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Autunno/Inverno Indie!
Woven Hand
Ten Stones
Sounds Familyre
2008
Valutazione: 4 stelle
Partiamo da Woven Hand, il progetto di David Eugene Edwards [16 Horsepower] che esplora con una buona dose di elettricità terreni che dalle argille folk digradano verso fratture rock di ancestrale aggressività. Ten Stones, con le sue dieci, intense, canzoni, è un disco che sta facendo parlare di sé e, come spesso accade in questi casi, pur non innovando particolarmente, è il giusto punto di riconoscimento di una poetica definita e ricca di tensioni cui è difficile restare indifferenti.
Visionario, epico, dalla maestosa "The Beautiful Axe" alla conclusiva "His Loyal Love", passando addirittura per una rilettura di "Quiet Nights 0f Quiet Stars" [la "Corcovado" jobimiana], coadiuvato da un'ottima pattuglia di collaboratori come il chitarrista Emil Nikolaisen o Elin Smith, Edwards racconta ed evoca un'umanità a volte rabbiosa a volte disillusa, ma la cui energia è difficile da fiaccare, come accade spesso nella letteratura del sud degli Stati Uniti. Su brani come "White Knuckle Grip" sembra di sentire l'odore di polvere e il suono di un predicatore in lontananza. Questa è l'America!
Okkervil River
The Stand Ins
Jagjagwar
2008
Valutazione: 3,5 stelle
Molto atteso, non delude nemmeno il nuovo lavoro degli Okkervil River, The Stand Ins, che giunge dopo il grande successo di The Stage Names, di cui costituisce non solo il seguito, ma il completamento, provenendo dalle medesime sedute di registrazione. Forse poteva essere più asciugata, ma è certo che questa nuova cretura di Will Sheff e Jonathan Meiburg [ormai però dedito completamente agli Shearwater] è fatta per piacere.
Le canzoni, un indie-rock immediato e talvolta ammorbidito da accenni soul, sono spesso azzeccate [pensiamo all'inziale "Lost Coastlines" o all'irresistibile "Starry Stairs"], cariche di ironia - che l'ascoltatore non anglofono e non "iniziato" rischia di non cogliere - e di rimandi interni di un senso della narrazione vivido e originale. La riflessione di Sheff abbraccia la fama, il rapporto con il pubblico, le difficoltà di reggere lo star-system e si conclude con un brano dedicato a Bruce Wayne Campbell, misconosciuta e fallimentare star del glam rock, precocemente morta di aids. Un disco a più piani di lettura dunque, davvero godibile.
volcano!
Paperwork
Leaf - distr. Goodfellas
2008
Valutazione: 3,5 stelle
Gran bel gruppo i volcano!, che sin dall'esordio del 2005, con Beautiful Seizure hanno catturato l'attenzione di critica e ascoltatori: trio di Chicago guidato dal cantante e chitarrista Aaron With, riesce a fondere rock e improvvisazione, immediatezza pop e ricerca formale, firmano ora le undici tracce di Paperwork, volutamente più asciutte e immediate.
Volendo descrivere la musica dei volcano!, non si può non sottolineare il fitto intreccio tra ritmi serrati e graffianti zampate chitarristiche, con un trattamento vocale che ricorda in certi momenti i Radiohead, sebbene su coordinate emotive molto diverse e più convulse. Aggressività e immediatezza, un briciolo di vanità intellettuale e ironia convivono così in piccole gemme come "Africa Just Want to Have Fun", come nella teatralità di una "Slow Jam". C'è chi li addita come il migliore gruppo in circolazione e chi invece li trova un po' sopravvalutati. Secondo noi la verità sta nel mezzo, ma pende decisamente dalla parte dell'ottima musica e dell'ottima energia sonora.
The Uglysuit
The Uglysuit
Quarterstick Records - distr.Self
2008
Valutazione: 3 stelle
Vengono invece da Oklahoma City e sono giovanissimi, gli Uglysuit, con la loro fresca miscela di pop-rock a 360 gradi [capace di indurirsi e di aprirsi a suggestioni folk con la stessa spensieratezza] che compone l'omonimo disco di debutto. Amore, energia, un po' di ingenuità che è però anche la forza delle canzoni.
Tutto già sentito e tradizionale, chiaramente, ma cose come "Chicago", "Brad's House" o "Everyone Now Has a Smile", nella loro semplicità, sono di quelle che mettono il buonumore e che non fanno togliere il CD dal lettore. Magra consolazione direte voi, ma di questi tempi, e in ambito pop, è pur sempre un valore. Crescete bene, Uglysuit!
The New Year
The New Year
Touch&Go
2008
Valutazione: 3 stelle
Dopo l'esperienza Bedhead, i fratelli Matt e Bubba Kadane hanno intrapreso con The New Year un intenso progetto di songwriting che giunge ora all'esito discografico di quattro anni di lavoro: questo disco omonimo e di poco più di mezz'ora di musica, malinconica e schitarrosa, è costruito con sapienza, anche se chi non segue particolarmente questa scena potrebbe trovarsi un po' annoiato.
A dispetto della scarna eleganza delle dieci canzoni, si ha l'impressione di una certa uniformità espressiva e la narratività che i testi portano con sé è inevitabilmente sacrificata all'ascoltatore distratto. Classici.
Stars Like Fleas
The Ken Burns Effect
Talitres - distr. Goodfellas
2008
Valutazione: 4 stelle
Ci spostiamo a Brooklyn con gli Stars Like Fleas, band in cui gli appassionati di jazz troveranno nomi conosciuti come l'arpista Shelley Burgon o il trombettista Matt Lavelle [ma tra gli ospiti fanno capolino anche Trevor Dunn e Kyle Bruckmann] e che con The Ken Burns Effect fanno decisamente centro, tanto da suscitare, specie per le loro esibizioni live, l'entusiasmo di colleghi e di webmagazine di tendenza come Pitchfork.
In questo lavoro la band ottiene un fantastico mix di pop, sperimentazione, tensioni folk, complessità e ingenuità, dimostrando che è possibile tracciare dei percorsi efficacissimi nel cuore stesso dei generi, senza perdere un'oncia di appetibilità, ma anzi cogliendo dai rami della musica americana i frutti più colorati per una macedonia davvero saporita. Tra bruitisme e songwriting, tra free jazz e psichedelia da camera, consigliatissimo.
Ralfe Band
Attic Thieves
Talitres - distr. Goodfellas
2008
Valutazione: 3,5 stelle
Sempre dalla stessa etichetta, la Talitres, giunge anche il nuovo lavoro della Ralfe Band, composta principalmente da Oly Ralfe e da Andrew Mitchell. Attic Thieves, così si chiama questo disco, è cesellato in punta di penna sulle coordinate proprie alla band inglese, quasi te le cantassero mentre si viaggia su un carro in mezzo alla natura, un po' sballottati, ma dolcemente in sintonia con ciò che circonda e, quel che è meglio, senza fretta.
Tre quarti un po' stonati, umori e profumi di feste in lontananza, la luce di un tizzone che potrebbe essere caduto da una sigaretta o dagli occhi di una bella gitana, Ralfe Band disegna una volta ancora una immaginaria colonna sonora che ha una sua primigenia e infalliible malia. Nostalgici.
Essie Jain
The Inbetween
Leaf - distr. Goodfellas
2008
Valutazione: 3 stelle
Una voce femminile, quella di Essie Jain, londinese in trasferta nella Grande Mela: dopo essersi fatta conoscere in primavera con We Made This Ourselves, il secondo disco The Inbetween la vede maturare uno stile semplice e diretto, che bene si addice a quelo stato di indeterminatezza che la stessa artista definisce "quello spazio in cui le cose non sono ancora pronte per passare allo stadio successivo, ma non possono essere forzate […] tra due mondi, uno dietro e uno di fronte. Ma è molto bello, in qualche modo, quasi magico, come una specie di sospensione nella capacità di vedere lo spazio di luce verso cui ti stai dirigendo ".
Guidate dal pianoforte della stessa Jain, oltre che dalla chitarra di Patrick Glynn e con l'apporto di strumentisti che ne arricchiscono i colori, le canzoni di questo disco si svolgono tra pop delicato e lirismo quotidiano, nulla che non si sia già abbondantemente sentito e metabolizzato, ma l'artista ha una bella voce e mantiene un senso di intimità nelle melodie che la fanno sentire familiare e non banale.
Emily Jane White
Dark Undercoat
Talitres - distr. Goodfellas
2008
Valutazione: 3 stelle
Discorso più o meno analogo possiamo fare con Emily Jane White, artista che sembra aderire in modo piuttosto evidente al modello Cat Power e i riferimenti al blues classico che già troviamo nella "Bessie Smith" di apertura sono comunque filtrati attraverso il setaccio di ottant'anni di levigatura popular.
La voce della White, che si accompagna con chitarra e pianoforte [e in alcuni brani è supportata da basso e batteria] è screziata al punto giusto e di certo il tempo passato in Europa ne ha anche ampliato in alcuni dettagli lo spettro interpretativo, ma non ce la sentiamo nemmeno in questo caso di gridare al miracolo [le note per la stampa riportano giudizi anche troppo lusinghieri], anche se la canzone "Wild Tigers I Have Known" è stata poi utilizzata nella colonna sonora del film omonimo del bravo regista indipendente Cam Archer.
The Castanets
City of Refuge
Asthmatic Kitty
2008
Valutazione: 4 stelle
Ci si sposta in territori di avant-country visionario e ossessivo con City of Refuge dei Castanets di Ray Raposa, qui in compagnia di ospiti illustri come Sufjan Stevens o Scott Tuna dei Boxhead Ensemble. Formato da composizioni brevi e a volte spiazzanti, ipnotiche e a volte dissonanti, il disco possiede un certo fascino che è difficile provare a razionalizzare in qualche maniera.
Registrato principalmente in una stanza di Motel nel Nevada, City of Refuge proietta Will Oldham in uno spaghetti-western lisergico, come una radio desertica che cerca di sintonizzarsi su stati d'animo che sembrano rotolare sui sassi aridi, uscendone squarciata e in preda agli ultimi ronzii. Se il gioco vi piglia, è un disco notevole! E intanto la neve comincia a scendere...
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