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Michel Petrucciani: Kuumbwa

Stefano Merighi By Stefano Merighi

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Alla fine del suo ricordo personale, contenuto nel libretto di questo doppio album, Enrico Pieranunzi si rammarica di come, in qualche modo, Michel Petrucciani sia stato dimenticato dal mondo del jazz. Il mondo a cui aveva donato tutto se stesso. Escluso da una vita "regolare," condannato dall'osteogenesi imperfecta a far convivere intelligenza e sensibilità sopraffine in un corpo dolente, Michel trovava nella musica il suo riscatto emozionale, un elemento da controllare e dominare a piacimento, consapevole invece che il tempo non gli avrebbe concesso un orizzonte lontano.

Difficile dire se sia davvero stato dimenticato, Michel Petrucciani, ma l'impressione è quella. Dunque questo doppio CD giunge benvenuto, anche perchè documenta la musica di un trio estemporaneo e dunque avventuroso. Primavera 1987, Santa Cruz, California. Petrucciani in quegli anni si esibiva in trio con Palle Danielsson ed Eliot Zigmund, ma quella sera al Kuumbwa Jazz Center, al contrabbasso figura Dave Holland, da tempo leggenda assoluta dello strumento. Questa registrazione recuperata dalle Elemental Music si configura quindi come un evento discografico di quest'anno.

E subito l'ascolto di "Limbo," perla di Wayne Shorter che Miles Davis aveva inserito in Sorcerer, riconcilia l'ascoltatore con un pianista meraviglioso, capace in ogni occasione di far convivere la smania esecutiva, essenziale in Michel, con un controllo formale impeccabile, che valorizza sempre la composizione pur forzandone i limiti con quel temperamento mercuriale che non conosceva freni inibitori.

Michel Petrucciani si inscrive naturalmente nella storia del pianismo jazz classico moderno, in una parabola che va da Art Tatum a Chick Corea, passando per Oscar Peterson. Di questi maestri, Michel non ha mai cristallizzato gli stili, assorbendoli invece per caricarli di pathos e senso del gioco. Non si è mai avvicinato al free, viveva il jazz come un'espressione di positività, forza, divertimento, commozione. Sapeva di dover misurarsi con la lezione di Bill Evans, come tutti, ma la teneva a distanza, salvo in alcune esecuzioni che la rispecchiavano con emozione e rispetto: qui c'è la prova di "Nardis," ed è difficile non pensare ad Evans. Ma la sostanza del pianismo di Petrucciani si intravede nella concezione armonica di un McCoy Tyner, presto superata da una concezione più aperta, meno legata al modalismo, trascinata verso un dionisiaco bisogno di far cantare la melodia. Niente Jarrett, però, sì invece Corea, come dicevamo, e talora l'eleganza suprema di un Kenny Barron, specie nell'asciuttezza di alcune ballad e in un enciclopedismo pianistico che lascia ammirati.

Nel repertorio di questi concerti ci sono molti momenti rapinosi, come in "Stella by Starlight," "Morning Blues" e la "Sweet Georgia Bright" di Charles Lloyd, autentico mentore per Michel ai tempi del suo trasferimento negli USA.

Il trio lavora in souplesse, lasciando al pianista il centro della scena, ma non facendo mancare la maestria di Holland e ricordando che Eliot Zigmund è stato un batterista formidabile (ecco un altro punto di congiunzione con l'arte di Bill Evans..), sottile nel gioco di interpunzione ritmica ed esplosivo nei momenti concitati.

Ricco libretto di testi, con ricordi di Alexandre Petrucciani, Tim Jackson, Eliot Zigmund, Enrico Pieranunzi, e approfondimento critico di Thierry Perémarti.

Album della settimana.

Track Listing

Limbo; Eugenia; Mike P. Blues; Stella by Starlight; The Prayer; Autumn Leaves; My Funny Valentine; All the Things You Are; Morning Blues; Nardis Sweet Georgia Bright; Someday My Prince Will Come.

Personnel

Album information

Title: Kuumbwa | Year Released: 2026 | Record Label: Elemental Music


About Michel Petrucciani

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