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Altri/Ritmi 2009 – Un anno di suoni mutanti e di colorate esplorazioni

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Puntuali come il cambio degli armadi, le ricognizioni di Altri/Ritmi su quanto di meglio - o di più interessante - ha offerto la scena indie e elettronica sono ormai un appuntamento fisso per orientarsi nella marea delle uscite - o dei downloading - in scenari sonori che continuano a interessare molti ascoltatori, anche quelli del jazz. Ecco dunque il nostro stagionale viaggio attraverso alcune delle uscite che hanno caratterizzato gli ultimi mesi.

Vladislav Delay

Tummaa

Leaf - distr. Goodfellas

Valutazione: 4 stelle

Sicuramente tra i dischi più belli dell'anno, il nuovo lavoro di Vladislav Delay [il finlandese Sasu Ripatti, noto anche come Luomo, ultimamente riscopertosi batterista nel bellissimo disco del Moritz Von Oswald Trio] ha tinte intime e dettagliate che seducono al primo ascolto. Con il contributo di Craig Armstrong al pianoforte e di Lucio Capece a sassofono e clarinetto, rielaborando elettronicamente i materiali sonori prodotti, Delay spalanca paesaggi di dolente bellezza, perennemente tagliuzzati da scorie stranianti.

Cose come l'iniziale "Melankolia" - che si avvolge attorno a una struggente frase di pianoforte - o la più materica "Toive," sono solo alcuni dei punti nei quali il fuoco della ricerca di Ripatti [artista di intelligenza rara, capace di non perdere mai di vista una fondamentale organcità di forme e contenuti] si accende con lingue scintillanti. È una sorta di tribalità astratta e aliena quella che agita i suoni di questo Tummaa, da danzare in luoghi solitari o dentro l'anima. Che non è poi la stessa cosa?

The Raah Project

Score

Summer Dawn - distr. Family Affair

Valutazione: 3,5 stelle

Tra le cose migliori del periodo anche questo lavoro del duo australiano The Raah Project, che va a inaugurare una nuova etichetta italiana, la Summer Dawn. Score è un ottimo disco che rispolvera le migliori intenzioni downtempo, confezionandole con un arrangiamento jazzato e orchestrale particolamente sontuoso e giocato sugli archi. Se l'iniziale "Dawn to the Night" suona un po' come Sting che cede alle lusinghe della Cinematic Orchestra, il lavoro procede invece con la progressiva introduzione di ulteriori elementi e suggestioni.

Specialmente le punteggiature ritmiche, mai banali, nonché l'utilizzo di forme vocali rap accanto al tradizionale approccio confidenziale, fanno del disco un variegato ambiente musicale dietro i cui sontuosi drappeggi si nascondono stanze abitate da creature sfuggenti e inquiete. Tra le cose più belle certamente "DoRyan," che spiazza e seduce come attraversare Bristol 15 anni fa con la nebbia. Difficile da classificare, e questa volta è davvero un pregio.

Califone

All My Friends Are Funeral Singers

Dead Oceans

Valutazione: 3,5 stelle

Sul versante indie-rock quest'autunno si è segnalato per il ritorno dei Califone di Tim Rutili, che pur non distaccandosi troppo dal sound che gli conosciamo, con All My Friends Are Funeral Singers mettono in pratica un costante e disagevole slittamento dei canoni tradizionali. Le consuete coordinate del paesaggio sonoro americano, fatto di danze folk, di ruvidi incontri e di dolcissimi distacchi, vengono deformate sistematicamente con i sapori del ferro e del legno, con una ambiguità rurale e al tempo stesso fatta di scarti urbani

L'iniziale "Giving Away the Bride" è un piccolo gioiello che lascia presagire un percorso deliziosamente accidentato, anche se già a partire dalla successiva "Polish Girls" il cantautorato di Rutili rientra in binari più prevedibili. Ma non mancano altre accensioni, come "1928" o come la schiettezza di una "Bunuel" che sembra appesa fuori dal tempo. Con le sue quattordici tracce, che scorrono secondo una linea cinematografica molto cara al leader, questo lavoro non lascerà insoddisfatti i fans della band e si conquisterà più di qualche nuovo ammiratore. Se lo meritano.

The Black Heart Procession

Six

Temporary Residence - distr. Goodfellas

Valutazione: 3 stelle

Torna anche il suond scuro dei Black Heart Procession di Pall Jenkins e Tobias Nathaniel: gli ingredienti sono noti e partono da un mood dark e depressoide per aprirsi a una ritualità quasi pagana, smozzicata a mezza bocca lungo strade polverose, un po' come se Leonard Cohen e Nick Cave si trovassero a fare i predicatori per viuzze secondarie del Midwest.

Si intitola semplicemente Six questo nuovo lavoro, attraversato da un mood noir che un po' seduce e un po' stufa, un po' impolvera l'anima e un po' la fa tossire pepite di carbone. Come spesso accade in questi casi, se ci si fa acchiappare si rischia l'infatuazione, ma compessivamente ci sembra un disco per chi già ha il cuore addolcito [e, ovviamente, nero] e che quindi non potrà che struggersi per cose come "Drugs" o [ottima] "Liar's Ink". Gli altri, specie se già intristiti dall'autunno, gireranno prudenzialmente alla larga.

William Fitzsimmons

The Sparrow and the Crow

Groenland - distr. Audioglobe

Valutazione: 2 stelle

Piuttosto convenzionale e quindi deludente anche The Sparrow And The Crow di Wlliam Fitzsimmons, dischetto che dietro l'apparente semplicità [pochi accordi di piano o qualche arpeggio di chitarra acustica] e la suadenza di una voce fragile, nasconde invece una sostanziale mancanza di idee. Per quanto cuore puro e animo candido si possano avere, molte delle canzoni del disco non le perdoneremmo a nessuno e non sarà certo la confezione indie-bucolica a trarre in inganno gli ascoltatori. Peccato.

Brown and the Leaves

Landscapes

Redbirds - distr. Audioglobe

Valutazione: 3 stelle

Per trovare qualcosa di meglio conviene decisamente spostarsi dalle parti di casa nostra, dove incontriamo il friulano Mattia Del Moro, celato sotto la sigla Brown and the Leaves. Landscapes è un piacevolissimo lavoro di cantautorato folk lieve e cantato in lingua inglese, morbido e sussurrato come lo sanno sussurrare i Kings of Convenience [non a caso anch'essi geograficamente sbilanciati fuori tradizione].

Si potrebbe discutere a lungo sul peso che l'evidente derivatività della proposta fa gravare sull'esito complessivo, così come su una certa uniformità di scrittura che sembra evitare ogni accidentalità con una cura un po' eccessiva, ma l'ascolto è complessivamente piacevole e decisamente adatto all'autunno.

Kiddycar

Sunlit Silence

RaiTrade - distr. Edel

Valutazione: 3 stelle

Italiani anche i Kiddycar [targati Arezzo], elegante creatura di fragile pop elettronico vestita, guidata dalla voce suadente di Valentina Cidda. Gli elementi base della loro musica attingono sia dalla scena glitch mitteleuropea [con tutto il conseguente armamentario di straniamenti avant/vintage e digital/analogue] che a incursioni cantautoriali di varia provenienza.

Ne esce un disco particolarmente affascinante in superficie e curatissimo, tutt'altro che banale e ricco di idee, ma nel quale forse la scrittura deve ancora trovare una sua cifra, un segno che la contraddistingua. Come infatti andiamo riflettendo e ripetendo da diversi anni, nel momento in cui l'elemento canzone rimane al centro dell'idea musicale, è proprio a partire dalla struttura stessa di questo elemento che si può giocare quello scarto che spiazza e rinnova. I Kiddycar sono sulla buona strada.

Breakestra

Dusk Till Dawn

Strut - distr. Audioglobe

Valutazione: 3,5 stelle

Una vera e propria botta di funky con il ritorno del collettivo di Los Angeles, Breakestra: il loro invito a ballare Dusk Till Dawn rischia di essere preso dannatamente sul serio grazie a un sound che sintetizza con naturalezza il funk classico di stile James Brown con i nervosismi hip-hop delle generazioni successive, passando per sensualità blaxploitation e derive dancefloor.

Si perdona il fascino un po' vintage di molti brani a questa nuova avventura di Miles Tackett e soci, specialmente perché il mood complessivo è così sincero e diretto che non mancherà di scaldare zampe e glutei di più di qualcuno. Let's groove!

AA.VV.

Tru Thoughts 10th Anniversary Box / Tru Thoughts Covers

Tru Thoughts - distr. Family Affair

Valutazione: 4 stelle

Grandi e meritate celebrazioni per la Tru Thoughts, etichetta che nel 2009 ha tagliato il traguardo del decennale e dei ducecento dischi pubblicati. Per celebrare l'etichetta di Bristol è uscito questo bel triplo box [un disco dedicato alle tracce downtempo, uno a quelle da club e un terzo di inediti] che ripercorre il meglio della produzione della label.

Ritroviamo così nomi come Quantic, Alice Russell, Bonobo, Nostalgia 77, così come Lizzy Parks e Kylie Auldist, in una vera e propria festa di ritmi e nu-soulness, secondo la ricetta dell'etichetta, che ha saputo in questo decennio fondere ottimamente le immediatezze della black music con la visionarietà psichedelica e le nuove cornici formali dell'elettronica.

A conferma della versatilità della Tru Thoughts, consigliatissimo è anche Tru Thoughts Covers, che raccoglie alcune riletture di brani altrui apparse nel catalogo di questo primo decennio: si va dai Nostalgia '77 con Alice Russell che riprendono "Seven Nation Army" dei White Stripes [brano altrimenti divenuto indigeribile per l'uso calcistico!] alla Quantic Soul Orchestra alle prese con "Hold It Down" dei 4Hero. Ma si segnalano anche le originali versioni di "Sexual Healing" da parte della Hot 8 Brass Band e di "Smooth Criminal" di Micheal Jackson da parte di J.Viewz.

Buon compleanno, Tru Thoughts!

AA.VV.

Impossible Ark - A Compilation

Impossible Ark

Valutazione: 3,5 stelle

Restando da quelle parti, altra raccolta consigliata è Impossible Ark: A Compilation, che presenta una ottima selezione di brani dell'etichetta del produttore Ben Lamdin [Nostalgia '77], progetto che vuole testimoniare la vivacità di una scena jazz londinese fortemente ibridata con le sonorità latin, quelle hip-hop e le elettricità nu-jazz.

Se i nomi dei gruppi coinvolti, dal Fiction Trio alla Rhythmatic Orchestra, passando per la soulness di Jeb Loy Nichols e l'afro-funk degli Skeletons, potranno non dire molto agli appassionati di casa nostra, la qualità musicale è alta e la musica vibra di una certa freschezza che sembra invece mancare a altre esperienze nu-jazz europee. Sarà il clima londinese? Da provare!

The Herbaliser Band

Session 2

!K7 - distr. Audioglobe

Valutazione: 3,5 stelle

Il 2009 ha visto tornare gli Herbaliser al loro progetto "suonato," Session, a dieci anni di distanza dalla prima puntata. Macchina da groove implacabile e mutante, il duo composto da Ollie Teeba e Jake Wherry rilegge qui il proprio repertorio con un calore e una funkyness davvero coinvolgenti: l'apertura con "Mr. Chombee Has the Flaw" già stabilisce la giusta temperatura di cottura, ma lungo tutto l'arco del disco si esplorano territori afrobeat e di hip-hop strumentale screziati da lampi alieni.

Tra le cose migliori certamente "Geddim'" e "Another Mother," così come la sequenza finale, che dall'ipnotica "Theme from Control Centre" conduce alla dolce estasi conclusiva di "Stranded on Earth".

Davvero buono!

Chromeo

Dj Kicks

!K7 - distr. Audioglobe

Valutazione: 3 stelle

L'ormai abituale serie Dj Kicks ha visto nel 2009 protagonista il duo canadese Chromeo, che ha approntato un set di diciotto brani che spaziano dalla disco all'electro, passando addirittura dalle parti di Leo Sayer, dell'Alan Parsons Project o dagli Eagles di "I Can't Tell You Why," remixati dallo stesso duo. Davvero fantastica l'accoppiata tra France Joli e Donna Allen, un uno/due tremendamente pop e ammaliante. Molto 80s e molto ballabile. Come previsto!

AA.VV.

Protected - Massive Samples

Rapster - distr. Audioglobe

Valutazione: 3 stelle

I curiosi di samples non si lasceranno sfuggire invece questa raccolta, che antologizza alcuni brani da cui i Massive Attack hanno attinto i loro campionamenti. Troviamo così molto soul/r&b, con Al Green, James Brown, Isaac Hayes o Rufus & Chaka Khan, molto reggae/dub da John Holt a Lewin Bones Lock, l'immancabile Billy Cobham e altre piacevolezze. Un modo suggestivo per ritrovare le radici del suono della band, ma anche un'occasione per [ri]ascoltare un po' di ottima musica.

Telekinesis

Telekinesis

Morr Music - distr. Egea

Valutazione: 3 stelle

Ci spostiamo a Seattle con il pop-rock dei Telekinesis, creatura del giovanissimo Michael Benjamin Lerner prodotta da Chris Walla dei Death Cab for Cutie. La band funziona perché sa assimilare con grande naturalezza un po' tutti gli ingredienti di quarant'anni di ricette songwriting: spigliatezza melodica, grinta chitarristica, capacità di non prendersi sul serio.

Ovviamente di cose come queste ce ne sono a tonnellate e anche di fatte meglio, ma il singolo "Tokyo" è sufficientemente ruffiano e tutto il disco è come un'aranciata fresca. Ogni tanto, e nel 2009 è accaduto spesso, ce n'è bisogno.

Grandmaster Flash

The Bridge

Strut - distr. Audioglobe

Valutazione: 2,5 stelle

Il 2009 ha visto anche l'annunciato ritorno di un maestro dell'hip-hop old-school come Grandmaster Flash: dieci tracce impreziosite da collaboratori come Dj Kool, Q-Tip, Busta Rhymes, Snoop Dogg. La storia di questo artista, assolutamente fondamentale, non si tocca, anche se mi sembra che questa nuova prova sia piuttosto prevedibile e non aggiunga nulla a quanto si apprezzava di lui e - quel che è peggio - alla scena hip-hop odierna.

Commerciale e ballabile, con la sua ghirlanda di voci note e suadenti, prevedibile e calibrato, utile speriamo a far conoscere Grandmaster Flash alle nuove generazioni.

Alessandro Magnanini

Someway Still I Do

Schema - distr. Family Affair

Valutazione: 3 stelle

In ambito lounge-nujazz, si segnala l'esordio del musicista e compositore emiliano Alessandro Magnanini, collaboratore di Cesare Cremonini e autore del grande successo di Mario Biondi, "This Is What You Are". In questo Someway Still I Do troviamo tutti gli ingredienti del genere: ricchi arrangiamenti, voci calibrate [ci sono anche Rosalia De Souza e Liam McKahey dei Cousteau], solisti patinati e una atmosfera cinematica e groovosa. Tutto assolutamente prevedibile e già sentito, ma sufficientemente leggero per catturare l'attenzione vagamente rassicuratrice degli appassionati.

Pink Martini

Splendor in the Grass

Naive - distr. Self

Valutazione: 3 stelle

Anche gli Usa esportano la loro bella quantità di easy listening e i Pink Martini di Thomas Lauderdale sono tra gli esponenti che più successo hanno avuto nello scorso decennio, vendendo un numero considerevole di dischi. Il loro nuovo Splendor in the Grass ha una naturale vocazione globalista, con brani cantati in inglese, francese, spagnolo e anche italiano, come nel caso della sorniona cover di uno dei gioielli nazionali della Carrà, il "Tuca Tuca".

Impreziosito da ospiti vari e bizzarri, dall'amante di Frida Kahlo, la messicana Chavela Vargas, al chitarrista dei Dandy Warhols, il disco scorre innocuo e inquietante nella sua snobistica capacità di proiettare l'ascoltatore in una sorta di non luogo della memoria foderato da moquette fluo e improbabili drink. Poteva uscire in un anno qualsiasi dal 1960 a oggi!

Pascal Comelade

A Freak Serenade

Discograph - distr. Self

Valutazione: 3 stelle

Quanto a bizzarrie, il pianista e compositore Pascal Comelade non sembra dare troppe chances agli avversari: mescolando come sempre con innocenza molto artsy strumenti giocattolo e acustici, accenni rock e inceppamenti minimalisti.

Le quattordici tracce di A Freak Serenade non tradiscono le attese: con titoli quali "Two Maniaco-Depressive Beatnicks Squabbling Over a Jane Russell Mozzarella's Stereokini" e un succedersi di suoni e di piccoli sogni circensi, il disco può facilmente essere liquidato come una curiosità un po' furbesca, ma a un ascolto più innocente e ironico, svela molte finezze. Un piano giocattolo ci seppellirà!

Os Mutantes

Haih Or Mortecedor

Anti - distr. Self

Valutazione: 2,5 stelle

Spostandoci in Brasile, l'anno 2009 ha visto anche il ritorno di uno dei gruppi storici e indimenticabili del tropicalismo, gli Os Mutantes. Non c'è più la voce di Rita Lee, ma la band non perde il desiderio sbeffeggiante di giocare con i generi: il pop e la bossa, la psichedelica e il glam-rock, il samba e le sciabolate politiche. Tra ospiti di rango [Jorge Ben] e una rinnovata teatralità, quel che manca al disco - che è divertente - a più di trent'anni dal loro primo scioglimento, è un contesto culturale, un'urgenza che giustifichi la reunion. Non è facile trovarla in questo Haih Or Mortecedor.

Vanessa Da Mata

Ao Vivo Live In Brazil

Discograph - distr. Self

Valutazione: 3,5 stelle

Ancora Brasile con il primo live di una delle star più amate negli ultimi anni del pop verdeoro: Vanessa Da Mata. Conosciuta dal pubblico internazionale grazie al lavoro del 2006, Sim e alla collaborazione con Ben Harper e Sly&Robbie, in questo classico prodotto dal vivo brasiliano, la cantante offre al suo pubblico alcune delle sue canzoni più amate, da "Vermelho" a "Amado". Ottimo pop, anche se in Italia se ne perde un po' l'ambito di riferimento.

Marta Wainwright

Sans Fusils, Ni Souliers, A Paris

Cooperative V2 - distr. Self

Valutazione: 3 stelle

Chiudiamo la nostra lunga carrellata segnalando il bell'omaggio che l'eclettica cantante Marta Wainwright [sorella del più noto Rufus] ha dedicato a Edith Piaf, di cui riesce con grande gusto a ritrovare la composta poesia, senza esagerare nell'enfasi né tentare una improvvida "modernizzazione" del repertorio. Belle le orchestrazioni, bella la voce, da segnalare canzoni come "Adieu Mon Coeur" o "Le Metro De Paris". Pare incredibile, ma è già il 2010!

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