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L'Altra America nella narrativa di Toni Morrison

L'Altra America nella narrativa di Toni Morrison
Maurizio Zerbo By

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Tema centrale nella narrativa di Toni Morrison, premio Nobel per la letteratura (1993), è la descrizione delle strutture emotive profonde e del comune sentire dell'America nera, di cui viene mirabilmente ricostruita la memoria collettiva.

Il fine—spiega la scrittrice nel suo Giochi al buio—è l'affermazione del punto di vista afroamericano, che la storiografia ha sempre relegato ai margini della cultura ufficiale: "Contemplare la presenza dei neri è fondamentale per la comprensione della nostra letteratura nazionale e non si dovrebbe permettere che essa resti ai margini dell'immaginario letterario.

"Si tratta (la mia) di un'indagine sui modi in cui negli Stati Uniti si è costruita una presenza non bianca, para-africana, e sugli usi immaginativi a cui questa presenza fabbricata è stata sottoposta... Uso il termine africanismo... per designare un colore, il nero denotativo e connotativo che i popoli africani sono giunti a significare, nonché l'insieme di opinioni, presupposti, interpretazioni e fraintendimenti che accompagnano il sapere eurocentrico su questi popoli."

Se Canto di Salomone, descrive il legame con la tradizione ancestrale africana ed il recupero del mondo magico, in Amatissima prevale il tema del riscatto sociale. L'eroina del romanzo è Sethe, una schiava fuggita dalle piantagioni di cotone negli anni immediatamente successivi alla guerra civile, che incarna il lento e difficile processo di affrancamento dall'oppressione fisica e psicologica della popolazione nera.

A tale condizione di alienazione rimanda L'occhio più azzurro, che narra le tristi condizioni di vita di una famiglia nera povera, insediata nell'Ohio. Nel romanzo, i tratti fisici dei personaggi riflettono la proiezione dell'oppressione sociale e razziale dettata dai bianchi: "Vivevano lì perché erano poveri e neri, e restavano lì perché credevano di essere brutti... Era come se qualche onnipotente, misterioso padrone avesse imposto a ciascuno di loro di indossare un mantello di bruttezza, e ognuno di loro lo avesse accettato senza fare domande."

Qui come in Jazz e ne L'isola delle illusioni, l'attenzione della scrittrice è rivolta allo sguardo dell'altra America, che lotta per il recupero della propria memoria culturale.

Attraverso un punta di vista omodiegetico, sono rievocate le speranze di libera convivenza civile a fianco dei WASP, ma anche la condizione di emarginazione, di rabbia e soprattutto di violenza, che affiancano il lungo e tortuoso processo di integrazione razziale e sociale nella società statunitense.

Scrive a tal proposito la Morrison, attraverso il punto di vista dell'io narrante di Jazz: "Poi venne l'estate del 1917, quando i bianchi mi presero a manganellate in testa: quella volta mi ritrovai per forza nuovo di zecca perché per poco non mi ammazzarono. Insieme a tanti altri. Uno di quei bianchi un cuore l'aveva e riuscì a convincere gli altri a non darmi il colpo di grazia."

La scrittrice statunitense rinnova in tal modo la grande tradizione letteraria dell'Harlem Renaissance, che aveva posto—all'inizio del secolo scorso—i valori dell'eredità africana al centro della propria riflessione ed espressione.

La lotta e l'azione come antidoto per riscattare e dimenticare il passato di sofferenza e di disagi. È il principio che informa l'agire dei personaggi letterari della Morrison, mille anni luce lontani e distanti dalla figura dello schiavo docile e rassegnato incarnato nell'800 letterario statunitense dallo Zio Tom, con cui pur la sua autrice (Harriet Beecher Stowe) aveva contribuito a contrastare—lo ammise Lincoln—la pratica e la logica schiavista.

Pubblicato in Italia nel 1993, Jazz ricostruisce—attraverso l'artificio della finzione letteraria—le prime proteste e lotte di rivendicazioni, messe in atto dal proletariato nero, da poco inurbato nelle città industriali del Nord (Chicago, New York, St. Louis).

Attraverso una metrica e forme linguistiche desunte dal gergo quotidiano, nel libro sono descritte con grande aderenza ai resoconti storici e alle cronache giornalistiche del tempo, i tumulti di East St. Louis e l'accorata marcia che commemorò i lutti di quei tumulti a New York negli anni'20:

"Era una tipica giornata estiva, appiccicaticcia e luminosa, e Alice Manfred era rimasta per tre ore nella Quinta Strada meravigliandosi alla vista di quei volti neri e infreddoliti, in ascolto dei tamburi che dicevano quanto tutte quelle donne garbate e quegli uomini in corteo non potevano dire. Quello che si poteva dire era già stampato su uno striscione che, sventolando sopra la testa di chi lo reggeva, ribadiva un paio di promesse della Dichiarazione d'Indipendenza. Ma quello che veramente si voleva dire veniva dai tamburi."

Qui il richiamo al fascino evocativo della musica, diviene—nelle strategie narrative della Morrison—potente quanto ineffabile strumento espressivo, al fine di rivendicare—per dirla con Langston Hughes "I-too, am American."

"Alice pensava che quella musica che picchiava così basso aveva qualcosa a che fare con le nere e i neri che sfilavano in silenzio lungo la Quinta Strada per manifestare la loro rabbia per i 200 morti di East St. Louis, due dei quali erano sua sorella e suo cognato, ammazzati durante i tumulti."

La libertà espressiva del jazz è in tutto il romanzo una forma traslata dell'indagine storiografica, per simboleggiare il clima di disperazione e violenza che pervade diverse pagine dell'opera.

La pratica del jazz rimanda qui ad una forma di autopercezione—tutta afroamericana—, attraverso cui poter individuare mediante l'arte un segno tangibile della propria diversità razziale.

La musica rievoca altresì un momento fondamentale della storia statunitense, foriera dell'integrazione razziale: la nascita—alla fine dell'800—del modernismo afroamericano, che segue l'inurbamento degli ex schiavi neri agli inizi del secolo scorso dalle campagne.

Questa presa di posizione e di atteggiamento nei confronti dei bianchi, implica l'abbandono apparente di credenze, riti e consuetudini culturali, che vengono reinterpretate metaforicamente attraverso un comportamento gestuale e linguistico, definito da Samuel Floyd Jr. "Signifyin'."

L'esercizio del signifyin', che informa la narrativa della Morrison, è stato ben messo in luce dal critico letterario Michael Wood, secondo cui "il tema di Jazz è ricordare tutto quanto possiamo ma essere capaci anche di cambiare il disco al momento giusto."

La musica nera, che ovviamente anima e pervade con le sue calde atmosfere l'opera della Morrison è quindi un'ulteriore chiave di lettura—al pari di quella sociologica e di quella storica—per distinguere ed enucleare in termini antropologici ed espressivi, l'identità afroamericana.

Emblematico è il seguente passo tratto da Sula, pubblicato nel 1973: "Un ragazzino in piedi accanto alla Victrola, ne girava la maniglia e sorrideva al suono della canzone di Bert Williams "Save a Little Dream for Me." I vecchi ballavano con i bambinetti, i ragazzi con le sorelle, e le donne di chiesa, che di solito disapprovavano ogni manifestazione fisica della gioia (tranne quando lo prescriveva la mano di Dio), battevano il tempo coi piedi."

Appassionata di musiche afroamericane, Toni Morrison ha spiegato in una intervista gli stretti rapporti che intercorrono tra la scrittura di Jazz e la sua passione musicale: "Ho tentato di associare l'architettura del libro a quella di un recital di un gruppo jazz. La prima voce, la voce acuta, si muove su una piccola melodia, fornisce l'intreccio base ma non le importa. Le altre voci commentano la melodia, la dibattono, la contraddicono o la cancellano. La voce dominante è obbligata ad ascoltare gli altri strumenti, gli altri personaggi. Questo ascolto cambia l'intreccio. È ciò che il jazz realizza. Tutta la questione dell'invenzione di una nuova storia, dell'improvvisazione si trova nella struttura. È il mio contributo. Non ci sono musicisti nel libro, la struttura letteraria riempe questo ruolo" (in Luigi Onori: Jazz e Africa).

Bibliografia di Toni Morrison


Amatissima, Frassinelli, Milano 1988.
Il canto di Salomone, Frassinelli, Milano, 1994.
Giochi al buio, Frassinelli, Milano 1994.
L'isola delle illusioni, Frassinelli, Milano, 1982,
Jazz, Frassinelli, Milano 1993.
L'occhio più azzurro, Frassinelli, Milano, 1994,
Paradiso, Frassinelli, Milano, 1998,
Race-ing Justice, Endengering Power, New York, 1992.
Sula, Frassinelli, Milano, 1991.

Bibliografia su Toni Morrison


Harris T.: Fiction and Folklore: The Novels of Toni Morrison, University Of Tennessee Press, Knoxville, 1991.
Rigney B. Hill: The Voices of Toni Morrison, Ohio State University Press, Columbus, 1992

Per approfondimenti sul concetto di "signifyin':
Brown Oscar Jr.: "Signifying Monkey" nel disco Sin and Soul, Columbia, 1960, ristampato in cd nel 1996.
Gates Henry Louis Jr.: The Signifying Monkey: A Theory of African-American Literary Criticism, Oxford University Press, New York 1988.
Floyd Samuel A: The Power of Black Music, Oxford University Press, New York, 1995.

Propedeutici allo studio della letteratura e della storia statunitense, sono i seguenti testi:
Federighi-Meli: Letterature afroamericana, chicana e degli indiani d'America, Jaca Book, Milano, 1993.
Horton-Edwards: I fondamenti della letteratura americana, Editori Riuniti, Roma, 1984.
Portelli Alessandro: La linea del colore, Manifesto Libri, Roma, 1994
Wieviorka Michel: Lo spazio del razzismo, Il Saggiatore, Milano, 1993.

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