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Elliott Sharp: Concert in Dachau

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Quel che Elliott Sharp, ebreo, figlio di un sopravvissuto all'olocausto, possa aver provato nell'esibirsi a Dachau non è dato sapere. Di certo, e le note di copertina ne sono testimonianza eloquente, l'ombra minacciosa del vicino campo di sterminio, eterno monumento al male assoluto, deve aver suscitato nel chitarrista newyorchese riflessioni profonde sulla natura umana e sulla sciocca ciclicità della storia.

Detto questo - doverosa premessa -, non vale la pena addentrarsi oltre in oziose speculazioni su quanto la musica registrata al Cafe Tuefelhart nel maggio del 2007 possa essere figlia di quel particolare stato d'animo. Basti sapere che gli oltre 73 minuti registrati a Dachau sono quanto di meglio pubblicato da Sharp dai tempi di The Velocity of Hue, e proprio di quel disco (Emanem - 2003) rappresentano la naturale, meravigliosa, evoluzione.

Medesimo lo strumento, la fedele chitarra elettroacustica, anche se, rispetto alle precedenti registrazioni in solo, la durata dei brani si è dilatata a dismisura, oltre 25 minuti il più lungo. All'interno di ciascuna traccia, spiega Sharp nel booklet, sono confluite più composizioni, mentre le parti di raccordo sono ovviamente improvvisate.

Il risultato sono quattro monumentali, fluide, esplorazioni in cui l'arte del maestro downtown splende fulgida come non mai; esplorazioni che si nutrono delle solite suggestioni blues, di psichedeliche sublimazioni vagamente kraut, frenetici turbinii di tapping, slide-raga orientaleggianti (il sognante finale del secondo brano), passaggi in fingerpicking alla John Fahey, nebulose di caos e piogge di armonici. A rendere ancora più imprevedibile il programma, e qui sta l'evoluzione rispetto al passato recente, contribuiscono il supporto del laptop e di una loop station, elementi creativi perfettamente calati nel flusso, mai inutili orpelli o corpi estranei al divenire della performance. I loop, in particolare, giocano un ruolo essenziale nell'allargare i confini del possibile: riscattati dal banale ruolo di basi sulle quali improvvisare, Sharp li elabora, rielabora e trasforma con genio creativo.

In un programma senza cedimento alcuno, meritano una citazione i 7 minuti e mezzo del bis, un incredibile blues in cui Blind Willie Johnson e Mississippi Fred McDowell si aggirano sbigottiti per le vie della New York di inizio secolo.

Chiudete gli occhi, e che il viaggio abbia inizio.

Track Listing

Dachau 1; Dachau 2; Dachau 3; Dachau Encore.

Personnel

Elliott Sharp
guitar, electric

Elliott Sharp: electroacoustic guitar; laptop.

Album information

Title: Concert In Dachau | Year Released: 2008 | Record Label: Intakt Records


About Elliott Sharp

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