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Jason Moran: Artist in Residence

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Abbiamo spesso parlato in queste pagine di Jason Moran, tra i pianisti più significativi della sua generazione, tanto più interessante in quanto si muove spesso in territori fortemente codificati. In Artist In Residence Moran ha riunito e "montato" alcuni estratti di tre commissioni ricevute nel 2005, rispettivamente dal Lincoln Center, dal Walker Art Center di Minneapolis e dal Dia:Beacon.

Il rapporto del pianista con le altre arti - il cinema ad esempio è una delle sue grandi passioni - è ben conosciuto e da questi progetti emerge anche il rapporto vivo con le arti figurative e performative, qui in particolare con le figure dell'artista concettuale Adrian Piper e di Joan Jonas.

Come sempre più accade con Moran, a maggior ragione in un progetto così composito, troviamo nel disco un po' di tutto: dalle atmosfere hip-hop dell'iniziale "Break Down" al consueto sguardo alla tradizione classica con "Cradle Song" di Carl Maria Von Weber e la voce lirica della moglie di Moran, Alice, in "Milestone", le radici afroamericane con "Lift Ev'ry Voice And Sing" e quelle western di "Arizona Landscape", l'inserimento nel tessuto sonoro di elementi "altri" come voci registrate, percussioni, rumori, a riprova della continua tensione dialettica a più piani sottesa alla musica.

Ci sono cose che funzionano e altre che funzionano meno [la differente origine delle varie composizioni spiega solo in parte un certo senso di disomogeneità che accompagna l'ascolto]: i brani per solo piano sono quelli più immediati, mentre a quelli in "duo" con la Jonas manca evidentemente l'essenziale componente visuale, la riflessione sul ring shout di "RAIN", con il quartetto Bandwagon accresciuto dalla tomba di Ralph Alessi e dalle percussioni di Abdou Mboup, è davvero notevole, mentre risulta del tutto inutile, se non fastidioso, il rumore della matita sulla carta che accompagna "Cradle Song".

Se l'utilizzo della voce registrata della Piper consente a Moran di proseguire quella ricerca sulla parola che già avevamo trovato in precedenti lavori, non ha molto senso il brano cantato - pur bene - dalla moglie; il disco diventa così un po' un'altalena di livelli e di congruità in cui non riesce molto facile sintonizzarsi appieno.

Vanno riconosciuti comunque una volta ancora a Jason Moran il coraggio e l'onestà artistica di raccontarsi con tutti i mezzi a disposizione, di assecondare una tensione creativa che richiede continui stimoli e che restituisce preziosi momenti. Il progetto è ambizioso, l'esito comunque interessante, l'artista di livello eccelso.

Track Listing

Break Down; Milestone; Refraction 2; Cradle Song; Artists Ought to Be Writing; Refraction 1; Arizona Landscape; Rain; Lift Every Voice; He Puts on His Coat and Leaves.

Personnel

Jason Moran: piano; Tarus Mateen: bass; Nasheet Waits: drums; Ralph Alessi: trumpet; Marvin Sewell: guitar; Alica Hall Moran: vocals; Abdou M'boup: African drums; Joan Jonas: percussion.

Album information

Title: Artist In Residence | Year Released: 2006 | Record Label: Blue Note Records


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