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Sean Jones: Live from Jazz at the Bistro

L'atmosfera intima del Jazz at the Bistro di Saint Louis accoglie questa raffinata performance calibrata su appena sette brani, eppure capace di catturare l'ascoltatore dalla prima all'ultima nota. Da sempre affascinato dalla formula del live -al punto da non ricorrere quasi mai, in studio, alle sovraincisioni -, il trombettista di Warren, Ohio, dopo la prova con la Cleveland Jazz Orchestra del 2011, torna a registrare in un club proponendo brani di sua composizione, nei quali conversa con il pubblico, regalando un concerto che ha l'atmosfera sofisticata di un racconto di Faulkner, con il suo retrogusto di whisky e fumo di vecchi sigari, distaccata ironia e passione viscerale. Ma la maturità di questo album, e del jazz di Sean Jones, sta nella pacatezza con cui viene eseguito, quella calma dell'uomo saggio che affronta l'esistenza senza troppe illusioni o facili entusiasmi. Un jazz quasi shakespeariano, dalle calde e oscure atmosfere, metafora di un'America sterminata che esprime tutto e il contrario di tutto. E il jazz, è una chiave per interpretare questo mosaico.

Nel corso del concerto, il quartetto si alterna al quintetto, con l'innesto di Brian Hogans al sax soprano, mentre Mark Whitfield, Jr. si alterna con Calvaire alla batteria. In ogni caso, l'interplay è sempre vivace e coinvolgente, punteggiato qua e là da brevi silenzi che, come la pause di un dialogo, contribuiscono a rendere vissute le note che ascoltiamo.

L'album regala più di un passaggio interessante, spesso caratterizzato dalla linearità della tromba di Jones innestata sui fraseggi e spezzati del pianoforte di Evans, che lascia ampi "vuoti" -un po' nello stile di Monk -, nel brano d'apertura dedicato ad Art Blakey e John Coltrane, "Art's Avalaible." Di simile interesse il dialogo, in "Lost, then Found," tra il sax di Hogan (il quinto elemento), e la tromba di Jones, che costituisce l'architrave del brano. Con "The Ungentrified Blues," dall'atmosfera cupa e virile, Jones abbandona per un istante il jazz classico per un tributo all'eterna giovinezza di questo genere musicale anch'esso scaturito dalla cultura nera. Un ritmo cadenzato, dettato dalla batteria e illuminato dalla tromba di Jones che si arrampica su brevi fraseggi acuti, sorta di ululati alla luna, come una poesia di Allen Ginsberg.

Live from Jazz at the Bistro è in equilibrio fra il letterario e il conviviale e, a tratti, l'interplay assume l'ampiezza di un paesaggio fotografato da Walker Evans, sospeso nell'afa estiva e come smarrito nella contemplazione di un destino che scorre lento come melassa. Un album che profuma di whisky e di sole, un ritratto dell'America con le tinte pacate di Edward Hopper. Il pianoforte di Evans è il fulcro di quasi ogni brano, con fraseggi caldi e avvolgenti sul registro semigrave, che a tratti indulge nel blues, come si confà al jazz più meditativo. Jazz cui comunque non mancano impeti ritmici di notevole intensità, quasi una metafora del vissuto quotidiano, con le sue improvvise accelerazioni che a volte ti lasciano a terra. I fiati si producono in passaggi eleganti e armoniosi, e il risultato è un album in grado di riscuotere l'apprezzamento dei duri e puri che prediligono le atmosfere dei club, ma capace anche di raggiungere la sensibilità di chi apprezza l'ascolto solitario.

Track Listing

Art's Variable; Lost, Then Found; Piscean Dichotomy; Doc's Holiday; The Ungentrifed Blues; Prof; BJ's Tune.

Personnel

Sean Jones
trumpet

Orrin Evans: piano; Luques Curtis: bass; Obed Calvaire: drums; Mark Whitfield Jr.: drums; Brian Hogans: alto and soprano saxophones.

Album information

Title: Live From Jazz at the Bistro | Year Released: 2017 | Record Label: Mack Avenue Records


About Sean Jones

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