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Peo Alfonsi e Derek Gripper: chitarra classica, tra musica colta e popolare

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Tra la musica cosiddetta "colta" di origine accademica e quella di matrice popolare probabilmente non è mai esistita una linea di separazione netta come molti (soprattutto in ambito classico) vorrebbero far credere. Troppe sono le influenze reciproche esercitate nel corso dei secoli, anche nonostante le diversità dei vari contesti storico-culturali che si sono avvicendati nel tempo.

La chitarra è sicuramente uno degli strumenti più diffusi tra quelli utilizzati da entrambi i mondi musicali, e molto spesso ha consentito di esplorare i possibili punti di contatto. Nato come strumento popolare, col tempo la chitarra si è conquistata uno spazio di rilievo anche negli ambienti accademici più ortodossi, culminando con la consacrazione nei primi decenni del secolo scorso grazie soprattutto agli sforzi del Maestro Andres Segovia.

Al giorno d'oggi sono sempre più frequenti le contaminazioni tra classica e popolare che utilizzano questo strumento, e il repertorio si allarga continuamente in tutte le direzioni, senza più steccati tra i generi. Ora è possibile trovare chitarristi classici che interpretano brani pop e jazz, e viceversa, a riprova che in musica i confini sono un costrutto artificiale, e lasciano spesso il tempo che trovano. Vediamo un paio di recenti esempi discografici esemplificativi di questo duplice (e simmetrico) approccio.

Peo Alfonsi
O Velho Lobo -Plays Villa-Lobos
Abeat
2016
Valutazione: * * * *

Il compositore neoclassico brasiliano Heitor Villa-Lobos, attivo nella prima metà del Novecento, è stato uno dei massimi artisti della sua epoca, e uno dei primi a utilizzare i temi folklorici tradizionali del suo paese come base per le proprie composizioni. Ha lasciato un corpus di oltre 1000 opere, in gran parte tuttora ignorate dai programmi delle istituzioni accademiche europee. Fanno eccezione le sue composizioni per chitarra, strumento che suonava egli stesso e di cui fu uno dei massimi innovatori.

Per quanto scarsa quantitativamente (l'opera omnia rientra in un CD), la sua produzione per chitarra sola consistente in cinque preludi, dodici studi, una suite in cinque movimenti e un choros è entrata stabilmente nel repertorio di qualsiasi chitarrista classico che si rispetti, e sono innumerevoli le registrazioni discografiche dei suoi brani. Anche Peo Alfonsi, chitarrista di formazione classica ma da sempre coinvolto in ambienti jazzistici e improvvisativi, ha voluto incidere la sua personale interpretazione di queste pagine, cercando di sottolinearne maggiormente l'origine popolare. In questo è stato sicuramente aiutato dalla sua familiarità con entrambi i tipi di musica, e in modo particolare con gli ambienti dell'improvvisazione jazzistica, che gli dà un vantaggio rispetto ai chitarristi di formazione rigidamente accademica.

Ne viene fuori un lavoro dove la bellezza indiscutibile delle opere viene arricchita dal calore tipico dell'interpretazione jazzistica, anche se la fissità dello spartito permette solo sfumature quasi impercettibili sulla dinamica e sugli accenti. Forse il tipo di approccio non soddisferà i puristi della chitarra classica, ma Alfonsi ha realizzato un lavoro sicuramente apprezzabile, e coerente con la visione del compositore.

Derek Gripper
Libraries on Fire
New Cape Records
2016
Valutazione: * * * * ½

Diverso il percorso effettuato dal chitarrista sudafricano Derek Gripper. Proveniente dal mondo della musica classica, ben presto ha cominciato a cercare ispirazione al di fuori dell'ambito accademico. Nel 2009 ha cominciato a studiare la musica tradizionale africana per kora (una sorta di arpa-liuto a 21 corde, diffusa principalmente in Mali), e nel 2012 ha pubblicato un CD intitolato One Night on Earth contenente le sue trascrizioni di alcune composizioni di musicisti quali Toumani Diabate, Ali Farka Toure e Ballaké Sissoko arrangiate per chitarra, seguito adesso da questo nuovo Libraries on Fire.

Il modo in cui Gripper riesce a riprodurre con estrema naturalezza su una normale chitarra classica tutta la complessità e le sfumature espressive di uno strumento difficile come la kora ha dell'incredibile, e fin dal primo disco ha lasciato stupefatti molti degli addetti ai lavori, a cominciare dagli stessi virtuosi africani. Ma nel nuovo lavoro il chitarrista è riuscito a superare se stesso, arrivando a trascrivere anche alcuni duetti di kora, a suo dire senza perdere una nota.

Al di là dell'aspetto virtuosistico (peraltro notevole e ammirevole), ciò che conta maggiormente è che il risultato finale è un gran bel disco, che riesce a restituire pienamente il fascino di una cultura musicale particolare anche su uno strumento diverso da quello su cui sono nate le composizioni originali, e di questo va dato pieno merito a Gripper. I brani sono stati registrati dal chitarrista in un solo pomeriggio, a ulteriore dimostrazione del livello di maestria raggiunto nella padronanza della difficile tecnica esecutiva, ma come spesso è prerogativa dei grandi interpreti il virtuosismo rimane sullo sfondo, al servizio della musica (e non viceversa). Decisamente un chitarrista da seguire con attenzione.

Musicisti ed elenco dei brani:

O Velho Lobo

Cinq Préludes; Douze études; Suite Populaire Bresilienne; Choros n. 1.

Peo Alfonsi: chitarra classica.

Libraries on Fire
Duga; Lampedusa; Miniyamba; Salama; Bafoulabe; Si Naani; Maimouna; Korobali; Alfa Yaya/Anna Magdalena.

Derek Gripper: chitarra classica.


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