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Robin & The Woods: Moonfall

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Il cosiddetto rock progressivo nato e sviluppatosi negli anni '70 principalmente come fenomeno musicale che abbracciava un vasto numero di sottogeneri piuttosto che un movimento unitario è ancora più vivo che mai, come dimostrano non solo i numerosi progetti per ridefinirlo curati da produttori che al prog hanno dedicato tutto se stessi (come Steven Feigenbaum di Cuneiform e in anni più recenti Leonardo Pavkovic di Moonjune), ma anche i nuovi gruppi che continuano a sorgere rifacendosi apertamente all'estetica dei gruppi storici che ne sono stati gli esponenti più famosi.

E' questo il caso di un gruppo di cinque giovani francesi di Bordeaux, Robin & The Woods, che pubblicano questo Moonfall, il loro disco d'esordio realizzato in autoproduzione dopo qualche anno di gavetta entro i confini nazionali, senza nascondere le loro ambizioni di aggiornamento dei modelli da cui hanno scopertamente tratto ispirazione.

Il quintetto presenta una formazione abbastanza insolita, senza tastiere e con sassofono e flauto presenti contemporaneamente a fianco della chitarra di Robin Jolivet, autore insieme al sassofonista Jérôme Mascotto delle nove composizioni originali completamente strumentali contenute nel disco. L'iniziale "Collapse" definisce bene la cifra stilistica dell'album introducendone gli elementi portanti come la chitarra elettrica in primo piano sostenuta dai fiati. Il brano seguente "Cello Man" inizia in modo simile dando più risalto al flauto, e spostandosi poi su territori più decisamente rock con un assolo di chitarra pesantemente distorta. Si passa poi a una composizione più delicata, introdotta dalla chitarra acustica, che mostra un altro aspetto della musica del gruppo. Segue quello che probabilmente è il brano più ambizioso e complesso dell'album, una mini suite in tre parti dal titolo "Fractales," prima di terminare con gli ultimi due brani che completano il programma. Ritroviamo qua e là echi di King Crimson, scuola di Canterbury, Rock In Opposition, Art Zoyd, Magma e altri grandi classici del progressive, non semplicemente citati, ma presi a modello e perfettamente amalgamati nella musica del quintetto.

Il gruppo è protagonista di un debutto promettente, dimostrando di aver bene assimilato la lezione dei classici del genere, e di possedere una padronanza dei mezzi tale da permetterne una rilettura aggiornata, grazie a una scrittura che riesce a ben valorizzare il contributo di tutti gli strumenti e a integrare in maniera bilanciata le parti di improvvisazione. Il loro grosso merito è quello di saper proporre una musica che nonostante la derivazione da fonti ben note risulta comunque fresca e originale, abbastanza imprevedibile nei suoi sviluppi, in grado di passare da atmosfere morbide (generalmente affidate al flauto, ottimamente suonato da Alexandre Aguilera) a passaggi decisamente hard rock all'interno dello stesso brano, pur mantenendo sempre linearità e coerenza. Ascolto decisamente consigliabile soprattutto agli amanti di progressive e jazz-rock, e gruppo da seguire nei suoi futuri progetti.

Track Listing

Collapse; Cello Man; Dark Water Falls; Fractales - Ouverture; La Fabrique du Trouble - Fractales 2; Reflets sur l'eau qui dort - Fractales 3; Dying Stars Suicide Club; Eyjafjallajökull; Moonfall

Personnel

Album information

Title: Moonfall | Year Released: 2021 | Record Label: Grain(s) de Riz


About Robin Jolivet

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