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Nuove ristampe della Blue Note

Ancora gustose ristampe della Blue Note, per documentare le opere più rappresentative del suo glorioso catalogo. Sono dischi diversi per lo stile e la qualità dei musicisti coinvolti; ma accomunati dalla presenza di ritmiche stellari e dall’essere un imprescindibile punto di riferimento per larga parte del jazz attuale. E, come valore aggiunto, la superba opera di rimasterizzazione da parte di Rudy Van Gelder, riconosciuto mago del suono del jazz.

Horace Silver Quintet

You Gotta Take A Little Love

Blue Note Records

(2007 - distr. EMI Italia)

Valutazione: 5 stelle

Iniziamo da quella più meritevole di essere segnalata all’attenzione del pubblico giovane e meno giovane; è il magnifico disco inciso nel 1969 dall’Architetto dell’hardbpop, sua maestà Horace Silver. Un’opera importante per (ri)assaporarne le non comuni doti di compositore ed arrangiatore, in quello che forse è l’ultimo grande capolavoro per la Blue Note.

Al suo fianco ancora una front-line di primissimo ordine, con il trombettista Randy Brecker ed il sassofonista Bennie Maupin; entrambi determinanti rispettivamente con flicorno e flauto nell’ampliare il tradizionale spettro sonoro del laboratorio silveriano, sino ad abbellirlo con trame più delicate e rarefatte.

Le superbe composizioni originali costituiscono l’altro piatto forte di questa gemma discografica, mirabile quintessenza del miglior hardbop; una botte di vino d’annata, che ci riporta intatta tutto un florilegio di toni, accenti, sonorità tra le più effervescenti del jazz moderno. A partire dal brano omonimo sino a “Brain Wave”, è un continuo, delizioso alternarsi di temi danzanti, pattern e melodie di ineguagliabile incisività ritmica.

Ed ancora assoli calibrati; cambi vorticosi di tempi e sonorità; sapori latino-americani. Con le forme e lo spirito del blues a far da tessuto connettivo di un percorso sonoro energico e vitale. Più che un disco, un manuale prezioso di hard-bop.

Johnny Griffin

Introducing

Blue Note Records

(2007 - distr. EMI Italia)

Valutazione: 4 stelle

Una infuocata “blowin’session”; si potrebbe definire così il primo disco (1956) da leader per la Blue Note del grande tenorista Johnny Griffin. La sua è una prova superba, condotta con il tipico eloquio possente, fluido e torrenziale, che ne ha fatto un autentico caposcuola. Almeno quattro sono le carte vincenti del disco: intenso interplay; mirabili assoli di grande vigore; diretta espressività del leader; una scaletta di brani di prim’ordine, in cui giganteggia l’incedere bluesy di Griffin, tanto incisivo quanto lucido e coerente nella costruzione swingante dell’assolo.

Una proposta avvincente, affrontata con classe e sincerità d’intenti, dall’alto di una sonorità piena e rotonda tanto nei ritmi più frenetici e concitati quanto nei tempi medi. E poi c’è la condotta strumentale al sax tenore davvero magistrale, che rimane un classico per la vis improvvisativa e la costruzione dell’assolo.

Da manuale pure l’interpretazione delle due ballad presenti nel disco, alla cui riuscita contribuisce non poco una ritmica d’eccezionale bravura: Wynton Kelly al pianoforte; Curly Russell al contrabbasso; e “dulcis in fundo” Max Roach. Che volere di più?

Stanley Turrentine

The Spoiler

Blue Note Records

(2007 - distr. EMI Italia) Valutazione: 2 stelle

Non si può dire lo stesso per il disco (1966) di Stanley Turrentine, qui a capo di una fantastica front-line mortificata da una proposta insipiente. Un disco pensato per raggiungere platee più vaste rispetto a quelle del jazz e che dimostra quanto le mode passeggere possano azzerare la creatività artistica.

Le atmosfere di “The Spoiler” ricalcano sostanzialmente quelle del disco inciso nel ’65 con Oliver Nelson. Ma purtroppo per Turrentine, qui manca l’impennata del genio, la svolta inattesa sul piano dell’arrangiamento, che possa rendere avvincenti tempi e climi risaputi.

Brani senza mordente, che spaziano tra “Sunny” e le atmosfere latine di “La fiesta”. C’è anche - e poco - spazio per il blues (“When The Sun Comes Out”) ed il jazz di “Lonesome Lover”, per dimostrare quanto di buono il gruppo avrebbe potuto realizzare, se stimolato con una proposta ben più pregnante. Per le ragioni sovra esposte, è un disco consigliabile solo ai fan più sfegatati del tenor-sassofonista statunitense.

Elenco dei brani:

You Gotta Take a Little Love: 01. You Gotta Take A Little Love; 02. The Rising Sun; 03. It’s Time; 04. Lovely’s Daughter (B. Maupin); 05. Down And Out; 06. The Belly Dancer; 07. Brain Wave. Tutte le composizioni sono di H. Silver.

Introducing: 01. Mil Dew (J. Griffin); 02. Chicago Calling (J. Griffin); 03. These Foolish Things (Strachey-Marvell-Link); 04. The Boy Next Door (Blane/Martin); 05. Nice And Easy (J. Griffin); 06. It’s Alright With Me (C. Porter); 07. Lover Man (Davis/Ramirez/Sherman); 08. The Way You Look Tonight (Kern/Fields); 09. Cherokee (R. Noble).

The Spoiler: 01. The Magilla (D. Person); 02. When The Sun Comes Out (Koehler); 03.La fiesta (A. Boza); 04. Sunny (B. Hebb); 05. Maybe September (Faith/Livington/Evans); 06. You’reGonna Hear From Me (A. Previn); 07 Lonesome Lover (M. Roach).

Musicisti:

You Gotta Take a Little Love: Horace Silver (pianoforte); Randy Brecker (tromba, flicorno); Bennie Maupin (sax tenore, alto, flauto); John Williams (contrabbasso); Billy Cobham (batteria).

Introducing: Johhny Griffin (sax tenore); Wynton Kelly (pianoforte); Curly Russell (contrabbasso); Max Roach (batteria).

The Spoiler: Stanley Turrentine (sax tenore), Blue Mitchell (tromba); Julian Priester (trombone); James Spaulding (sax alto, flauto); Pepper Adams (sax baritono); McCoy Tyner (pianoforte); Bob Cranshaw (basso elettrico); Michey Roker (batteria); Joseph Rivera (percussioni).

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