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Clayton Brothers: The Gathering

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Clayton Brothers: The Gathering
Non è sempre detto che i segni del passato, quando vengono riproposti con onesto senso di devozione e vocazione, debbano a tutti i costi risultare vecchi o inattuali.

Come per molti musicisti coevi, anche per i Clayton Brothers praticare la tradizione implica apertamente rispettare un sistema normativo dotato di natura rituale e simbolica che, portato avanti tramite la reiterazione di comportamenti standardizzati, finisce per essere implicitamente ed esplicitamente in continuità col passato.

Di fatto, The Grathering, ultima produzione discografica dei fratelli Clayton, l'ottava, afferma un'innegabile congruenza con antecedenti storici sapientemente selezionati e ne celebra di questi le peculiarità. Il disco elenca un intero repertorio di tipici rudimenti del jazz anni '40, '50, al punto da essere né pìù né meno che un progetto, ben fatto, da includere nell'ampio movimento mainstream. In scaletta troviamo 12 piacevoli tracce che oscilllano da pulsazioni genuinamente swinganti al bossanovismo di "Touch the Fog," dal soul jazz di "This Ain't Nothin' but a Party" (omaggio a Eddie Harris e Les McCann) ad alcuni blues.

Due pregevoli standards arricchiscono l'album: il primo, "Don't Explain," è una splendida ballad attinta direttamente dal song book di Billie Holiday e si caratterizza per un'intensa profondità esecutiva, pacata e fedele allo spirito tormentato dell'autrice; il secondo,"Souvenir," è un esempio di stile: il sassofono di Jeff Clayton, seguendo l'esempio del maestro Benny Carter, elenca le peculiarità del modello proponendo una sonorità decisa, cantabile, liscia e senza eccessi.

Nei brani più spinti, quando a suonare è l'intera sezione fiati (sassofono, tromba e trombone), il gruppo riesce senza sforzo alcuno a creare spazialità e potenza sonora, da sembrare una prodigiosa big band ("The Happiest of Time" ne è un esempio). Come può capitare in questo tipo di dischi, i Clayton Brothers riescono anche a catturare senza calligrafismi di sorta sfumature coloristiche ellingtoniane ("Simple Pleasures" e "Coupe de cone") e a creare preziosi impasti timbrici ("Somealways") che arricchiscono e arrotondano la qualità del progetto.

Tutti i vari momenti solistici si contraddistinguono per nitidezza, leggibilità, coinvolgimento emozionale e senso dello swing. Un esempio per tutti è il contrabbasso del leader, John Clayton che, quando smette di accompagnare con potente regolarità e precisione da metronomo, per suonare in solo (talvolta con l'archetto), riesce a materializzare pulsazione costante e virile melodiosità, doti che discendono direttamente da due suoi modelli di riferimento, Paul Chambers e Slam Stewart.

The Gathering è un progetto riuscito e un ascolto consigliabile, per quel modo rispettoso e ancora avvincente di muoversi nella tradizione e poi perché i Clayton Brothers suonano ad alto livello un mainstream jazzistico puntiglioso e nient'affatto archeologico.

Track Listing

01. Friday Struttin; 02. Tsunami; 03. Touch the Fog; 04. This Ain't Nothin' but a Party. 05. Stefon Fetchin' it; 06. Don't Explain; 07. Coupe de cone; 08. Somealways; 09. Souvenir; 10. Blues Gathering; 11. Simple pleasure; 12. The Happiest of Times.

Personnel

Jeff Clayton (sassofono contralto e flauto); Terell Stafford (tromba e flicorno); Gerald Clayton (pianoforte); John Clayton (contrabbasso); Oded Calvaire (batteria). Ospiti: Wycliffe Gordon (trombone); Stefon Harris (vibrafono).

Album information

Title: The Gathering | Year Released: 2013 | Record Label: ArtistShare


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