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Sam Sadigursky e i suoi Solomon Diaries

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L'estate a New York è sempre stata umida e soffocante. E così l'avvertivano Abraham e Molly Brickman, da poco emigrati dalla Russia. Era il 1908, dopo pochi anni i due coniugi decisero che la metropoli non faceva per loro. Acquistarono un appezzamento di terra a poco prezzo a South Fallsburg, nella contea di Sullivan (detta anche Solomon County), nel pieno dei monti Catskill, a poco più di cento chilometri da Manhattan, non molto tempo prima che la creazione della Route 42 facilitasse l'accesso da New York: Abraham aveva lavorato nelle fattorie dello zar e non mancava d'iniziativa.

Presto, nella proprietà fiorente giungevano parenti e amici che cercavano riparo dalla calura estiva newyorkese. Non erano gli unici: già da alcuni anni gli immigrati ebrei giunti a New York cercavano un luogo dove poter trascorrere periodi di villeggiatura senza l'assillo dell'antisemitismo che vietava ingressi, appartenenze, iscrizioni; soprattutto, un luogo in cui fossero disponibili determinati servizi in grado di soddisfare esigenze alimentari e di credo religioso.

L'Hotel Brickman fu fra i più noti alberghi—come The Concord, il Grossinger's, il Kutsher, il Breezy Hotel, il Villa Roma Resort, The Mathes, l'Homowack Hotel, il Pine Lodge, il Villaggio Italia—in quelle che vennero chiamate le Alpi Ebraiche o, più comunemente, la Borscht Belt, un angolo di Mitteleuropa ricostruito sulle alture degli Appalacchi in cui veniva elaborato un processo collettivo che Andrew Heinze ha denominato "adapting to abundance."

Trascorrere le vacanze ai Catskill fu un'esperienza comune fino alla fine degli anni Settanta del Novecento, soprattutto per la popolazione ashkenazita di New York: migliaia di persone, di ogni età, provenienza ed estrazione sociale trovavano posto in oltre 400 fra alberghi, resort, bungalow, cottage da affittare, condividendo un senso di collettività che, pur fra le differenze sociali, abbatteva numerose barriere.

Vi erano scuole talmudiche o corsi di danza. Si facevano acquisti di alimentari da Mina Berjansky, soprattutto per chi non si permetteva costosi alberghi e affittava una porzione di un kokh-aleyn, una casa-dormitorio per più famiglie, con una vasta cucina in cui ogni famiglia aveva il proprio frigo e il proprio fornello. Fra i molti ristoranti, il più popolare era Kaplan's Delicatessen. La serata era allietata da divertimenti molto semplici o dall'esibizioni di nuove star dello spettacolo come Milton Berle, Danny Kaye, Woody Allen, Jerry Seinfeld, Sid Caesar, Joan Rivers, George Burns, Mel Brooks, Jackie Mason e Jerry Lewis (che ai Catskill aveva lavorato come bagnino e autista mentre i genitori si esibivano con il loro spettacolo di vaudeville). Ben Silverman e Joe Kartin gestivano un'apprezzata macelleria kosher. Monticello, Kiamesha Lake, Glen Wild, Fallsburg, Ellenville, Rock Hill, Fleischmanns, Liberty, White Lake: località amene strette fra i Monti Catskill e i Monti Shawangunk, un paesaggio decorato da torrenti e laghetti che aveva attratto artisti come Thomas Cole, Frederic Edwin Church and Albert Bierstadt, ed in cui ora s'incrociavano diverse generazioni di ebrei e vi nascevano rapporti fra i più giovani che si frequentavano e si scambiavano promesse. Fra le sue 300 stanze, l'Hotel Brickman (che vantava oltre 200 fra impiegati, camerieri, facchini, cuochi), possedeva un'area, il College Campus, in cui alloggiava gli ospiti più giovani, che potevano passeggiare insieme lungo il "Flirtation Walk." E' ai Catskill che s'ispirò il fim Dirty Dancing e nei Catskill sono ambientate numerose puntate della deliziosa serie televisiva "The Marvelous Mrs. Maisel."

Con il Civil Rights Act del 1964 e la fine della Segregazione, anche l'antisemitismo diffuso cominciò lentamente ad affievolirsi, le vecchie esclusioni non erano più possibili. Peraltro, le minoranze ebraiche si erano dimostrate già da qualche decennio particolarmente capaci di partecipare attivamente alla società americana e ad arricchirla in più modi, anche e soprattutto culturalmente. Gli ebrei americani viaggiavano di più, frequentavano alberghi motel e motor inn, molti preferivano trascorrere le vacanze in Florida o a Las Vegas, era stata inventata l'aria condizionata e, dopo il festival di Woodstock, tenutosi nelle vicinanze, i Catskill cominciarono ad attrarre clienti diversi e a ospitare un crescente numero di comuni hippie. Le antiche tradizioni musicali ebraiche avevano progressivamente lasciato il posto allo Yiddish Swing, poi ai Bongos and Bagels afrocubani di Irving Fields e, infine, al recupero del klezmer, che negli Stati Uniti aveva vissuto una seconda vita. A poco a poco ciò che aveva sempre contraddistinto un popolo sembrava poter svanire (ma queste stesse incisioni ci dimostrano ampiamente che non è così). "Hitler killed the Jews with a gun, and in America they became assimilated," dichiarava uno degli anziani albergatori.

I Catskill sono oggi la sbiadita, tenera memoria di un'esclusione continua, dall'Europa al Nuovo Mondo. Un luogo nuovo in cui preservare l'antica identità e che alla fine è stato vittima del proprio successo, una volta scomparsa quella Segregazione che aveva creato, anche fra gli africano-americani, delle isolate no man's land in cui negoziare momenti di sollievo dal dolore della propria condizione.

È questo Piccolo Mondo Antico di ebrei dionisiaci che il clarinettista Sam Sadigursky, collaboratore -fra i tanti-di Philip Glass e Darcy James Argue, rievoca con notevole varietà di mezzi musicali, stimolato dalle immagini raccolte in un volume, The Borscht Belt: Revisiting the Remains of America's Jewish Vacationland, della fotografa Marisa Scheinfeld. The Solomon Diaries narra un altro doloroso passaggio del Mar Rosso e un altro speranzoso arrivo a una Terra Promessa: un impressionante diario che è letteralmente intriso di memorie e sogni ebraici e di una inarrestabile volontà di sopravvivere, una voglia di vita che nei suoi intricati percorsi di millenni ha lasciato tracce, testimonianze, orme, segni, parole e suoni.

Sadigursky è un ritrattista-poeta che nella decadenza di luoghi che un tempo vibravano di vita coglie il permanere della neshamah, dello spirito e della sua forza, di quel respiro flebile e possente, ruach (così adatto a uno strumento come il clarinetto), che è coscienza di sé e del proprio Creatore. Quello di Sadigursky, strumentista capace di fare uso dell'intera gamma sonora ed emotiva dello strumento, è un riflesso di molti viaggi omerici, di molte odissee, che egli narra con emozionante partecipazione e con una forza narrativa che trascende la rievocazione di un luogo e si fa rievocazione simbolica dell'intero percorso ebraico, di cui le segregate oasi dei Catskill sono state l'ennesima tappa.

Il viaggio a ritroso non ha nulla di asettico e di documentaristico, come non lo ha il volume di Scheinfeld. Frammenti di testimonianze passate, un canto, echi di Americana, una preghiera funebre, liturgie dell'ebraismo fra Occidente e Oriente, rumori, segni di vita quotidiana, le battute di un intrattenitore emergono fra valzer, tanghi, passi di danza, appassionate perorazioni ascensionali del clarinetto che si levano al cielo come preghiere, inanellandosi con mormorìi che posseggono la forza d'urto di un grido primigenio.

Questi tre volumi (chiamarli CD è prosaicamente riduttivo) richiamano con struggente poesia, e straordinaria varietà d'accenti, il ricordo di una cultura tramandata con vitalità, caparbia volontà e coerenza nonché la drammatica teatralità dello yiddishkeit, l'importanza del canto e della musica nelle principali manifestazioni della vita ebraica. La capacità di Sadigursky (che non è solo mirabile strumentista ma eccellente compositore) e del suo strepitoso partner al pianoforte, alla fisarmonica e al banjo, Nathan Koci, sta nel sapere andare oltre la potente narrazione delle proprie radici e di creare un racconto che ha qualcosa da dire a chiunque si soffermi ad ascoltarlo, ebreo o meno che sia. Sadigursky e Koci raccontano dell'Altro e della sua esistenza. Narrano, senza compiangersi, della diversità, dell'emarginazione, della sopravvivenza. Nel Talmud si narra che dal giorno in cui il Tempio di Salomone è stato distrutto, «l'ispirazione divina è stata revocata ai profeti e donata ai saggi». Appunto.

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