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Gilad Atzmon: In Loving Memory of America

AAJ Italy Staff By

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Ci si può sempre aspettare di tutto da un personaggio eclettico, impegnato politicamente e fuori le righe com'è Gilad Atzmon (clicca qui per leggere una sua intervista). Che infatti seguita a sorprendere, presentando ora splendidi dischi di etno-jazz impregnati di politica come Exile e MusiK, divertissement critici come Artie Fishel and the Promised Band, e ora questo "omaggio" carico di malinconia alla musica di cui si era infatuato da adolescente: gli standard americani.

Fu infatti Bird, racconta nel libretto Atzmon, a "metterlo al tappeto, in una notte particolarmente calda di Gerusalemme," quando, diciassettenne, lo udì per radio suonare "April in Paris". Fu così che il giovane Gilad si innamorò tanto del jazz, quanto dell'America. Da allora ne ha fatta di strada ed è meno ingenuo: fuggito da Israele per l'impossibilità di dialogo che regna tra ebrei e palestinesi, è oggi molto critico della cultura che fiorisce sotto la bandiera a stelle e strisce, non crede più né nel jazz come "arte rivoluzionaria," né nell'America come "terra promessa". E tuttavia, qualcosa di quel suo "sogno americano" - durato anni - Atzmon lo porta ancora con sé, sebbene in forma stravolta, e perciò ripresenta con qualche ironia, ma anche grande maestria, a suo modo i brani che lo avevano così entusiasmato. Affiancandoli a una serie di sue composizioni in parte già note, ma qui riproposte in forma decisamente diversa dal passato.

La presenza, in alcune tracce, di un quartetto d'archi tanto è un omaggio proprio a Bird, quanto rimanda ad un altro disco celebrativo degli USA: American Dream di Charlie Haden, del 2002, che è interessante confrontare con questo di Atzmon. Ne emergono tanto un sentimento comune, quanto una ben diversa malinconia critica: molto più acida quella del sassofonista ebreo, che screzia con il Fender di Harrison e il basso elettrico di Sirkis le atmosfere degli archi ed interviene al contralto con durezza. Esemplare, da questo punto di vista, la porteriana "What Is This Thing Called Love," decisamente stravolta e a momenti straziante, mentre nella galeotta "April in Paris" Atzmon si esprime invece parkerianamente sullo sfondo degli archi, con un'espressività agrodolce e stralunata.

Ottimi, come sempre, i compagni di strada, con una menzione particolare per Frank Harrison, bravo a passare dal Fender al pianoforte, con il quale si mette in luce anche con alcuni ottimi soli.

Un disco curioso e difficile da etichettare, fatto di strani chiaroscuri, ma complessivamente molto interessante. Come sempre Atzmon.

Track Listing: Everything Happens To Me; If I Should Lose You; musiK; What Is This Thing Called Love; Call Me Stupid, Ungrateful, Vicious and Insatiable; I Didn't Know What Time It Was; In The Small Hours; Tu Tu Tango; April In Paris; In Loving Memory Of America; Refuge.

Personnel: Gilad Atzmon: saxophones, clarinet; Frank Harrison: piano; Yaron Stavi: bass; Asaf Sirkis: drums; Sigamos String Quartet: Ros Stephen: violin, Emil Chakalov: violin, Rachel Robson: viola, Daisy Vatalaro: cello.

Title: In Loving Memory of America | Year Released: 2009 | Record Label: Enja Records

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