Ted Gioia: Gli standard del jazz

Maurizio Zerbo BY

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Gli standard del jazz
Ted Gioia
EDT/Siena Jazz

Leggere un libro di Ted Gioia è sempre un'esperienza appagante, sia per i neofiti che per gli addetti ai lavori. Nonostante non raggiunga i vertici creativi de "L'arte imperfetta," questa ricognizione sugli standard jazzistici lascia il segno. La informa un rigoroso approccio metodologico, che coniuga testo e contesto: la grammatica musicale (forma, tonalità, sviluppo motivico) e l'humus storico-culturale di riferimento. Come era lecito aspettarsi da un saggista di vaglia, emergono tanti argomenti: lezioni di armonia, informazioni discografiche, incontri umani e artistici, gustosi aneddoti che non mancheranno di interessare il lettore.

Con vivide pennellate d'autore, vengono enucleati i segreti di 250 gemme musicali. Si passano così in rassegna i principali esiti musicali dell'estetica jazzistica, con le immancabili escursioni nella bossa nova di Antonio Carlos Jobim e il pop di Burt Bacharach. Grande è anche l'attenzione riservata alle parole degli standard. Lo dimostra l'analisi di "After You've Gone," dove si registra una curiosa discrasia fra il dolente contenuto del testo e la gioiosa aura musicale. La trasversale formazione culturale di Gioia, la sua profonda conoscenza dell'estetica jazzistica e la sua solida preparazione musicale fanno di questo libro una lettura irrinunciabile per quanti si occupano di musica.

Desta solo qualche perplessità l'esiguo spazio riservato al genio compositivo di Mingus e Morton. Tra gli standard analizzati da Gioia, mancano le composizioni di Bud Powell e inoltre capolavori come "Along Came Betty," "Bernie's Tune," "Flying Home,"Four Brothers,""Just in Time," "Minor Swing," "You've Changed."

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