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Orange Room: Orange Room

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Freschezza, ispirazione da vendere, un'ariosa compostezza che solo certi [grandi] dischi sanno avere, le tre ance più talentuose del jazz di casa nostra, la capacità di metabolizzare un ventaglio ampissimo di ispirazioni e restituirle in una personalissima poetica, una tensione costante che stuzzica e nutre l'ascolto. Tanto basta per fare di Orange Room una delle cose migliori uscite di recente dalla nuova fucina del jazz italiano [e non solo nuova; e non solo italiano].

Il giochino del "somiglia a" questa volta ce lo [ve lo] risparmiamo. Si potrebbero citare Braxton e Roscoe Mitchell, Dolphy e Monk, Hemphill e Berne, Ellington e Mingus; si potrebbe tirare in ballo la scuola di Chicago [passata e presente], l'imprescindibile New York degli ultimi vent'anni, Amsterdam, forse anche Tokyo, Livorno di sicuro. Insomma, ci si potrebbe dilungare all'infinito in un profluvio [divertentissimo] di richiami e rimandi, a conferma che c'è sostanza; a conferma che in cabina di regia ci sono consapevolezza e piedi ben piantati in quel continuum che rende il jazz tanto diverso da tutte le altre musiche.

Architetto e arredatore della "stanza arancio" il baritonista livornese Beppe Scardino, titolare del sestetto e responsabile in toto di composizioni e arrangiamenti. Tutto suo dunque il merito dell'ariosa compostezza alla quale si faceva riferimento qualche riga sopra. Compostezza che in Orange Room non fa rima con pesantezza, ma che si traduce in attenzione ai dettagli, ricercatezza delle soluzioni ritmico-armoniche, pieno controllo del fluire della musica anche nei momenti di maggiore concitazione; un formalismo sapido indice di una prematura maturità.

E poi le tre talentuose ance: lo stesso Scardino, baritonista fenomenale, dotato di un'eloquenza a tratti travolgente ma capace di insospettabili romanticherie; Francesco Bigoni al sax tenore, caldo, corposo e avvolgente come un cognac d'annata; Piero Bittolo Bon al contralto, guizzante, ironico, luciferino, un po' Ornette e un po' Threadgill. Con loro Pasquale Mirra al vibrafono, elemento determinante nell'impasto sonoro e negli equilibri spazio-temporali del sestetto, Antonio "sua solidità" Borghini al contrabbasso e il proteiforme Federico Scettri alla batteria [attenzione! Talento cristallino].

Dall'urban mood di "Livorno" alla bruciante "Unexpected 27," dai molteplici incastri della composita "Orange Room Suite" alla braxtoniana "Venus," la scaletta non perde un colpo. Un gran bel sentire!


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Track Listing

1. Unexpected 27 - 5:48; 2. Rapina a mano disarmata - 6:05; 3. Orange Room Symphony - 13:19; 4. Kali Riko - 7:19; 5. Venus - 5:42; 6. If I Were Happy (I’d Write Love Songs) - 9:16; 7. Livorno - 7:15. Tutte le composizioni sono di Beppe Scardino.

Personnel

Francesco Bigoni
saxophone, tenor

Beppe Scardino (sax baritono); Francesco Bigoni (sax tenore); Piero Bittolo Bon (sax contralto); Pasquale Mirra (vibrafono); Antonio Borghini (contrabbasso); Federico Scettri (batteria).

Album information

Title: Orange Room | Year Released: 2010


About Francesco Bigoni

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