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Massimo De Mattia Suonomadre: Riot
La musica e i suoi interpreti si lasciano anche in questo caso ispirare da un forte afflato politico, che stavolta fa riferimento al degrado sociale e culturale metropolitano (De Mattia è da anni impegnato su questo nella sua città, Pordenone), immaginificamente rappresentato nel libretto da alcuni testi Italo Calvino e Stefano Raspa, e da suggestive illustrazioni di Romeo Toffanetti. Analogamente, i titolitanto dell'album, quanto dei singoli branirimandano allo sforzo dell'arte di contrastare il degrado, che si concretizza nella militanza e che riflette la natura innovativa della creazione istantanea.
I tre quarti d'ora di musica vedono la formazione in scena a pieno organico per le prime quattro tracce, in trio per le rimanenti due. Come già nel precedente album, la cifra è singolare: pur lontana da temi lirici e da ogni linearità, costruita su interazioni improvvisate, nel suo alternare passaggi concitati e caotici ad altri più aerei ed evocativi conserva sempre leggibilità e processualità drammaturgica; inoltre, l'equilibrato mix di sonorità acustichei flauti del leader e le molteplici percussioni di Luigi Vitale e Zlatko Kauciced elettronicale tastiere di Giorgio Pacorig, ma anche gli interventi degli stessi Vitale e Kaucicvanno a comporre atmosfere scenografiche, che di fatto evocano proprio gli ambienti fantascientifici delle tavole di Toffanetti.
Voluta o meno, diretta o inconsapevole, la descrittività è solo una delle possibili chiavi di lettura di una musica che, com'è giusto che sia, conserva pienamente la propria autonomia, così come una marcata originalità che la pone aldilà di qualsiasi etichetta (che non sia quella, generica e formale, di "improvvisazione"). Ne sia prova l'ultimo brano, "Beyond the Anthropocene," a lungo condotto da Pacorig e Kaucic come un dialogo elettronico fatto di rumori, distorsioni, smanettamenti dalla forte suggestione, entro i quali irrompe poi il flauto di De Mattia, quasi un Papageno del Dopobomba, che richiama a una nuova vita i sopravvissuti. In che ambito della musica ci si trovi non è dato sapere ma, ovunque si sia, il messaggio artistico, culturale e politico arriva.
Sarà tedioso ripeterlo ancora una volta, ma spiace dover essere costretti ad andare in Slovenia (e non solo per colpa del Coronavirus) per sentire questa musica.
Album della settimana.
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