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Irene Grandi - Stefano Bollani: Irene Grandi e Stefano Bollani

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L'avventura del duo Irene Grandi e Stefano Bollani inizia più di vent'anni fa, in un piccolo gruppo musicale chiamato La Forma. Così ricordano i due musicisti sul libretto del CD che li vede per la prima volta insieme in sala di incisione, eccettuato qualche precedente episodio isolato ("Silenzioso slow" di Giovanni D'Anzi sul CD Abbassa la tua radio o "È solo un sogno" di Paolo Benvegnù su Irenegrandi.hits).

Su Stefano Bollani c'è poco da dire, nel senso che si è già detto tutto il buono possibile ed ogni volta l'artista non fa che riconfermare l'assoluto talento per il piano (qui uno splendido Fender Rodhes) e la musica, o meglio "le musiche," dal jazz alla bossa nova, dalla classica alla contemporanea.

Siamo abituati a vedere Irene Grandi legata alla musica leggera pop-rock di largo consumo (ve li ricordate, quanti grandi successi radiofonici negli anni Novanta e Duemila?), ma alla brava interprete fiorentina bisogna riconoscere la capacità di aver spesso inseguito e trovato collaborazioni illustri (da Vasco Rossi ai Baustelle) e quella vena "rock" genuina che l'ha contraddistinta da tante altre belle voci che si sono susseguite negli anni senza lasciare il segno. L'abbiamo poi apprezzata molto di più in vesti "impegnate": ricordiamo, ad esempio, l'interpretazione di "Se sapessi come fai" (Luigi Tenco) al Tenco 2007 e certe esperienze saltuarie ma felici legate al jazz. È proprio in questa seconda pelle che la ritroviamo adesso, alle prese con un repertorio non totalmente nelle sue corde e quindi potenzialmente interessante.

Eccoli, Bollani e Grandi, con questo lavoro senza titolo (se non, appunto, nomi e cognomi degli artisti): 12 brani rimessi a nuovo per l'occasione nella veste piano-voce (pochi cori e poco altro ad opera di Bollani, compresa una curiosa "busta di plastica," ma sappiamo che tutto può essere musica nelle mani giuste). Un pot-pourri di cover (più l'inedito firmato Bollani/Grandi, "L'arpa della tua anima" e quello di Cristina Donà, "Come non mi hai visto mai", uno dei pezzi più riusciti) in parte eterogenee, senza un filo tematico apparente che sembri legare la scelta dei pezzi: da un classico di Steve Wonder a pezzi dei grandi brasiliani (Chico Buarque de Hollanda, Caetano Veloso, Vinicius de Moraes), fino ad autori pop/rock come Fabi e Donà.

Un po' di jazz, un tocco di bossa nova, un funky leggero: Bollani sa bene cosa vuol dire suonare e gli ingredienti di partenza sono vari e buoni. Apre le danze, in modo un po' spiazzante, una versione di "Viva la pappa col pomodoro" (celeberrimo brano dallo sceneggiato televisivo Gianburrasca, pezzo scritto dalla regista Lina Wertmuller su musica di Nino Rota); pianoforte narcotizzante, ossessivamente delizioso, pochi cori angelico-infernali, la Grandi che cura certi registri bassi che non sempre frequenta ma che assolutamente convincono (non convince forse la scelta del pezzo, così decontestualizzato spazio-temporalmente perde la sua forza storica, ma è un pregiudizio personale).

"A me piace 'o blues" di Pino Daniele è un divertente esperimento: naturalmente, non si può pretendere troppo dal napoletano di Grandi, che si fa invece apprezzare per la ricerca di note particolarmente pulite; e su un terreno scontato come quello di "For Once in My Life" di Stevie Wonder (scritta da O. Murdun e R. Miller), la performance di Irene è certo degna di nota: la chiave interpretativa in controtempo aggiunge freschezza a un brano abusato, che se affrontato con disattenzione può ricadere facilmente in inutili cliché. Non dispiace nemmeno "No Surprises" dei Radiohead, una versione forse non troppo ortodossa ma che restituisce al brano l'originale bellezza.

Se Bollani, sempre immenso, può spaziare senza problemi tra brani, generi, inclinazioni, Grandi ha chiaramente delle propensioni marcate che guidano la riuscita della sua bella voce. Poco sorprendentemente, verrebbe da dire, Irene dà il meglio di sé in brani come "Costruire" di Niccolò Fabi e nella citata "Come non mi hai visto mai" di Donà; una nota particolare a quest'ultima canzone, deliziosamente intelligente e femminile; tale "vestito," tenero e sfrontato, calza a pennello all'interprete, che qui si riavvicina al genere dai lei più frequentato, riuscendo non a caso a trovare una grinta diversa e vitale. Questi pezzi più facili, dove non si cerca eccessivo accanimento estetico, riescono paradossalmente meglio di altri in cui le doti tecniche ed i virtuosismi dei musicisti emergono maggiormente.

Soffermiamoci un istante sui brani brasiliani (immaginiamo ci sia tanto Bollani, in queste scelte, come dimenticare Carioca di qualche anno fa, musica da un altro pianeta?). Il pezzo più riuscito è "La gente e me," di Caetano Veloso, nella traduzione dell'indimenticabile Sergio Bardotti già incisa da Ornella Vanoni: travolgente, brioso, perfettamente nelle corde di Grandi, dove un Bollani in stato di grazia lascia il giusto spazio alla voce, pur mettendo tutto quel tanto che ha nelle dita, che è tantissimo.

Dopo il pezzo di Veloso, la versione migliore è "Roda viva" (Buarque de Hollanda), dove Bollani duetta con Irene e aggiunge un po' di brio ad una versione curata ma stanca. Non convincono fino in fondo "Medo de amar" (De Moraes) e "Olhos nos olhos/Occhi negli occhi" (Buarque de Hollanda): non si tratta di saudade, ma di qualcosa di impercettibile che non funziona...

Non è così evidente in questo disco l'atmosfera retro, da jazz club, che qualcuno ha osservato. Personalmente, penso che quello fosse l'intento, ma che tale intento non sia completamente riuscito. Se c'è una critica che può essere fatta è quella di non aver (ancora) definito una personalità precisa alla coppia artistica, una certa cifra stilistica che li renda inimitabili congiuntamente (come possono esserlo, nei rispettivi terreni pop e jazz singolarmente). Questo disco osa abbastanza, se visto dalla prospettiva Grandi, ma osa troppo poco da quella Bollani (che negli anni ci abbia "viziato" troppo?).

Forse atmosfere musicali più coraggiose e la scelta di canzoni diverse giocherebbero a favore di un potenziale espressivo di altissimo livello che nel complesso esce un po' sacrificato. Non sembra essere questa la formula definitiva della coppia artistica, che può crescere e che dal vivo funziona meglio che su disco. Forse un po' di esperienza live e nuovi pezzi potrebbero limare una ricerca stilistica che può senz'altro portare a qualcosa di interessante.

Non è un disco indimenticabile, ma fatte le dovute affettuose critiche, si lascia ascoltare piacevolmente.

Track Listing: 1- Viva la pappa col pomodoro (L.Wertmüller/N.Rota); 2- Ohlos nos ohlos / Occhi negli occhi (C.Buarque de Hollanda/Bollani/Grandi); 3- Dream a little dream of me (G.Kahn/F. Andre/W. Schwandt); 4- Costruire (N. Fabi); 5- Come non mi hai visto mai (cover della canzone di C.Donà/S. Lanza); 6- A me me piace ‘o blues (P.Daniele); 7- For once in my life (Murder/Miller); 8- L’ arpa della tua anima (Grandi/Bollani); 9- No surprises (Radiohead); 10- Roda viva (C. Buarque de Hollanda); 11- La gente e me (C.Veloso/S.Bardotti); 12- Medo de amar (V. de Moraes).

Personnel: Irene Grandi (voce); Stefano Bollani (Pianoforte Fender Rhodes, organo, busta di plastica, voce); Irene Grandi, Stefano Bollani e Chiara Rizzo, Roberto Lioli (in La gente e me) (cori).

Title: Irene Grandi e Stefano Bollani | Year Released: 2013 | Record Label: Cherrytown Records

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