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Ralph Towner al Parco della Musica, Roma

Mario Calvitti By

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Ralph Towner
Parco della Musica
Roma
18.05.2018

Ralph Towner è un chitarrista dallo stile completamente unico e inconfondibile, sviluppato e affinato negli anni fino a un livello di assoluta maestria che fonde la tecnica classica con l'improvvisazione jazzistica, aggiungendo occasionalmente un tocco di Brasile. Nato come pianista nel segno di Bill Evans, Towner ha successivamente adottato la chitarra classica come strumento principale, trasferendo sulle sei corde le tecniche di armonizzazione introdotte da Evans sul pianoforte jazz, e sviluppando una capacità improvvisativa senza eguali. I suoi concerti in solo sono dei recital chitarristici straordinari per ricchezza ritmico-armonica, raffinatezza melodica e intensità emotiva, come testimoniano anche le numerose prove solistiche pubblicate da ECM nel corso degli anni fino all'ultimo lavoro uscito lo scorso anno, My Foolish Heart.

Il concerto romano, tenuto nel piccolo e raccolto Teatro Studio presso l'Auditorium, traeva molti dei brani in programma proprio da quell'album, a cominciare dal pezzo che gli dà il titolo, uno standard eseguito spesso anche da Evans, la cui interpretazione ha fornito lo spunto per l'arrangiamento di Towner. Tra gli altri brani eseguiti, tutte composizioni originali di Towner ad eccezione di un altro standard, "I Fall in Love Too Easily," ci sono "Saunter," "Blue as in Bley," "I'll Sing to You," "Pilgrim" e "Dolomiti Dance" tratti dall'album citato. Oltre a questi, Towner ha eseguito anche altri titoli del suo repertorio passato, come "Guitarra Picante" incisa con gli Oregon, il solenne "Anthem," il gioioso "If," il malinconico "The Reluctant Bride," e come bis il romantico "Tramonto" e il ritmato "Jamaica Stopover."

Di Towner colpiscono in modo particolare, oltre allo spiccato talento compositivo e al gusto per la melodia, il controllo totale della dinamica del tocco (ogni nota ha il suo giusto peso e articolazione), la capacità di accompagnarsi durante l'improvvisazione, il suo grande senso del ritmo (sempre implicito anche nelle pause), la grande espressività nei fraseggi. Tutti elementi che ha in comune con il suo grande maestro Bill Evans e che ha saputo trasferire su uno strumento, la chitarra classica, estremamente complesso da padroneggiare a questi livelli, e del quale può essere considerato a buon diritto uno dei massimi interpreti. Peccato solo per la rinuncia all'utilizzo della chitarra 12-corde, altro strumento di cui ha contribuito ad innovare la tecnica, ormai relegato a sporadiche apparizioni solo nei dischi realizzati in studio.

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