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Intervista a Marc Texier, direttore artistico del Festival Archipel

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Archipel, rassegna ginevrina che giunge nel 2007 alla sedicesima edizione, si contraddistingue per il suo spirito di avventura a trecentosessanta gradi, che ha unito all’interesse per il gotha della creazione contemporanea (come Kurtág, Ligeti, Kagel, Berio, Ferneyhough, Stockhausen) un’attenzione spiccata verso le più intriganti alchimie escogitate nel campo dell’improvvisazione (Christian Marclay, Otomo Yoshihide, John Tilbury…), della musica concreta ed elettoacustica (François Bayle, Pierre Henry, Luc Ferrari…), senza risparmiarsi incursioni nel mondo delle installazioni sonore (Alvin Lucier, Christina Kubisch, Akio Suzuki…).

Quest’anno, nelle sale della Maison Communale de Plainpalais e nelgli studi della Radio Suisse Romande avranno luogo ben quindici prime esecuzioni assolute, tra le quali spiccano quelle di Giacinto Scelsi e Hugues Dufourt.

Al termine di un primo ciclo di concerti e conferenze dedicati a Giacinto Scelsi - con la partecipazione attiva della Fondazione Isabella Scelsi di Roma - , al quale verrà dato ampio spazio nei prossimi giorni, è giunto il momento di mettere a fuoco lo spirito e gli obiettivi del Festival con Marc Textier, che proprio quest’anno esordisce nella direzione, dopo aver collaborato per molto tempo con Radio-France e numerose riviste specializzate, oltre che con l’IRCAM (per il quale ha, tra l’altro, elaborato un ricco data base sui compositori contemporanei e ha realizzato un accurato progetto di webradio). Attualmente Marc Texier è responsabile della sezione di musica contemporanea «Voix Nouvelles» a Royaumont, sede di un’abbazia trecentesca non lontano da Parigi, che da molti anni costituisce un punto di riferimento per compositori e artisti da tutto il mondo, sia dal punto di vista della formazione, sia sotto il profilo della diffusione delle loro opere.

Nel 2006 le Edizioni Van Dieren di Parigi hanno pubblicato la raccolta di scritti sulla musica Moments passés, musique présente, da cui è estratto il suggestivo ricordo di Scelsi , inserito nel sito di Archipel.

Torniamo al Festival, concentrandoci sulla sua storia…

“Archipel nasce come continuazione e ampliamento del Festival Extasis, prodotto nella seconda metà degli anni ’80 dal Servizio per gli Spettacoli e per i Concerti della Città di Ginevra.

Qualche anno più tardi, su impulso della Città, è stata fondata un’associazione, che dal 1992 gestisce l’organizzazione della rassegna, affidandola a diversi direttori artistici, che si sono succeduti nel tempo: il primo è stato Philippe Albéra, già fondatore e direttore artistico dell’Ensemble Contrechamps, prestigiosa compagine musicale che non ha mai smesso di collaborare con il nostro festival; Jean Prévost ha guidato la rassegna per quasi una decina d’anni, fino al 2003; terminata la direzione di Bastien Gallet nel 2006, ho curato quest’anno la mia prima edizione del festival.”

Uno spazio molto ampio è dedicato a Giacinto Scelsi, con concerti affidati a interpreti di grande valore - come Arne Deforce, Ernesto Molinari, il New London Chamber Choir, il Quartetto di Torino -, mostre ed incontri con musicologi di prestigio (lo stesso Texier e Sharon Kanach) ed esponenti della Fondazione Scelsi (Nicola Sani, Luciano Martinis e Alessandra Carlotta Pellegrini). Ci riesce ovvio domandare da dove nasca quest’attenzione per un autore intorno al quale, dopo anni di oblio, l’interesse è diventato sempre maggiore da un decennio a questa parte.

”Scelsi, in effetti, è stato al centro della programmazione iniziale, ma va anche ricordato che sabato scorso i Neue Vocalsolisten di Stoccarda hanno interpretato la prima esecuzione svizzera di giovani autori come Johannes Schöllorn e Nadir Vassena; a partire da mercoledì la programmazione continuerà ad offrire spazio a autori delle ultime generazioni.

In ogni caso, ciò che intendo fare, nel prosieguo di questo festival e nelle edizioni future, è di focalizzare l’attenzione su autentiche problematiche musicali piuttosto che su temi che cambiano ogni anno.

Credo che ci siano tre aspetti della musica contemporanea su cui è necessario riflettere: innanzitutto, i collegamenti con il nostro passato recente, in quanto le cose sono cambiate, diventano decisamente più complesse, rispetto agli anni ’50 e ’60, in cui si era nella fase della “creazione”; oggi disponiamo di opere che, concepite dopo il 1945 sino, diciamo, alla fine degli anni ’80, costituiscono un repertorio, hanno una storia interpretativa e un ruolo preciso nella cultura musicale.

Molto spesso, però, sono state presentate in un’ottica militante o ideologica; si difendeva il serialismo oppure, contro di questo, la musica spettrale. Oggi la distanza temporale ha un po’ stemperato i contrasti, consentendo di riesaminare la storia in maniera più oggettiva e far scoprire personalità come quella di Scelsi, che nella metà degli anni ’50 scriveva una musica che era in antitesi rispetto a quella che si produceva all’epoca, ossia quella seriale. Ora la sua opera, riscoperta a partire dagli anni ‘80, può essere finalmente presentata in tutta la sua profondità e radicalità, nel contesto di una rilettura della storia, al di là dell’innegabile fascino che la persona di Scelsi tuttora emana.

Altro motivo d’interesse è il legame di Scelsi con la Svizzera: il suo linguaggio radicale è nato in qualche modo da queste parti, tra Losanna e Ginevra, dove è vissuto tra il 1939 e l’inizio degli anni ’50; di qui la volontà di presentare la sua musica in maniera sufficientemente completa, anche se non esaustiva, delle diverse sfaccettature del personaggio. Del resto in questi anni vi sono alcuni anniversari: nel 2005 ricorreva il centenario dalla nascita, l’anno prossimo sarà il ventennale della sua morte.

Cruciale è stata la collaborazione con la Fondazione Isabella Scelsi, una struttura dalla storia ventennale, ma sempre piuttosto “nascosta”, che solo recentemente ha raggiunto un dinamismo nuovo sotto la presidenza di Nicola Sani. Insieme si è potuto sviluppare un progetto originale, con la presentazione della produzione scelsiana degli anni ’30 e, in particolare, con la prima esecuzione mondiale di un brano di quel periodo, la versione per due pianoforti e gruppo di percussioni di “Rotativa”.

L’osmosi tra il suono e le altre arti (plastiche, visive, multimediali) è una delle caratteristiche più salienti della creazione musicale odierna, che si rintraccia anche nella programmazione.

”Questa è la terza delle problematiche cui accennavo, la prima, in realtà, in ordine di importanza: tutto ciò mi è apparso molto chiaro in occasione dei corsi di composizione che coordino presso la fondazione Royaumont, che richiama ogni anno giovani compositori da tutto il mondo (dall’Africa, dall’America del Sud, al Kazakhstan, al Giappone), i quali, spontaneamente, mettono tra parentesi la musica “pura”, per confrontarsi con altre forme di arte, molto sovente con il video, la danza, e, sempre di più, con il teatro (per quanto attiene la messa in scena, o il testo, o l’utilizzo delle luci).

Oltre ai lavori di maestri riconosciuti come Georges Aperghis e Vinko Globokar, si è voluto dare risalto anche alla ricerca portata avanti da molti giovani artisti, diretta verso esperienze e approcci extramusicali.

Non si tratta soltanto di comporre della musica da giustapporre alla danza o utilizzare come commento per un film; è molto di più: ciò che si persegue è una vera co-creazione artistica.

Quest’anno si presterà particolare attenzione al rapporto tra immagine e suono.

A questo aspetto sarà dedicata una sezione apposita, la Symphonie diagonale, denominazione che ho ripreso da un film diretto negli anni ’20 da Viking Eggeling, il quale dipingeva direttamente sulla pellicola una sorta di pittura astratta animata; pur non utilizzando suoni, descriveva il suo lavoro in termini musicali: parlava di “basso continuo”, di “orchestra verticale-orizzontale”, creando una sorta di “musica per immagini”.

A questo tipo di lavoro si sono interessati alcuni musicisti italiani, come Giomi, Pappalardo, Di Scipio e Ceccarelli, che, riuniti da Paolo Pachini, hanno realizzato una serie di opere contrappuntate da immagini, concentrandosi sul cinema astratto di Eggeling, Walter Ruttmann, Hans Richter, Laszlo Moholy-Nagy.

La collaborazione con Pachini non è una novità, del resto: con lui ho produtto nel 2003 a Royaumont, dopo un lungo lavoro preparatorio cominciato nel 1998, “An Index of Metals”, l’opera di Fausto Romitelli che ne rivelato le grandi qualità di videoartista; vorrei dare ulteriore risalto a queste sue capacità, che abbina a quelle di compositore e di produttore, grazie alle quali riesce a padroneggiare aspetti tecnici piuttosto complessi.

Mi piacerebbe mettere in scena, qui ad Archipel, la “Descrizione del Diluvio”, ispirata da Leonardo, frutto della collaborazione tra Pachini e Mauro Lanza, che sarà presentato l’anno prossimo, in coproduzione, a Lione, e verrà ripreso alla Monnaie di Bruxelles e a Royaumont: è un grande spettacolo della durata di un’ora, con otto schermi, sei cantanti e sei percussioni.

In questa edizione, presenteremo un giovane videoartista ventisettenne, Julien Taride, che è musicista di formazione e ha notevole familiarità tanto con l’immagine quanto con il suono. Sarà, infine, dedicato spazio agli Hörspiel di Stefano Giannotti (la cui forza visiva ed evocatrice è tale che nel suo caso si può parlare di “cinema senza immagini”) e alle opere radiofoniche create da quattro vincitori del concorso Luc Ferrari). Un altro artista che si pone all’incrocio tra la musica e le arti plastiche è il canadese Jean-François Laporte, chi inventa nuovi strumenti e scrive pezzi per questi ultimi, creando installazioni sonore collegandoli con computer e compressori.

In futuro la mia intenzione è quella di focalizzare l’attenzione sul rapporto fra la musica e la coreografia”.

Emerge dunque la volontà di conferire ad Archipel un carattere peculiare, nettamente differenziato rispetto a manifestazioni analoghe.

”Ci sono molte rassegne in Europa, come “Ars Musica” a Bruxelles, “Présences” a Parigi, “Musica” a Strasburgo; però, salvo qualche eccezione, come Musique en Scène a Lione, trovo che, a partire dalla fine degli anni ’80, i festival non sappiano più portare a compimento la loro missione, ossia quella di far vivere la creazione musicale, non limitandosi a riproporre opere del passato, ma sforzandosi piuttosto di trovare giovani autori, prendendosi il rischio di farli eseguire, di commissionare loro nuovi lavori (rischio che un’orchestra non prenderebbe di sua iniziativa).

Vorrei che qui a Ginevra si ritrovi questo spirito di rischio, facendo emergere le nuove leve del contesto cosmopolita odierno: i compositori dell’ultima generazione giungono da San Salvador, così come dalla Romania, dalla Colombia e dalla Cina (paese dal quale sono usciti numerosi artisti, specialmente dopo i fatti di Tien an Men), laddove negli anni settanta gli autori provenivano essenzialmente dall’Europa Occidentale, dal Giappone e dall’America del Nord”.

Quest’anno Scelsi, in passato Michael Lévinas e Emmanuel Nunes, tra gli altri: non è facile resistere alla tentazione di chiedere se in futuro sarà mantenuta la formula del percorso monografico.

”E’ una questione sulla quale mi interrogo anch’io. La monografia si incentra sulle grandi personalità, dal prestigio consolidato, quindi, in una certa misura, sulla rilettura del passato, più o meno recente. Si può parlare di musica in mille maniere, facendo riferimento a periodi, o a movimenti, creando spazi per il confronto.

Se si presentasse l’occasione, comunque, vorrei organizzare una monografia su Donatoni: dispiace che, dopo la sua morte, molta della sua musica per ensemble, o anche per orchestra, sia eseguita raramente; sarebbe interessante presentare alcuni lavori di questo grande compositore, alla cui presenza nei concerti ha nuociuto una certa situazione di saturazione, forse dovuta ai numerosi musicisti che, essendo stati suoi allievi, hanno adottato uno stile di scrittura analogo al suo”.

Non meno importante, però, l’attenzione riservata alla musica elettronica sperimentale.

“In questo ambito si situa il concerto coprodotto con l’AMEG (l’Associazione per la Muisca Elettroacustica di Ginevra), che vedrà all’opera alcuni giovani artisti, orientati verso un raffinato lavoro di mixaggio, sulla linea tracciata da Pierre Schaeffer.

I polacchi Seweryn Scibior e Jakub Ciupinski operano in un contesto lievemente differente, lavorando sul campionamento. Si ascolterà un lavoro, costruito partendo da frammenti di Sinfonia di Luciano Berio, che è essa stessa un montaggio di frammenti di varie opere: verrà quindi realizzato una specie di montaggio sul montaggio”.

Le prime mondiali di spicco, peraltro, non mancano.

Oltre alla première della versione per due pianoforti e gruppo di percussioni di “Rotativa”, scritta da Giacinto Scelsi negli anni ’30 (ma riscoperta solo recentemente), e alla prima esecuzione integrale del ciclo pianistico di Hugues Dufourt, coprodotto con il Festival d’Automne di Parigi, ricordol’omaggio reso da Jacques Lenot a Ligeti e il concerto dedicato dall’Ensemble Vortex a opere strumentali, elettroniche e miste realizzate da autori nati fra il 1976 e il 1981, provenienti da diverse nazioni (Canada, San Salvador, Colombia, Argentina, Francia e Svizzera).

Immaginiamo che siano diversificate le fonti da cui reperire le risorse necessarie per sostenere un simile sforzo organizzativo ed economico.

“Le commissioni sono rese possibili grazie alle istituzioni pubbliche straniere (presenti in Francia, in Germania, ma non in Italia), alle società per i diritti d’autori (come la SUISA svizzera, la SACEM francese e la GEMA tedesca), oltre alle fondazioni private che hanno capito l’importanza di personalizzare il sostegno finanziario per i giovani autori, e, in alcuni casi, alle medesime formazioni musicali che interpretano i loro brani.

Le sovvenzioni al nostro festival provengono principalmente dalla Città di Ginevra, dalle autorità cantonali e dalla fondazione Pro Helvetia (che si occupa di commissionare brani ai compositori svizzeri), nonché dalle co-produzioni, che non solo portano un aiuto economico diretto, ma anche collaborazioni artistiche e possibilità di circolazione dei progetti.

Tra queste organizzazioni cito il MIA, un importante studio di musica elettroacustica di Annecy - il cui festival, a novembre, riprenderà il concerto dell’Ensemble Vortex - e l’Ensemble Contrechamps (che si è occupato del concerto presso la Radio della Svizzera Romancia, dedicato a Scelsi), senza dimenticare l’Ensemble Vocale Séquence (che verserà proprie sovvenzioni, ossia metà del cachet dei musicisti, per l’esecuzione dei brani in programma, tra cui "In-Dir" di Stefano Gervasoni), il Centro Internazionale di Percussioni CIP e il Conservatorio di Ginevra.

Visita il sito del Festival Archipel.

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