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Il jazz italiano per le terre del sisma 2022

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Il jazz italiano per le terre del sisma 2022
L'Aquila
Varie sedi
3-4.9.2022

Era il 2015 quando con un'iniziativa provvidenziale, ideata da Paolo Fresu e caldeggiata da varie istituzioni, si decise di portare il jazz all'Aquila distrutta dal sisma. Fu un'edizione eroica, entusiasta, affollatissima, un'invasione pacifica da parte di un corpo estraneo in una città transennata, buia, puntellata, per gran parte inagibile. Eppure è anche per manifestazioni come questa se L'Aquila ha ricominciato a vivere, se oggi si presenta con rinnovate risorse economiche e con un tessuto urbano quasi totalmente ristrutturato. Soprattutto l'edilizia privata è stata consolidata e restaurata con criteri filologici, suppongo, ma poco audaci: i palazzi e anche gli edifici più modesti hanno subito un maquillage forse fin troppo uniforme e lezioso con quel giallino chiarissimo degli intonaci, che si discosta ben poco dal bianco della pietra calcare usata nelle parti lapidee. I cantieri sono ancora aperti per il recupero di molte chiese ed edifici pubblici, fra i quali il teatro, ma particolarmente encomiabile è l'attivazione di due istituzioni notevolissime, che non si può perdere l'occasione di visitare, come il MUNDA Museo Nazionale d'Abruzzo (in attesa di tornare alla sede originaria del Forte Spagnolo) e il Maxxi L'Aquila, propaggine dell'istituzione romana di arte contemporanea.

Non si pretende di fare qui una dettagliata recensione musicale degli oltre cinquanta concerti che si sono succeduti su una dozzina di palcoscenici allestiti nel centro storico aquilano: alcuni più piccoli e appartati, oltre al main stage in Piazza Duomo per le sfilate dei concerti serali. Si spera piuttosto di rendere l'idea del fermento collaborativo e dell'atmosfera d'incontro che si respirava. L'edizione di quest'anno de "Il Jazz Italiano per le terre del sisma," partita il 27 agosto da Camerino, purtroppo ancora in condizioni disastrose, è giunta a L'Aquila per i due giorni conclusivi dopo la quarta edizione del Cammino solidale attraverso le quattro regioni colpite dal terremoto dopo quello dell'Aquila. Il tema programmatico quest'anno era incentrato sul centenario della nascita di due personaggi imprescindibili, che apparentemente non hanno molto in comune fra loro: Pier Paolo Pasolini e Charles Mingus. Il repertorio e lo spirito sfaccettato di quest'ultimo sono stati rivisitati con diversi approcci da alcuni dei gruppi presentati.

Il contrabbasso di Silvia Bolognesi e il violino di Emanuele Parrini, confermando il loro affiatamento, hanno ripercorso la vena orgogliosa ma anche il versante più malinconico e lamentoso del maestro di Nogales. La contrabbassista senese era anche la leader della Fonterossa Open Orchestra, che ha ripreso le tracce di Mingus Mingus Mingus Mingus Mingus, fondamentale LP del 1963. La conduction della Bolognesi ha coordinato un'interpretazione variegata da parte di questa larga formazione comprendente un'elevata quota rosa e alcuni solisti di valore. Fra increspature frastagliate, parti compatte e unitarie, sezioni vocali, assoli stringati, la performance è sfociata con un crescendo avvincente in "Better Git It in Your Soul," in cui si è messo in evidenza il tenore trascinante dell'ospite Pasquale Innarella Quartet.

Anche il concerto del "Furious Mingus" del Furio Di Castri Quintet era ovviamente incentrato sulla musica mingusiana. Gli arrangiamenti, rispettosi ma con risvolti di audace innovazione, hanno conferito un organico sviluppo ai brani, mettendo in luce soprattutto gli interventi brucianti della tromba di Giovanni Falzone e di Fabio Giachino alle tastiere, affiancati dalle ance più meditative di Achille Succi.

Pier Paolo Pasolini è stato invece omaggiato da una serie di altre proposte, a cominciare dal progetto "Le nuvole di Pier Paolo," ideato da Daniele Sepe e interpretato da un ottetto in cui, oltre al tenore barbieriano del sassofonista napoletano, spiccavano la tromba di Flavio Boltro, il bandoneon di Daniele di Bonaventura, a cui però non è stata concessa la dovuta visibilità, e soprattutto la voce espressiva di Emilia Zamuner che ha tenuto la scena dall'inizio alla fine, dimostrando di trovarsi pienamente a suo agio nell'ambito del canto popolare, in dialetto napoletano o romanesco.

Da un lato più jazzistico e dall'altro più concettuale si è rivelato il percorso imbastito dalla PPP Pig Band, vale a dire il Robert Bonisolo Quartet per l'occasione integrato dalla voce recitante di Anna Zago. Il significativo contributo di quest'ultima, su testi autobiografici di Pasolini che mantengono tuttora la loro attualità, è stato contornato da un contesto jazzistico in cui ha svettato il tenore del leader.

Due maestri veterani del jazz italiano, Enrico Rava e Franco D'Andrea, erano impegnati in coraggiosi duetti con esponenti dell'attualità, ben più giovani e di diversa appartenenza estetica. Alla musica improvvisata, liquida, ponderata, osmotica, proposta dal sodalizio ormai collaudato fra il pianista meranese e l'elettronica di Dj Rocca [clicca qui per leggere una recente intervista a D'Andrea relativa alla collaborazione con Dj Rocca], che hanno intrecciato sonorità e trame solo apparentemente contrapposte, ha fatto riscontro il percorso più discontinuo e ondivago intrapreso da Anais Drago, al violino ed elettronica, e dal flicorno di Rava, incontratisi qui per la prima volta. In questo caso sembrava che fosse soprattutto la violinista a dare le coordinate del dialogo, partendo da una sua visione compositiva; l'esperienza improvvisativa di Rava, supportata dall'indispensabile capacità d'ascolto, ha comunque permesso il suo inserimento con un fraseggio attento e pertinente.

Fra le tante presenze pomeridiane accolte fuori dal main stage cito solo i due quartetti che si sono succeduti il 4 settembre nella raccolta Piazza Santa Margherita. Il Michele Polga Nica Quartet ha proposto original e brani storici dedicati a Pannonica Rothschild, musa e mecenate di alcun jazzisti americani intorno alla metà del secolo scorso. Oltre alla pronuncia rotonda ed essenziale del sax del leader si è potuto apprezzare la voce cangiante e ben articolata di Camilla Battaglia.

Il Caterina Palazzi "Sudoku Killer," attivo da molti anni, ha ripercorso i propri original, d'annata o recenti, improntati ad un'atmosfera da fumetto noir, concretizzata innanzi tutto dagli andamenti contrastati e spigolosi pilotati dalla contrabbassista-leader, ma anche dalla esposizione rumoristica, coriacea e corrosiva del sax di Sergio Pomante e della chitarra di Giacomo Ancillotto.

I concerti costituivano la parte preponderante di una manifestazione composita e propositiva, coordinata dalle varie associazioni di categoria aderenti alla Federazione Nazionale del Jazz Italiano, oggi presieduta da Ada Montellanico. Ma il palinsesto comprendeva anche tante altre iniziative: numerose premiazioni, laboratori di diversa natura... Il main stage è stato condotto nelle due serate dalle presentazioni di Alessandra Cafiero, puntuali, a volte acrobatiche (quando si doveva prendere tempo per il cambio palco) e sempre dialoganti coi musicisti e gli organizzatori. La conclusione ha visto gli esponenti di tutte le categorie coinvolte radunati sul palco per una foto d'assieme che potrebbe fare concorrenza a quella storica scattata da Art Kane ad Harlem nell'estate del 1958. C'erano tutti. Dai direttori artistici di questa edizione (Riccardo Brazzale, Claudio Filippini, Francesco Mariotti) alla triade annunciata per il 2023 (Roberto Ottaviano, Francesca Corrias, Fausto Savatteri), dalle maestranze tecniche allo staff organizzativo della logistica, da alcuni dei musicisti ai responsabili dell'ufficio stampa...

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