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Le imprevedibili traiettorie della Rossbin
Proprio per questo motivo ci piace esaminare tutte assieme le uscite di questi ultimi mesi, proprio perché uno sguardo di insieme consente di evidenziare al meglio lo straordinario disegno che il catalogo dell'etichetta sta tracciando per gli appassionati più attenti.
Capita così che in questa analisi troviamo nomi storici come Enore Zaffiri o Alison Knowles, un pianista sommo come John Tilbury, accanto a artisti più giovani, ma altrettanto interessanti come il nostro Alessandro Bosetti - di cui la Rossbin pubblica, lo vedremo, il lavoro più coraggioso - o l'argentina Laura Andel. Un disegno ampio, che rafforza il valore e il ruolo delle musiche eterodosse nel difficile e saturo quadro generale, da leggere come spinta all'apertura mentale e al sostegno verso l'atto sonoro creativo.
Due parole anche sul nuovo packaging dei dischi Rossbin, una confezione anomala, vicina nelle dimensioni a un DVD, con un'elegante struttura in cartone appiattita dentro una busta di plastica, ma all'occorrenza sagomabile per una più bella "vista" nello scaffale.
John Tilbury
Barcelona Piano Solo
Rossbin
(2007)
Tra le uscite recenti, la palma del "capolavoro" spetta indubbiamente a Barcelona Piano Solo dello straordinario musicista inglese John Tilbury, storico membro di AMM. Strano a dirsi, data l'ampiezza e la varietà della sua carriera, ma si tratta del suo primo disco in piano solo completamente improvvisato; per l'occasione il musicista inglese dà fondo a tutta la fantasia e alla varietà tecnica di cui dispone.
Ecco quindi rincorrersi nei trentasei minuti della performance [registrata nel 2003 durante il festival "Improvisa"] suoni "puri", gocce precise, ma anche piccole evaporazioni dalla cordiera, delicatissime schegge percussive, il rapporto tra poche note che si anima progressivamente, il tutto attraversato da quello che possiamo tranquillamente definire un "romanticismo" del suono, ben sapendo che con Tilbury questa parola trova una asciutta e emozionante reinvenzione.
La lunga improvvisazione ha soprattutto il pregio di "respirare", di prendersi i tempi giusti, in una efficacissima via di mezzo tra il dilatarsi feldmaniano e il furore accumulativo di molte esperienze analoghe. Tilbury, con straordinario lirismo, ci invita a scoprire la natura del suono, la sua magia, lo lascia decantare, lo appoggia in grappoli dinanzi all'ascoltatore, ne svela le qualità perturbanti. Splendido.
Laura Andel
In::tension:.
Rossbin
(2007)
Dal piano solo si passa a un organico allargato con In::tension:. Della compositrice argentina Laura Andel, qui alla guida di una Electric Percussive Orchestra. Sono undici gli elementi dell'ensemble, alcuni dei quali particolarmente cari agli appassionati come il braxtoniano Taylor Ho Bynum [qui alla cornetta], il percussionista Andrew Drury o il notevole pianista Carl Maguire, per una strumentazione in cui emergono le chitarre, l'elettronica e le percussioni.
Nativa di Buenos Aires e approdata a New York all'inizio del millennio [qui ha conosciuto Elliott Sharp che ha mixato il disco], la Andel organizza con puntualità il materiale di questa sua composizione in sette parti, guardando con eguale interesse a sonorità colte e a influssi rock, utilizzando l'elettronica come elemento di continua de/contestualizzazione delle ipotesi tematiche.
Il lavoro, sulla carta interessante, è nel complesso però un po' rigido e privo di ironia, risultando un po' affannoso all'ascolto e forse [ad esempio lo spettrale dialogo tra tromba e pianoforte all'inizio della parte II è splendido] si sarebbe potuto giocare maggiormente sulle ambiguità che l'organico consente.
Enore Zaffiri
La voce ed il sintetizzatore
Rossbin
(2007)
Onore al merito all'etichetta per avere scelto di presentare, nel CD La voce ed il sintetizzatore, nove lavori del compositore torinese Enore Zaffiri, importante figura della scena elettronica e multimediale di casa nostra, fondatore dello Studio di Musica Elettronica di Torino. Presentate in ordine cronologico dal 1973 al 1981, le composizioni, che hanno durate variabili dai due minuti e mezzo al quarto d'ora, sono eseguite con intensità dalla voce Ellen Kappel e dallo stesso Zaffiri ai sintetizzatori Synthi A e Arp2600.
La fonte delle composizioni è quasi sempre letteraria, da Eliot a Kerouac, da Lamantia a Shakespeare, per terminare con il "Cantico dei Cantici" che dà il titolo al lavoro più recente. Il rapporto tra la voce e il sintetizzatore è di sfida reciproca: molto versatile la Kappel si muove su diversi registri espressivi, aggirandosi a volte in modo spettrale tra le scorie sonore, a volte polverose, spesso aliene/alienanti, disposte da Zaffiri sul suo cammino. Impegnativo, ma interessante, da un altro pianeta!
Alison Knowels - Taketo Shimada
Fluxsweet
Rossbin
(2007)
Si rimane in qualche modo sul "classico" con Fluxsweet, CD e DVD che presenta cinque lavori di Alison Knowles, artista concettuale legata al movimento Fluxus, ma anche legata a John Cage. Le performances da cui disco e DVD sono tratti sono del febbraio 2005 e vedono la collaborazione tra gli altri di Lary Miller, Taketo Shimada, Kirby Gooking, oltre a una versione solo audio di "Onion Skin Song" da parte di Tim Barnes.
È proprio "Onion Skin Song" a aprire le "danze", con le sue cipolle messe sotto plastica e appese nello spazio performativo per essere intese come partitura. "Flux Music Box", il lavoro più recente, concepito da Taketo Shimada come omaggio a Joe Jones, vede due bambini alle prese con l'esplorazione di strumenti giocattolo, mentre "Finger Exercise" di Larry Miller mantiene quello che il titolo promette, con diverse combinazioni di suoni e azioni digitali, dallo sfregamento allo schiocco a molto altro.
Le mani sono anche al centro di "Nivea Cream", in cui i performers si ungono le mani a lungo in prossimità del microfono per coglierne tutti i suoni. Il brano più longevo, "Danger Music #2" del grande Dick Higgins, vede la Knowles impacchettata a dovere e sottoposta all'opera di coiffage sonoro da parte di forbici e rasoio amplificati.
Le note che accompagnano il disco invitano prima a ascoltare il CD e poi a vedere il DVD, per apprezzare dapprima interamente l'esito sonoro e solo dopo andare a scoprirne i "segreti": la differenza in senso di ricezione è davvero molta: quelli che all'udito arrivano come suoni misteriosi e intriganti, alla prova video si rivelano performance un po' naïf e datate. E la lunga resa finale di "Onion Skin Song" da parte di Tim Barnes, chiude il cerchio con la giusta carica di ironica sensibilità. Strano ma vero!
Alessandro Bosetti
Il fiore della bocca
Rossbin
(2007)
Chiudiamo questa ricognizione delle uscite Rossbin con il lavoro più coraggioso e "disturbante", Il fiore della bocca del musicista Alessandro Bosetti, ormai totalmente dedito alla ricerca elettronica dopo essere stato tra i sassofonisti più avventurosi della nostra scena impro. In questo impegnativo progetto, commissionatogli qualche anno fa dalla Radio tedesca, Bosetti ha registrato la voce di alcune persone affette da problemi fisici e psichici [siano essi spastici, afasici o laringectomizzati] cui ha fatto sentire alcuni suoi lavori, per poi rielaborarne l'esito digitalmente.
L'esito - e lo è ancora maggiore per chi comprenda la lingua tedesca - è ovviamente molto forte, strutturato in quindici rapidi "quadri" cui è molti difficile rivolgersi da un punto di vista meramente sonoro, essendo profondamente coinvolto anche l'aspetto emotivo, la diversità, la difficoltà della comunicazione. Bosetti, essendo artista di straordinaria sensibilità, oltre che umanità, riesce a "maneggiare" il difficile compito con bravura, donandoci una riflessione a più livelli sulla fonazione, una sorta di glitch-music umana che ci mette di fronte alla profonda espressività dei nostri stessi limiti. Forte, ma notevole e, forse, necessario.
PS - Da alcuni mesi tutti i ricavi derivanti dalla distribuzione del catalogo Rossbin sono devoluti ad organizzazione che lavora con bambini disagiati e disabili in Perù. Un'altra caratteristica che rende la Rossbin una etichetta unica (ed imprevedibile) in Italia, e nel mondo.
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