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Riscoprendo Sahib Shihab e altre gemme nelle ristampe Rearward
Arrivato in Europa con l'orchestra di Quincy Jones a cavallo tra il 1959 e il 1960, Shihab si stabilì in Scandinavia e poi trovò nella Francy Boland/Kenny Clarke Big Band [e nei combo meno numerosi in cui si poteva strutturare] le formazioni ideali per dare il giusto spazio alla propria personalità, sia al sax baritono che al flauto.
Queste nuove ristampe della Schema/Rearward consentono di riscoprirne ancora una volta il flessibile linguaggio improvvisativo e la capacità di muoversi in diversi mood [non a caso questi dischi sono spesso oggetto del desiderio campionatorio dei dj più sensibili al jazz di quegli anni].
The Sahib Shihab Quintet
Seeds
Schema/Rearward - distr. Family Affair
Valutazione: 4 stelle
In Seeds lo troviamo in compagnia di Boland e Clarke [a pianoforte e batteria, ovviamente], del vibrafonista Fats Sadi - che contrariamente al nome è un musicista belga - e di Jimmy Woode al contrabbasso, sostituito in due tracce da Jean Warland.
Aperto da un baritono danzante sopra il tappeto di percussioni che caratterizza la title-track, il disco immette subito l'ascoltatore in un clima di sensuale esplorazione degli orizzonti ritmici e melodici, che spaziano dal trequarti leggero e lounge di "Peter's Waltz" a swing serrati, dal languore di ballads al lume di candela all'ammiccante complicità di "Another Samba" [dove troviamo il leader al flauto].
Piccolo compendio di jazz leggero declinato tra immediatezza comunicativa e personalità solistica [anche negli episodi più prevedibili Shihab mantiene una bella personalità improvvisativa], Seeds è un lavoro di grande freschezza e eleganza.
Sahib Shihab
Companionship - Jazz Joint 2
Schema/Rearward - distr. Family Affair
Valutazione: 3,5 stelle
Chi volesse farsi un'idea più ampia della personalità del musicista, troverà nella raccolta Companionship un vero e prorpio catalogo delle virtù del nostro: come sempre sono compagni di avventura gli strumentisti della Clarke-Boland Big Band, in un arco di tempo che va dal 1964 al 1970.
Venti i temi raccolti in questo disco, molti originali, ma anche pescando dal repertorio di Dizzy Gillespie ["Con Alma"] o di Sinatra ["I'm a Fool to Want You], con la tromba di Benny Bailey o il trombone di Ake Persson ad affiancare Shihab nei bei momenti solisti: alla coesione della big-band da cui gli strumentisti provengono si aggiunge qui la particolare efficacia che la formazione ristretta offre, e si perdona qualche grossolanità ritmica - specie nelle incisioni più recenti - che non guasta l'energia globale.
Clarke-Boland Sextet
Music for the Small Hours
Schema/Rearward - distr. Family Affair
Valutazione: 3,5 stelle
Un altro gioiello da "ore piccole," come si affretta a chiarire anche il titolo del disco, è Music for the Small Hours, nel quale Shihab è impegnato solo al flauto: il repertorio scelto è di quelli che vanno dritti al cuore, con malizie latine dispensate a piene mani e intervallate da classici come "Lush Life," "Tin Tin Deo" o la bacharachiana "Wifes And Lovers".
Shihab maramaldeggia alla grande con il flauto, seducente e pigro quando serve, inquieto e sfuggente nei momenti ritmicamente più accesi, ottimo contraltare alla voce del contrabbassista Jimmy Woode che si assume la discrezione del crooning notturno. Completano la band di questo disco [che piacerà di certo ai fans dell'ultima ora di Mario Biondi] gli immancabili Clarke e Boland, il già citato vibrafonista Sadi e il percussionista Joe Harris. Preparate i cocktails!
Carl Drevo & The Clarke-Boland Big Band
Swing, Waltz, Swing
Schema/Rearward - distr. Family Affair
Valutazione: 3 stelle
Una ristampa piuttosto curiosa è poi quella di Swing, Waltz, Swing, che vede la Clarke-Boland Big Band assistere il tenorsassofonista viennese Carl Drevo in una di quelle imprese che fanno gelare il sangue nelle vene ai puristi più raffinati. Il valzer che swinga nel titolo è infatti proprio quello viennese, degli Strauss e di Lehar, quello da concerto di capodanno e addobbi floreali, jazzificato alla bisogna.
Tra Cavalieri della Rosa e la "By Strauss" Gershwiniana, tra "My Favorite Things" e una nuova versione di "Wifes and Lovers," con un plotone di improvvisatori davvero notevole [oltre a Shihab e ai consueti Bailey e Persson troviamo Sal Nistico al tenore, Dusko Gojkovic alla tromba, una gloria del jazz inglese come lo sfortunato Derek Humble al contralto], il disco riesce abbastanza miracolosamente a schivare il cattivo gusto e offre alcuni momenti molto pregevoli, specialmente nell'equilibrio complessivo. Piuttosto camp-cult la copertina!
Johnny Griffin
Lady Heavy Bottom's Waltz
Schema/Rearward - distr. Family Affair
Valutazione: 3,5 stelle
Tra i tanti incontri fortunati che la truppa Clarke-Boland ha intrecciato lungo gli anni Sessanta, quello con il recentemente scomparso Johnny Griffin, che imbracciò con il sestetto il proprio sax tenore nell'estate del 1968 in un programma molto soulful come si conviene all'occasione.
Apertura con una contagiosa "Foot Patting" di George Duvuvier, per proseguire con una "Please Send Me Someone to Love" dalla bluesyness incontenibile: Shihab, Bailey e Persson, oltre al consueto team ritmico, forniscono continue triangolazioni vincenti a "little giant," che mette in campo tutto il suo repertorio di frasi e energie. Non lo dimenticheremo!
Valdambrini-Piana Quintet
Afrodite
Schema/Rearward - distr. Family Affair
Valutazione: 4 stelle
La serie di ristampe si annuncia comunque ancora gustosa, con nuove uscite nei prossimi mesi dalla Rearward e degli archivi di Gigi Campi, lo storico produttore della Kenny Clarke & Francy Boland Big Band! Chiudiamo questo nostro piccolo special con una ristampa di un classico disco Vedette del jazz italiano degli anni Settanta, Afrodite del quintetto Valdambrini-Piana.
Due nomi imprescindibili del nostro jazz, quelli del trombettista Oscar Valdambrini e del trombonista Dino Piana, qui assieme al pianoforte [anche elettrico] di Oscar Rocchi [ma le note di copertina parlano poi di Sante Palumbo], al contrabbasso di Giorgio Azzolini e alla batteria di Tullio De Piscopo, per un programma composto interamente da sei originali dei due leader.
Si attraversano le atmosfere più diverse, dalla metrica variabile e le scale orientali di "Arabian Mood" allo swing rilassato di "Drums Atmosphere," dall'omaggio bop di "Parkeriana" alla bella "I due modi," che richiama il sound Blue Note del decennio precedente. La conclusiva title-track è un vero gioiello di gusto e di armonizzazione delle due voci. Davvero da riscoprire!
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