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The Claudia Quintet: Royal Toast

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Ora possiamo dirlo: il Claudia Quintet si è fatto "maniera". Il processo di cristallizzazione abbozzato su Semi-Formal e For, con Royal Toast è giunto a perfetto compimento. Gli orizzonti del possibile sono azzerati. Le attese e la curiosità dell'ascoltatore soffocate in un gioco sterile di autocompiacimento estetizzato. Le "forme" hanno preso definitivamente il sopravvento, sono diventate fine e mezzo di una poetica talmente ripiegata su sé stessa da essere fatalmente implosa.

Il camerismo di John Hollenbeck e compagni non sorprende più e nemmeno riscalda. Il maniacale gioco di specchi della band ha raggiunto il massimo grado di frigidità, sostenuto da un io narrante che tutto vede e tutto prevede, un super-occhio ossessivo nel disporre e incatenare il dipanarsi della musica a un copione fitto fitto, che non lascia spazio a nessuno squarcio, a nessuna intrusione. È un disco che congela Royal Toast, splendidamente stucchevole, deliziosamente interpretato da una band di levatura straordinaria: il primus inter pares John Hollenbeck, che del Claudia è da sempre il gran burattinaio, Chris Speed alle ance, Ted Reichman all'accordion, Matt Moran al vibrafono, Drew Gress al contrabbasso e l'ospite Gary Versace al pianoforte, presenza determinante nell'appesantire e infittire ulteriormente la trama timbrico-ritmica delle composizioni.

L'ossigeno inizia a scarseggiare fin dall'iniziale "Crane Merit," poco meno di sette minuti dei quali almeno tre sono occupati da un'interminabile coda. Un po' più ariosa la successiva "Keramag," che si apre con un solo di batteria denso di dettagli, "Keramag Prelude," ma finisce per incagliarsi presto in uno schema di pulsazioni piuttosto prevedibile. Certo, c'è di che indugiare sui ghiribizzi tracciati dalla penna di Hollenbeck e soci, arabeschi che tolgono il fiato, bizantinismi ad altissimo coefficiente di difficoltà. Prendete "Sphinx," un labirinto piazzato al centro di un giardino all'italiana, che al volgere dei due minuti sfocia in un tappeto minimalista che accompagna e sostiene il solo di Gress. E però quella sensazione di soffocamento descritta qualche riga sopra è difficile da scansare: prende alla gola, preme e schiaccia le meningi. Come in quei film di cassetta che hanno da offrire soltanto la spettacolarità degli effetti speciali, si arriva ai titoli di coda, la trasognata "For Frederick Franck," storditi e spossati.

L'orecchio ascolta, ma il cuore non batte.

Track Listing: Crane Merit; Keramag Prelude; Keramag; Paterna Terra; Ted versus Ted; Armitage Shanks; Drew with Drew; Sphinx; Matt on Matt; Zurn; Chris and Chris; Royal Toast; "Ideal" Intro; "Ideal Standard"; American Standard; For Frederick Franck.

Personnel: John Hollenbeck: drums, percussion; Ted Reichman: accordion; Chris Speed: clarinet, tenor saxophone; Matt Moran: vibraphone; Drew Gress: acoustic bass; Gary Versace: piano, accordion (16).

Title: Royal Toast | Year Released: 2010 | Record Label: Cuneiform Records

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