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Tim Berne’s Snakeoil al Bologna Jazz Festival

Libero Farnè By

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Tim Berne's Snakeoil
Torrione Jazz Club
Bologna Jazz Festival
Ferrara
28.10.2013

Ogni grande musicista in età matura non può che ripetere se stesso, ribadendo le originali forme espressive maturate in decenni; c'è però chi si adagia su una routine autocelebrativa, e rassicurante per le orecchie dei fan, e chi invece quei suoi moduli li rielabora sempre con intensa e fresca creatività, attento a recepire nel contempo i fermenti del mutato contesto circostante. Tim Berne fa parte di quest'ultima categoria di artisti.

I caratteri peculiari della sua musica erano già presenti nelle esperienze, sempre corroborate dai partner ideali, e nei dischi degli anni Ottanta (gli autoprodotti Empire Productions degli esordi, poi i Soul Note e i CBS Columbia). Ha poi fatto seguito la ricerca, continua e coerente ma forse un po' appartata, degli anni Novanta e dei primi dieci anni del nuovo millennio: ricerca che ha esteso ed esasperato quelle caratteristiche, documentando i risultati soprattutto tramite le edizioni dell'autogestita Screwgun.

Per Berne dunque coerenza non è mai stato sinonimo di immobilismo. Negli ultimi anni il quasi sessantenne sassofonista di Syracuse, tornato alla ribalta internazionale da protagonista e da vero caposcuola, sembra vivere una seconda giovinezza. La sintesi espressiva a cui è approdato, matura e radicale, ineludibile, è attestata dai dischi della Cryptogramophone e Clean Feed, dai due CD ECM del suo quartetto Snakeoil e dalle altre numerose, congeniali collaborazioni: da citare a tale proposito lo strepitoso duo con Bruno Chevillon, la partecipazione all'altrettanto straordinario ensemble Tower-Bridge di Marc Ducret e ai gruppi di Drew Gress, di Michael Formanek, di Ches Smith... fino alla presenza in qualità di ospite in Open Circuit(OutNow Recordings), coriaceo album d'esordio del trio 9Volt pilotato dal chitarrista israeliano Eyal Maoz.

Dell'attuale stato di forma, della motivazione e della inimitabile visione estetica di Berne si è avuta conferma dalle tappe italiane del tour autunnale di Snakeoil: oltre al leader al contralto, Oscar Noriega al clarinetto e clarinetto basso, Matt Mitchell al piano e Ches Smith alla batteria. Chi scrive ha avuto modo di ascoltarlo il 28 ottobre al Torrione Jazz Club di Ferrara, all'interno del cartellone del Bologna Jazz Festival. Fra l'altro, in questo inizio di stagione il locale ferrarese, anche nella sua autonoma programmazione, sta dimostrando scelte estremamente mirate ed attraenti, con un'attenzione particolare alle espressioni più vitali dell'attualità jazzistica.

Nella concezione del sassofonista composizione e sviluppi improvvisativi sono strettamente connessi. Oggi i suoi temi si basano su geometrie spigolose, che, anziché irrigidirsi in fredde astrazioni o in calligrafismi accademici, via via smussano gli angoli per dilatare le strutture in affreschi immaginifici, modulati su più piani... Come se si trattasse della preghiera di un chassidim, che inevitabilmente lievita in una frenesia mistica, o di un teorema che può essere dimostrato di volta in volta per vie diverse, come se una tavola di Escher per una magia misteriosa perdesse l'illusoria logica costruttiva per trasformarsi in una colorata e arabescata visione psichedelica...

Per ottenere questo la musica di Snakeoil necessita di un interplay "alla cieca," di una sintonia empatica fra i quattro componenti del gruppo, il contributo di ognuno dei quali è indispensabile. Una tale intesa si è verificata nel concerto ferrarese, in cui sono state riproposte composizioni già contenute nei due CD ECM. Si è concretizzata una musica rigorosa e turbolenta, nelle cui trame sono emerse varie situazioni ben caratterizzate e concatenate: squarci di narrazione distesa e lirica contrapposti a squadrate e perentorie ossessioni, suggestive idee melodiche su variate scansioni ritmiche, rari puntillismi incorporei e lenti crescendo di tensione, dall'impronta ipnoticamente "orientale..."

Non sono certo mancati gli spunti solistici, fra i quali, oltre alle personalissime, inimitabili contorsioni del contralto del leader, vale la pena sottolineare i turbinosi duetti piano-batteria e le scure, immaginifiche improvvisazioni di Oscar Noriega al clarinetto basso, spalleggiato dai temi-riff esposti all'unisono da Berne e Mitchell, oppure dal mobile contrappunto fornito ancora da Mitchell e Smith. In definitiva si è assistito ad una performance esaltante, di quelle che lasciano il segno per autenticità espressiva e partecipazione emotiva.

Foto
Eleonora Sole Travagli

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