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Festival di Cultura e di Musica Jazz - XV Edizione

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Spazio Officina - Chiasso (CH) - 05-11.02.2012

"Conosci Johnny Staccato?". Questo curioso interrogativo era il sottotitolo, il manifesto programmatico della XV Edizione del Festval di Cultura e Musica Jazz di Chiasso. Per chi non lo conoscesse, Johnny Staccato era un pianista jazz, investigatore a tempo perso, protagonista di una serie di telefilm diretti da John Cassavetes.

Jazz e noir, dunque. Ambiti stilistici da sempre intriganti e complementari. Anche se, a dire il vero, le tracce di noir presenti al festival erano più di carattere grafico - visuale (le locandine, il materiale promozionale, i suddetti telefilm proiettati nello spazio dedicato ai concerti) che non di carattere musicale.

Il programma del festival era comunque di tutto rispetto, degno di una manifestazione che intende celebrare il traguardo della quindicesima edizione (complimenti e auguri!). C'erano molti musicisti italiani (il quartetto di Francesco Cafiso, il quartetto di Cristina Zavalloni, la Staccato Big Band), la stella americana (il trio di Joshua Redman), uno spazio per i musicisti di casa (Grand Mother's Funk), una serata - quella che abbiamo seguito - dedicata alla Francia, il paese europeo attualmente più interessante per il jazz.

Il primo a salire sul palco è stato il trio del trombonista Glenn Ferris, francese d'adozione e grande camaleonte musicale (le sue collaborazioni spaziano da Frank Zappa a Stevie Wonder, da Steve Lacy ai Duran Duran). A Chiasso il trombonista era in compagnia di Bruno Rousselet al contrabbasso e Erdie Oodom alla voce, ed ha presentato una serie di brani di sua composizione ispirati alle strutture armoniche degli standard, ma interpretati con una sensibilità assolutamente contemporanea ed una buona dose di ironia. Un concerto lieve e godibile, sempre permeato da un profondo senso melodico, e che nonostante un ricorso eccessivo agli unisoni, non ha mai ceduto al virtuosismo fine a se stesso.

Il piatto forte della serata era comunque costituito dal poderoso Bailador Quintet di Michel Portal, con il fido Bojan Zulfikarpasic a pianoforte e Fender Rhodes, Scott Colley al contrabbasso, Nasheet Waits alla batteria, e il talento emergente Ambrose Akinmusire alla tromba. L'inizio di concerto è problematico. Il primo brano - potenzialmente splendido - è notevolmente sminuito da una bilanciatura dei suoni non ottimale, e Portal è visibilmente contrariato. Nel corso del secondo brano tuttavia i suoni vengono rapidamente sistemati e altrettanto rapidamente il sorriso spunta sulle labbra del clarinettista. Da quel momento in poi, il concerto è una vera delizia per le orecchie. Composizioni vecchie e nuove (da "Max Mon Amour" a "Bailador") si susseguono in una vorticosa danza di emozioni e paesaggi sonori. Portal, che per l'occasione affianca ai consueti clarinetto basso e sax soprano, anche il sax alto, suona da par suo e dirige il gruppo con cenni decisi che ricordano Miles Davis. Il pianista Bojan Z sviluppa sulle ottave fitte tessiture, Scott Colley e Nasheet Waits sono una macchina poliritmica poderosa. Un po' sottoutilizzato Ambrose Akinmusire, che ci è parso leggermente spaesato nei brani storici di Portal, assai complessi e certo piuttosto distanti dalle sue abituali frequentazioni musicali. Nei brani a lui più familiari (ricordiamo che il trombettista ha partecipato all'incisione dell'album Bailador), il trombettista ha comunque offerto spunti solistici memorabili.

Dopo un concerto così, il jazzofilo è felice e non ha bisogno d'altro. Il programma del festival proponeva il pop contaminato della cantante Hindi Zahra, più indicata per un pubblico lounge e di bocca buona. Sorvoliamo. La nostra serata si è conclusa sulle ultime, meravigliose, note del concerto di Portal.

Foto di Roberto Cifarelli.

Altre foto di questo festival sono disponibili nelle gallerie dedicate ai concerti del Glen Ferris Trio e del Michel Portal Bailador Quintet

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