano con l'Aquila colpita dal terremoto (l'intenzione, poi concretizzata in tempi assai più brevi del previsto, era quella di raccogliere i fondi per l'acquisto di un pianoforte per il conservatorio della città) e poi maturato e divenuto autonomo nel corso della lunga serie di concerti ormai effettuati, il progetto The Three Pianos vede all'opera con l'artista barese altri due giovani e apprezzati pianisti italiani, Claudio Filippini e Giovanni Guidi. Nel maggio di quest'anno la formazione ha fatto uscire anche un CD, edito da Musica Jazz e distribuito in allegato alla rivista.

Il concerto fiorentino ha ripreso in parte il contenuto di quell'album, peraltro registrato dal vivo pochi mesi orsono, ma ha proposto diverse modifiche sia al programma, sia al concept della musica. La quale è senz'altro originale e coraggiosa, vedendo i tre interagire con molta libertà a partire da materiali tematici cangianti, in parte di loro produzione, in parte provenienti dalla tradizione degli standard, in parte infine selezionati tra le cose più affascinanti del jazz, del pop e della musica in generale.

Concretamente, è interessante notare come i tre abbiano suonato raramente tutti assieme e come quasi sempre qualcuno abbia svolto ruoli meno strettamente pianistici: Signorile era spesso impegnato alla ritmica, sulla tastiera ma anche battendo le mani o percuotendo lo strumento sulle corde o sulla cassa, mentre Guidi ha con frequenza evocato sonorità astratte che facevano da sfondo agli interventi degli altri. Inoltre, il programma prevedeva delle medley che riunivano senza soluzione di continuità temi diversi.

In generale, Filippini -non a caso posto al centro del terzetto -è parso il più materico, lavorando sempre sui temi in modo lucido e coerente, Signorile il più inventivo dal punto di vista scenografico, Guidi il più fantasioso e aereo. Proprio queste differenze sono risultate il punto di forza di un concerto fatalmente non sempre allo stesso livello -alcuni brani, come un tema sudafricano e il bis "Imagine," erano un po' slavati, forse anche a causa di un'acustica che non rendeva giustizia al sofisticato intreccio dei suoni -ma che è complessivamente risultato molto interessante, con momenti di altissima qualità.

Foto: Neri Pollastri

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