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Don Karate: I Dance To The Silence

Neri Pollastri By

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È il primo album di un batterista, ma tra gli strumenti impiegati manca la batteria; è un lavoro in solitudine, ma a nome di una formazione che suona in trio; pur essendo un solo album, è realizzato con la compartecipazione di numerosi musicisti; infine, esce su un supporto, l'audiocassetta, che quasi nessuno può oggi ascoltare (sebbene con le tracce audio scaricabili dalla rete). Basterebbero queste caratteristiche extramusicali per riconoscere in I Dance To The Silence i tratti genialoidi di Stefano Tamborrino, autore di questo singolarissmo lavoro di Don Karate.

Come detto, non si tratta qui del Don Karate che suona ormai un po' in tutta Italia e che vede accanto al batterista fiorentino Pasquale Mirra e Francesco Ponticelli, bensì di un lavoro prodotto dal solo Tamborrino, nel corso di un tempo piuttosto lungo (ce ne parlava già nella sua intervista del 2016), registrando idee musicali poi prodotte con qualsiasi cosa gli capitasse per le mani—tastiere di quando era ragazzino, flautini, percussioni, giocattoli, ovviamente la voce—e poi riorganizzati con l'elettronica. Fino a mettere assieme dieci brani dal gusto abbastanza indescrivibile.

Sì, perché se è giusta la definizione che ne dà lo stesso Tamborrino—"canzoni, in fondo sono solo canzoni..."—anche perché la voce è presente in molte di esse (ma in modo sempre piuttosto singolare), è anche vero che non si capisce bene che genere di canzoni siano: pop, hip hop, house, ambient? Certo non jazz! Per quanto, se è jazz—e quanto acclamato!—The Comet is Coming, allora perché non dev'esserlo questo, che ha suoni più nitidi, infinitamente più varietà e autentiche storie da raccontare?

D'altronde, ascoltando con attenzione (e un po' di pazienza, lo dico da ascoltatore inadatto ai loop e ai ritmi dance) ci si rende conto che c'è davvero molto Don Karate in questo album (infatti è suo nome, risponderebbe Tamborrino...), nelle atmosfere elettriche e surreali, nei cambi di scena, nelle sorprese e nei ritmi, anche se mancano i suoni dei due abituali compagni (Ponticelli c'è in due tracce, ma anche lì solo per registrare e produrre quanto suonato da Tamborrino, così come gli altri musicisti che compaiono nelle diverse tracce). E c'è anche, ben presente, l'impronta iconoclasta che il batterista porta in Hobby Horse, uno dei gruppi più interessanti oggi sulla scena.

E quello che colpisce, andando oltre alle sonorità e ai ritmi improbabili, è l'incredibile varietà di scenari e invenzioni, oltre alle sorprendenti doti vocali di Tamborrino—peraltro già apprezzate qua e là in Hobby Horse e nel progetto su Hendrix dei Giovani Leoni. Cosicché, a dispetto di un primo impatto che respinge l'ascoltatore jazz (non necessariamente "purista"), alla fine brani come "House Argento" e la title track, oppure divertissement come "Plinsky," surreale talking in francese, si scoprono essere più che apprezzabili.

Miracoli del genio.

Track Listing: Intro; Apnea; House Argento; Plinsky; Supernova; Fukin’ Miracle; Luginde; Interludio 3; West Slide Story; I Dance To The Silence.

Personnel: Stefano Tamborrino, Francesco Morini (1, 5, 8, 9), Francesco Ponticelli (2, 3), Martino Lega (4), Dan Kinzelman (6), Riccardo Onori (7), Renato Cantini (10): strumenti vari, oggetti, elettronica.

Title: I Dance To The Silence | Year Released: 2018 | Record Label: Rous Records

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