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Peter Brötzmann Chicago Tentet: At Molde 2007

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C'è un che di cabalistico ed esoterico in un tentetto che compie dieci anni. Lo strano fenomeno si è verificato nel 2007 (purtroppo per gli amanti della cabala non nel 2010), quando Peter Brötzmann e il suo Chicago Tentet hanno spento le dieci candeline. E per festeggiare degnamente il traguardo, il barbuto sassofonista teutonico ha deciso di pubblicare per la Okka un live set registrato a Molde, Norvegia, in quello stesso anno.

Dieci anni di Chicago Tentet, dunque, dieci anni di vita per una delle più significative creature di quella scena, scomposta e frastagliata quanto si vuole, che ruota attorno alla figura di Ken Vandermark: Vandermark lo "scopritore" di Brötzmann, che da alcuni anni ha trovato una nuova dimensione e un nuovo pubblico oltre oceano, e di Joe McPhee, altro riemerso e ricollocato; Vandermark l'uomo Okka Disk e Atavistic Records (etichetta che sta meritoriamente riproponendo la radical impro europea degli anni Sessanta e Settanta agli ascoltatori americani); Vandermark che ha unito Chicago alla Scandinavia, "patrocinando" le carriere di gente come Mats Gustafsson e Paal Nilssen-Love (membri inamovibili della formazione); Vandermark il prolifico, l'instancabile. Potrà sembrare strano parlare tanto diffusamente del sassofonista di Chicago in occasione dell'uscita di un disco che, nominalmente, appartiene a qualcun altro, ma non bisogna sottovalutare la natura profondamente collettiva della band in questione e la capacità che il Tentet ha di riassumere in sé molte delle caratteristiche peculiari (incroci e situazioni) della scena poc'anzi evocata.

Detto questo, veniamo al disco, che offre, come i precedenti, un saggio esplosivo delle potenza di fuoco del tentetto. Tre i mostruosi brani in scaletta, tutti a firma Brötzmann: il più lungo a sfiorare i quaranta minuti, il più breve di poco sopra i dieci. Insomma, un programma impegnativo, che si muove tra passaggi di delirio collettivo, gestito con la necessaria lucidità, e improvvisi ricompattamenti, magari attorno a riff brucianti tipici di una certa Chicago (ancora Vandermark, giacché il marchio di fabbrica è suo). Non mancano nemmeno alcuni attimi di minacciosa distensione, che di solito precedono implacabili crescendo. Un po' Globe Unity e un po' Machine Gun (l'accostamento col capolavoro di Brötzmann è fin troppo facile), il Chicago Tentet si conferma una delle band più vive e problematiche (in senso positivo) che sia capitato di ascoltare negli ultimi anni, roba da scottarsi le orecchie.

Tra i tanti che si distinguono lungo i 73 minuti del disco, oltre al solito, inesauribile, leader, una menzione speciale la meritano la doppia ritmica formata da Paal Nilssen-Love e Michael Zerang, a tratti entusiasmanti nel dettare i tempi del sabba (ascoltare, per credere, il finale di "Step by Step"), e il trombone dell'ospite Johannes Bauer, che, chiamato a rimpiazzare Jeb Bishop (assente giustificato), si ritaglia un ruolo da assoluto protagonista.

Un altro centro pieno.

Track Listing

1. Ten by Ten - 39:06; 2. Little by Little - 11:52; 3. Step by Step - 22:57. Tutte le composizioni sono di Peter Brötzmann.

Personnel

Joe McPhee
woodwinds

Joe McPhee (pocket trumpet, sax tenore e trombone a pistoni); Peter Brötzmann (sax tenore, tarogato); Kent Kessler (contrabbasso); Michael Zerang (batteria); Johannes Bauer (trombone); Per Ake Holmlander (tuba e trombone a cilindri); Fred Lonberg-Holm (violoncello); Mats Gustafsson (sax tenore e baritono); Ken Vandermark (sax tenore e clarinetto); Paal Nilssen-Love (batteria).

Album information

Title: At Molde 2007 | Year Released: 2010 | Record Label: Okka Disk


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