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Free Jazz Quartet: Memories for the Future
Norton, a ragione, riscontra tali peculiarità in modo forte nel quartetto, nonostante la sua posizione di rottura rispetto al jazz canonico. Non c'è alcun dubbio che la coppia formata da Tony Moore al violoncello ed Eddie Prévost alla batteria fosse in grado di sviluppare una pulsazione leggera, articolata, di micidiale elasticità, come sapevano fare ben poche sezioni ritmiche in Europa, anche nell'ambito più "swingante". Allo stesso modo, nel fraseggio del compianto trombonista Paul Rutherford e del tenore sopraffino di Harrison Smith sono sempre ben presenti, in forma sottintesa o manifesta, ma pregnante, i tratti del blues.
Sul fatto poi che il quartetto si esprimesse con notevole empatia, come un organismo ben forgiato, in grado di muoversi con grazia e potenza proprio nella fusione delle quattro personalità, non c'è alcun dubbio. E questo disco lo sta a dimostrare. Peccato che la documentazione discografica del Free Jazz Quartet, in attività negli anni dal 1988 al 1992, si riduca solo a questo e a un altro disco, registrato nel 1989, dal titolo Premonition.
In scena sono quattro protagonisti di primissimo piano della musica creativa storica anglosassone, dei quali purtroppo solo Rutherford ha ricevuto adeguata notorietà in Italia. Prévost ha rappresentato con particolare lucidità il vertice massimo del nuovo approccio alla percussione in Inghilterra, insieme a John Stevens e Tony Oxley. Harrison Smith è musicista di rara sensibilità e intelligenza, sia nei propri lavori che nelle collaborazioni, tra l'altro con Barry Guy e la London Jazz Composers Orchestra, Evan Parker, Chris McGregor, Louis Moholo.
Siamo qui nella fase più matura e potremmo dire olimpica dell'improvvisazione radicale europea, in una delle sue espressioni più intense e convincenti. I due fiati, con Smith al clarinetto basso, fanno la loro apparizione in modo plastico e ricco di sfumature nel brano d'apertura, "A Fertile Valley," apparecchiando uno spazio levigato, a maglie larghe, sul quale si innesta la pulsazione eterea di Prévost e un pedale teso, insistente di Moore. Poi il pizzicato dello stesso Moore introduce a un brano di rara intensità, "Pulsate," dove risaltano le caratteristiche di interplay, di gioco tra gli strumenti che si va allacciando in filigrana sottilissima. Con un superlativo Rutherford.
Ma tutto il disco è degno di essere ascoltato ripetutamente, dal duetto di soprano e trombone in "Summoning," splendidamente spronati e intersecati dal violoncello in costante metamorfosi, alla ruvida trama per batteria di "Octavial Law," al trio con tenore che occupa la prima parte di "Harmonious Relations," al duetto titanico di Rutherford e Moore che apre "Memories for the Future". Una musica che evoca "memorie solide," come dice Norton. Le memorie per il futuro declinate nel titolo dell'album e nel brano omonimo non evocano un freddo ossimoro. Rappresentano un sintomo, una premonizione di musiche senza tempo.
Track Listing
01. A Fertile Valley; 02. Pulsate; 03. Summoning; 04. Octavian Law; 05. Vibrational; 06. Memories for the Future; 07. Harmonious Relations; 08. Blussing of Boundaries.
Personnel
Paul Rutherford
trombonePaul Rutherford (trombone); Harrison Smith (sax tenore e soprano, clarinetto basso); Tony Moore (violoncello); Eddie Prévost (batteria).
Album information
Title: Memories for the Future | Year Released: 2011 | Record Label: Self Produced
About Paul Rutherford
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