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La Fabbrica dei Botti al Pinocchio di Firenze

Neri Pollastri By

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La Fabbrica dei Botti
Pinocchio Live Jazz
Firenze
22.2.2020

L'ultima data della stagione 2019-2020 per il Pinocchio Jazz di Firenze (che, come altre volte negli ultimi anni, è terminata un po' in anticipo rispetto alla stagione abituale a causa, purtroppo, della modestia dei finanziamenti ricevuti dalle istituzioni locali) era affidata a una formazione di stelle del jazz italiano: La Fabbrica dei Botti, guidata da Paolo Botti e impegnata nel progetto su Alan Lomax che il multistrumentista romano porta avanti da diversi anni e che ha visto la sua ultima concretizzazione nell'album Lomax Lives!, uscito per Caligola nel 2019.

Il concerto ha in effetti quasi ricalcato il programma del disco, includendo perciò in prevalenza materiale tratto dalla library dell'etnomusicologo statunitense, al quale si sono aggiunte alcune composizioni di Botti, anch'esse comunque ispirate a repertori lomaxiani. Come nel disco, i brani erano medley comprendenti ciascuna tre pezzi diversi per stile, provenienza geografica e anche orchestrazione—in ciascuna uno dei componenti aveva la forma di astratta ed elaborata "transizione," eseguita a organico ridotto.

A chi, come il sottoscritto, avesse conosciuto bene il disco il concerto ha offerto comunque molti elementi interessanti. Il primo dei quali è stata l'interazione tra i fiati: nel disco emerge soprattutto il tenore di Edoardo Marraffa, autore di assoli potentemente creativi, ma l'esecuzione dal vivo ha valorizzato anche il ruolo di Dimitri Grechi Espinoza, i cui minori spazi in solo erano compensati dall'importanza del suo sax contralto negli equilibri complessivi, e di Tony Cattano, al quale rispetto al disco si ampliavano gli spazi, mettendo in risalto le sue straordinarie capacità espressive al trombone. Discorso un po' diverso per la tromba di Luca Calabrese, assente nel disco (al suo posto Gabriele Cancelli) e che dal vivo ha a più riprese entusiasmato per l'intensità del suono. Complessivamente assai pregevole il lavoro di tutta la frontline, alla quale si aggiungeva qua e là anche Botti, con la viola, con il dobro o con la cornetta.

L'assenza rispetto al disco della chitarra ha anche esaltato il ruolo della ritmica—maggiore lo spazio, anche di tipo coloristico, alla batteria di Zeno De Rossi e al contrabbasso di Tito Mangialajo Rantzer, in più momenti protagonista di notevoli assoli—mentre la fisarmonica di Mariangela Tandoi, che anche nel lavoro registrato spicca per il modo particolarissimo e suggestivo in cui interviene nelle trame, è stata forse un po' penalizzata dall'acustica del locale. Da sottolineare il lavoro di ricerca timbrica sviluppato nelle parti di transizione da Botti, specie in quelle in cui usava il salterio ad arco.

Un concerto molto bello e coinvolgente, che mescolava virtuosamente musica di tutti i generi—dal blues al folk americano, spagnolo, italiano e latino americano, sempre con interpretazioni ben radicate nella tradizione jazzistica—e che, per questo e per la bravura dei singoli, ha decisamente convinto l'ampio pubblico presente. Una musica di questo genere, d'altronde, pur senza astuzie o mediazioni è di fatto apprezzabile da ogni tipo di ascoltatore, sia esso in cerca di classicità o di invenzioni creative, di tortuosi assoli atonali o di solenni marce o danze di gruppo. Stupisce perciò che, in conclusione, Botti abbia ringraziato il pubblico e l'organizzazione per l'opportunità offerta alla formazione di suonare dal vivo dopo due anni, nonostante il disco uscito nel frattempo: ma si sa, la lungimiranza non è, nel nostro paese, molto diffusa tra gli operatori culturali. Ragione in più per ringraziare il Pinocchio e i suoi animatori, Costanza Nocentini e Daniele Sordi, e darsi l'appuntamento ad autunno.

Foto: Annamaria Lucchetti

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