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Intervista Fontana Mix. Conversazione con Francesco La Licata.

AAJ Italy Staff By

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Il FontanaMIXensemble nasce nel 2002 dalla condivisione, da parte dei musicisti che ne fanno parte, di un progetto in cui interpreti e compositori lavorano in stretta collaborazione alla produzione di opere musicali a carattere anche multimediale. Lo studio e l'interpretazione di opere del secondo Novecento (da Sciarrino a Scelsi, Berio, Donatoni, Grisey, Bussotti, Cage, Crumb, Ligeti, Kurtag), assieme alle proposte di nuove opere spesso commissionate appositamente, rappresentano lo spazio musicale nel quale agisce il FontanaMIX Ensemble.

Oltre che da Francesco La Licata, FontanaMIX è stato diretto da Yoichi Suiyama e Giorgio Magnanensi, e ha collaborato con diversi solisti. Fondamentale la sinergia dell'ensemble con i compositori Kaija Saariaho, Fausto Romitelli, Jonathan Harvey, Tristan Murail, Sylvano Bussotti, Toshio Hosokawa, Gilberto Cappelli, Francesco Carluccio, Giorgio Magnanensi, Paolo Aralla, Atli Ingolfsson, Paolo Perezzani, Giulio Castagnoli, Maurizio Pisati. FontanaMIX, nell'ambito della rassegna EXITIME dedica ogni anno un ritratto ad una importante figura del panorama compositivo internazionale, tra questi Kaija Saariaho, Wolfgang Rihm, Jonathan Harvey, Georg Crumb e Tristan Murail. Di recente, il FontanaMIX ha realizzato per il Festival REC un progetto attorno alle Variazioni Goldberg di J. S. Bach in cui l'esecuzione dell'originale bachiano si intreccia alle elaborazioni per ensemble ed elettronica di un gruppo di giovani compositori.

All About Jazz Italia: Iniziamo con la domanda meno banale di tutte. Cos'è un ensemble?

F.M.: Ciò che caratterizza un ensemble, e lo diversifica rispetto alle formazioni orchestrali, non è solo il numero più limitato di musicisti, ma una diversa qualità del lavoro, spesso con più attenzione ai dettagli musicali, una maggiore flessibilità dei tempi di prove, una più ampia condivisione del progetto artistico da parte dei suoi componenti e dunque una disposizione ad una più consapevole responsabilità individuale. In questo modo di concepire il lavoro artistico ne giova soprattutto la relazione non solo fra gli stessi interpreti ma anche lo scambio e l'intensità della ricerca nell'approfondimento della scrittura dei compositori o delle opere eseguite. Questo modus operandi può avvicinarsi al tipo di lavoro che svolgono gli ensemble di teatro, di danza o di ogni altro gruppo di performers, fino a quelli della "rock music" dove non c'è differenza fra autore e performer. Inoltre, nel quadro delle risorse investite nella musica contemporanea, gli ensemble rappresentano il mezzo più agile e meno costoso di produzione di musica nuova ma anche quello più adeguato a garantire quello scavo necessario di cui abbisogna la musica di ricerca. Per una inversione di tendenza rispetto al passato potremmo forse dire che gli ensemble sono le orchestre della contemporaneità.

AAJ: Hai/Avete voglia di raccontare come, quando e dove si è formato il vostro Ensemble?

F.M.: Nel 2000 la città di Bologna, insieme ad altre, era stata designata come una delle capitali europee della cultura. Esisteva già allora un nucleo molto interessante di giovani e ottimi musicisti dediti al nuovo e alla musica di ricerca. Questo nucleo di musicisti era inizialmente aggregato sotto il nome di Musica Attuale. Insieme organizzammo uno stimolante scambio culturale con alcune delle altre capitali culturali europee (Bergen, Reykjavik e Praga): ogni ensemble portava negli altri paesi opere dei propri compositori ma eseguiva anche un brano di un autore del paese ospitante. Il successo del tour europeo portò non solo a conoscerci meglio ma a porre insieme le basi per un progetto più ampio e continuativo. Il passo successivo e naturale a questa bella esperienza fu di muoversi autonomamente e di mettere in relazione interpreti e compositori all'interno di una Associazione culturale, FontanaMIX che porta lo stesso nome del gruppo musicale.

AAJ: Come e perché del nome che avete scelto.

AAJ: FontanaMIX è il titolo di un'importante opera di John Cage dedicata a Luciano Berio e Cathy Berberian. Nel '58 Cage stava lavorando allo Studio di Fonologia della Rai (fondato da Berio e Maderna) e per questo brano ha inventato un sistema compositivo molto originale (fatto con scampoli di nastro trovati nei cestini dello studio!) che genera una performance indeterminata. Ma scegliere quel titolo come nome per un ensemble non voleva avere per noi il senso di un'esclusiva appartenenza al mondo di Cage. Ci piaceva in particolare il suono di quel titolo; ci sembrava energetico, augurale ed attuale.

AAJ: I presupposti che vi hanno portato a unirvi sono gli stessi sui quali ancora oggi basate il vostro legame?

F.M.: Le motivazioni originarie che diedero vita, dieci anni fa, a questo Ensemble erano soprattutto di approfondire i linguaggi della scrittura musicale del nostro tempo, con un'apertura alle più svariate forme di ricerca spesso trascurate dai circuiti ufficiali. Questa logica è stata fortemente condivisa da tutti i componenti del gruppo, consentendo soprattutto ai musicisti di confrontarsi con nuove o nuovissime partiture nate anche in seno al gruppo di compositori "affiliati" o vicini a FontanaMIX. È stata questa apertura a favorire quel continuo rinnovamento dello sguardo, che a mio avviso, merita il contemporaneo. Dieci anni di attività segnano un'esperienza e un percorso artistico che, se da un lato nella sua pratica quotidiana hanno consolidato il nostro modo di fare musica insieme, da un altro hanno profondamente cambiato il modo di proporre programmi, ma soprattutto di rileggere il ruolo del pubblico nella fruizione di repertori poco esplorati. Sono certo che una tappa importante di questi dieci anni sia stata la profonda crescita della nostra coscienza di artisti.

AAJ: Per quanto riguarda il repertorio, come lo scegliete e come lavorate per l'esecuzione... magari potete raccontarlo a partire da un progetto che avete realizzato e che vi sta particolarmente a cuore.

F.M.: Di anno in anno diversi percorsi tematici sono nati da interessi comuni ma anche dall'idea di mettere in relazione il nostro lavoro con le più rilevanti correnti e figure artistiche del nostro tempo. In questo senso la serie di ritratti monografici realizzati nella nostra rassegna EXITIME hanno valorizzato la predisposizione strumentale e sensibilità interpretativa del gruppo verso i più diversi linguaggi musicali. Le programmazioni di questi sguardi sulle poetiche di questo o quell'autore sono state inoltre inserite in un contesto più ampio attraverso l'accostamento con altre linee secondarie non meno importanti, a volte perfino in un intreccio con le voci del passato e della storia. L'accostamento, ad esempio, di fondamentali opere da camera del novecento (o del passato più remoto) a partiture di giovanissimi compositori è un modo per ricondurre il senso della musica contemporanea ad un concetto più ampio di musica.

E non solo. La musica nuova può a volte arricchire di senso quella del passato e viceversa. Infine, tra i vari progetti multimediali realizzati, mi fa piacere sottolineare qui l'ideazione dell'azione coreografica (a cura del coreografo Luca Veggetti) sulla spettacolare partitura pianistica del Makrokosmos del compositore americano George Crumb. Questa esecuzione è stata pensata come un'azione scenica effettivamente fornita di danzatore e coreografia, e ha voluto esplicitare le affinità, non solo occasionali bensì fondamentali, tra musica e danza contemporanea: tra moti dell'anima musicalmente scossa e movimenti corporei, tra azione coreutica e azione strumentale, tra grafia sulla carta e coreografia nello spazio.

AAJ: Che cosa vi interessa maggiormente mettere in luce della musica del Novecento? Quali sono gli aspetti sui quali voi come Ensemble ritenete di dover maggiormente lavorare?

F.M.: Il Novecento musicale è un secolo talmente ricco d'invenzioni sbalorditive e radicali da apparire ancor oggi una fucina di idee inesauribile. I profondi cambiamenti avvenuti oggi ad opera di una globalizzazione culturale favorita dalla sovrabbondanza dei media hanno radicalmente cambiato il nostro modo di ascoltare ed eseguire qualsiasi linguaggio musicale del passato, anche quello del secolo scorso. In questo senso credo che sia possibile inaugurare oggi una nuova prassi per l'esecuzione delle opere del '900 tenendo proprio conto degli aspetti positivi di quella globalizzazione culturale. Il nostro tempo ha ancora un grande debito nei confronti dell'eredità del Novecento e ensemble come il nostro sono un valido strumento per affermare e mantenere in vita il valore e la portata storica di quella cultura musicale.

AAJ: Nell'ambito della rassegna EXITIME ogni anno dedicate un approfondimento ad una particolare figura del mondo musicale internazionale (Kaija Saariaho, Wolfgang Rihm, Jonathan Harvey, Georg Crumb e Tristan Murail). Come avete scelto questi compositori e come mai non avete mai puntato su compositori di casa?

F.M.: FontanaMIX ensemble ha strettamente collaborato con diversi e numerosi compositori italiani (Fausto Romitelli, Sylvano Bussotti, Gilberto Cappelli, Francesco Carluccio, Giorgio Magnanensi, Paolo Aralla, Paolo Perezzani, Giulio Castagnoli, Maurizio Pisati etc...) proponendo spesso nuove partiture appositamente scritte. Quanto ancora alla programmazione di musica italiana FontanaMIX ha realizzato alcuni progetti speciali come quello dedicato a Silvano Bussotti nel 2005 (insieme ad un'interessantissima intervista), la serie di laboratori strumentali dedicati all'opera di Giacinto Scelsi (in collaborazione con la Fondazione Scelsi) o ancora l'esecuzione integrale delle Liriche Greche di Luigi Dallapiccola con la voce di Monica Bacelli. La scelta di autori non italiani per la serie dei Ritratti fin qui programmate non deve dunque far pensare ad una esclusione di figure del panorama del nostro paese o ad altre priorità. La presenza di autori stranieri coinvolti nel progetto Ritratti è forse l'indice di un proficuo confronto del nostro lavoro con i protagonisti della scena contemporanea.

AAJ: Cosa significa per voi improvvisare? L'improvvisazione è una pratica del vostro fare musica insieme? Nel caso, come avviene e quanto peso ha nel vostro lavoro?

F.M.: Se per improvvisazione intendiamo ogni azione musicale che viene fuori dalla partitura scritta per farsi gesto creativo... questa è una pratica assolutamente frequentata nei nostri concerti. L'esempio più semplice può essere una micro-azione che sviluppa liberamente tracce scritte o fissate solo in parte in alcuni parametri. Quello più complesso potrebbe essere invece un'intera performance d'improvvisazione controllata su pochi elementi concettuali come nel caso di Variations III di John Cage più volte eseguita dal FontanaMIX ensemble. In ogni caso la predisposizione all'improvvisazione è una delle caratteristiche fondamentali per qualunque musicista, ma in particolare per chi si dedica ai linguaggi moderni e contemporanei.

AAJ: ... e per quanto riguarda l'elettronica?

F.M.: Alla relazione con le nuove tecnologie e con l'elettronica FontanaMIX ha realizzato diversi progetti. In questi dieci anni sono state numerose sia le proposte di opere nate con l'ausilio dell'elettronica dal vivo (Ethers e Winter fragments di Tristan Murail, Petals di Kaija Saariaho e Tombeau de Messiaen di Jonathan Harvey... per citarne alcuni), sia di progetti speciali in cui FontanaMIX ha utilizzato il live electronics come mezzo per un nuovo ascolto di partiture nate per strumenti acustici (come ad esempio in Match di Mauricio Kagel o in Variations III di John Cage).

AAJ: Essendo All About Jazz una rivista dedicata al jazz, è doveroso chiedere quanto pensate che il vostro lavoro abbia a che fare con questo genere? Che cosa vi interessa in particolare del jazz?

F.M.: Commistioni di generi musicali diversi sono possibili se gli intenti vengono condivisi in modo profondo e non superficiale. I risultati di un pluralismo stilistico, proprio nel confronto fra ogni identità musicale, devono consistere in un qualche valore aggiunto rispetto al semplice scambio di culture diverse. La storia musicale anche più remota è piena di esempi illuminanti in questo senso. Del resto la stessa musica jazz nasce da un insieme di tratti residui di diverse forme e stili musicali: musica africana, forme di musica folk prevalentemente statunitense, musica popolare e classico-leggera derivanti dall'Europa. Dunque il problema non è lo stile o il genere ma rimane come sempre l'autore o se vogliamo, come nel nostro caso, il progetto artistico. In un senso più "tecnico," persino il suono dell'ensemble Fontanamix (che ha al suo interno musicisti molto versatili anche in generi diversi come il jazz, il rock e il pop) può essere caratterizzato dall'amalgama e da un processo di sintesi di diverse sensibilità individuali.

AAJ: Portate avanti un lavoro teorico (letture, discussioni sulla metodologia, studi o ricerche, seminari) a livello di Ensemble oppure la formazione e la ricerca sono un percorso individuale da condividere solo in un secondo momento insieme?

F.M.: L'attività divulgativa del FontanaMIX ensemble non si è soltanto limitata alla proposta concertistica. Nel corso di questi anni sono state realizzate una serie di attività collaterali: seminari, prove aperte, incontri, workshop e interviste con i compositori, ma anche laboratori per giovani interpreti. Sono stati proprio questi laboratori, avviati in collaborazione con il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università di Bologna (presso il quale FontanaMIX è stato in residenza dal 2004 al 2009) ad offrire nuovi spunti alla vita dell'ensemble. Alcuni giovani interpreti di quei laboratori collaborano oggi stabilmente con il nostro ensemble. Dunque... passare il testimone di questa esperienza ad una nuova generazione di musicisti significa per noi ricevere nuova energia dallo stesso arricchimento che si offre a loro.

AAJ: Qual è il campo di ricerca musicale imprescindibile per un ensemble che si occupa di musica contemporanea?

F.M.: Non credo che esistano campi privilegiati di ricerca. Esistono piuttosto opere anche recenti che hanno già segnato la storia e opere nuovissime insieme alle quali un ensemble come il nostro può diventare protagonista nel proporle. A volte sembra quasi non esserci margine o frattura fra un genere di scrittura, fra un linguaggio e la sua interpretazione. L'una abbisogna dell'altra e si esprimono in simbiosi. Nella pluralità delle tendenze artistiche di oggi, dove sembrerebbe quasi impossibile orientarsi, forse l'attenzione alla qualità del suono, inteso nel suo concetto più complesso, può rappresentare una strada percorribile e ancora tutta da indagare.

AAJ: Lavorate anche per fare formazione ai giovani? È importante - e in quale misura - il coinvolgimento delle istituzioni (conservatori, scuole musicali ect.)?

F.M.: Il livello tecnico-musicale dei giovani musicisti usciti dalle nostre scuole di musica è oggi molto alto grazie anche ad una più forte competizione rispetto al passato e alla crescita di indispensabili occasioni di confronto e di scambio con musicisti di altri paesi (ad esempio attraverso progetti europei come l'Erasmus). La nostra attenzione verso la valorizzazione dei giovani talenti si è espressa in questi anni o attraverso un loro naturale coinvolgimento nel nostro spazio creativo, ma più concretamente attraverso una serie di iniziative che, pur se totalmente esterne ai Conservatori, più volte hanno rappresentato un'importante offerta di ampliamento degli orizzonti accademici, e occasione per preparare studenti, o neo-diplomati, all'ingresso nel mondo professionale.

I progetti "Nuovi autori Nuovi Interpreti" o il progetto "Variazioni Goldbach" hanno dato modo al FontanaMIX ensemble di presentare allievi compositori e giovani interpreti in sedi Istituzionali come la "Biennale Musica di Venezia," il "Concorso Evangelisti" di Roma, il Teatro Comunale di Bologna e il Festival REC di Reggio Emilia.

AAJ: Nei vostri concerti eseguite autori contemporanei, ma anche pezzi vostri. Come costruite un concerto e attorno a quali aspetti puntate maggiormente?

F.M.: Una delle caratteristiche che forse differenzia il FontanaMIX rispetto ad altri ensemble è di avere al suo interno anche compositori che lavorano a stretto contatto con gli interpreti. Questo aspetto è determinante non solo per le occasioni e la continuità che ha l'ensemble di presentare i propri compositori ma di riflesso crea una forma d'identità al progetto. Ciò non va inteso nel senso di un'appartenenza di tipo estetico ma nella pertinenza e condivisione delle modalità di lavoro e della proposta artistica. In questo contesto, anche la sola compilazione di un programma è parte, insieme al lavoro più strettamente musicale, dell'intero progetto.

AAJ: Il pubblico è importante? E in che forma, dimensione, misura?

F.M.: La risposta del pubblico alle nostre proposte è sicuramente uno degli elementi che maggiormente hanno contribuito a riflessioni anche profonde sul senso del nostro agire. C'è sempre molto da imparare dalle presenze di spettatori, dalle loro tipologie e soprattutto dalla qualità dell'ascolto. Le reazioni del pubblico possono sorprenderti anche molto! Non esistono ricette preconfezionate e non credo affatto che sia una buona strategia quella di impaginare programmazioni che in qualche modo assecondano un effimero grado medio della fruizione artistica, dal quale sarebbe più prudente non allontanarsi. E d'altronde non spetta a noi rincorrere facili consensi! Certo, è un lavoro difficile ma a tratti anche appassionante.

Spesso, nella compilazione dei nostri programmi, ragioniamo esclusivamente da musicisti e sempre meno come operatori culturali; "comporre" un programma diventa esattamente come scrivere una nuova nostra partitura, con la sua forma, i suoi respiri, i suoi colpi di scena, e verso la quale hai le stesse aspettative come per un brano di musica scritto per l'occasione. Spesso il risultato è sorprendente: alla proposta di progetti d'impatto sonoro anche molto forti o complessi il pubblico reagisce positivamente; probabilmente perché, oltre a quelli sonori, ne coglie anche gli aspetti più gestuali, più comunicativi. Dunque complesso non vuol dire non comprensibile ed è per questo che il pubblico va allora formato e guidato passo per passo. In tal senso c'è però ancora da fare un grande lavoro culturale per creare maggiori occasioni di scambi e di relazioni fra mondi che difficilmente dialogano, in particolare fra quello della teoria e quello della pratica o fra quello della formazione e quello della ricezione.

AAJ: Vi appoggiate ad una casa discografica? Ne avete fondata una vostra?

F.M.: È un aspetto del nostro lavoro che meriterebbe sicuramente molta più attenzione ma anche più risorse. Nel 2009 abbiamo realizzato una sorta di compilation (prodotta dalla Corvino Meda Editore e distribuita dalla Egeamusic) che mette insieme una scelta di registrazioni live con autori molti diversi (Scelsi, Berio, Saariaho, Ligeti etc...) e, visto che abbiamo a disposizione una grande quantità di materiale audio interessante, per i dieci anni di attività intendiamo valorizzare il lavoro fin qui svolto pubblicando altri CD live. Ulteriori nostre registrazioni si trovano in altri CD come ad esempio una registrazione estrapolata dal Windrose di Mauricio Kagel in un CD prodotto di recente dal Bologna Festival.

AAJ: Dal punto di vista economico, come avete provveduto fino ad ora a finanziare i vostri progetti? Quali margini di autonomia avete rispetto a chi/coloro che vi sovvenziona/no?

F.M.: Sono state fin qui tre le strade per far vivere l'attività dell'ensemble: - ricerca di finanziamenti (pubblici e privati) per la nostra rassegna EXITIME che si svolge interamente a Bologna (includendo anche i laboratori e i progetti per i giovani musicisti);

- strategie di collaborazione con Associazioni economicamente più solide della nostra;

- realizzazione di concerti in Festival e Società Musicali fuori da Bologna.

Assoluta autonomia di programmazione in tutti e tre i casi. Ma la notevole flessione dei contributi economici pubblici e l'assenza di uno spazio prove hanno messo a dura prova in questi ultimi anni il nostro lavoro.

AAJ: Pensi che ci sia una politica in Italia attenta agli Ensemble e/o su cosa dovrebbe sostenere realtà come la vostra la politica (locale, nazionale?)?

F.M.: Nel nostro paese non esiste nessuna struttura stabile dedicata alla musica contemporanea; né è mai stato creato o finanziato un ensemble in modo stabile. Le cause e le responsabilità di queste "assenze" sono molte, e sarebbero da ricercare anche nelle politiche culturali del passato. Ma ciò che pesa ancor più oggi è che non esiste una vera riflessione sul valore che il sostegno alla cultura contemporanea in genere possa offrire come ricaduta positiva nel sistema sociale. Ciò non vuol dire però che non esistano energie interessanti che siano riuscite a costruire progetti più duraturi nonostante la precarietà dei finanziamenti pubblici. Credo comunque che in questo senso spetti soprattutto alle politiche culturali delle città affrontare questo tema in modo più coraggioso e di sostegno ad una sorta di "permanenza" dell'arte moderna e contemporanea più in genere. Basti dire che ensemble come il nostro sono oggetto di grande attenzione da parte delle politiche comunali delle città più importanti in Europa.

AAJ: Un ensemble è un archivio di memoria storica musicale oppure, diversamente, lavora sul vivo della musica intervenendo nella quotidianità in tempo reale?

F.M.: Non è un attività conservativa, né di solo mantenimento di una memoria storica, pur se recente. Direi piuttosto che, nel suo lavoro nella quotidianità, il ruolo più forte di un'attività come la nostra sia la collaborazione alla ricerca di nuove forme espressive e nuovi segni creativi di cui abbisogna la nostra società contemporanea.

AAJ: Il progetto Oriente/Occidente da cosa nasce e quali finalità ha? Quale pensate sia il miglior percorso musicale in grado di stigmatizzarlo?

F.M.: Oriente/Occidente è un film di Enrico Fulchignoni presentato nel '59 a Parigi al Museo Cernuschi con musiche elettroniche di Iannis Xenakis. Lo proponemmo nella nostra programmazione del 2008 e diede così il titolo ad una sezione di EXITIME con tre concerti che tracciavano un percorso che metteva a confronto mondi musicali estremamente diversi fra loro. Dalla musica cinese di Tan Dun e Ge Gan-ru e giapponese di Hosokawa all'esperienza cageana legata ad una idea occidentale dell'oriente; per passare poi ancora dalla sensibilità mistica di Scelsi al minimalismo statunitense di Steve Reich fino ad arrivare alle esperienze della più giovane musica europea, sempre attenta e capace di assorbire gli stimoli e le novità provenienti dalle ex periferie dell'impero.

AAJ: Come nasce e si sviluppa il progetto GoldBach sulle Variazioni Goldberg per clavicembalo di Johann Sebastian Bach? In che senso Bach rappresenta "uno stimolo musicale inesausto per i paesaggi sonori contemporanei"?

F.M.: Il progetto GoldBach è nato da una riflessione per un'ipotesi di ri-lettura del capolavoro bachiano. Il risultato è stato quello di una doppia variazione di senso: per un verso, un grande e fruttuoso stimolo per i compositori coinvolti ad elaborare il contrappunto delle Goldberg e per un altro, un accrescimento nell'immagine dell'ascolto dell'originale. Difatti, nell'esecuzione proposta, la versione originale era affidata al cembalo che, come un filo rosso, si distingueva timbricamente (anche nelle sovrapposizioni e negli innesti creati) dalle elaborazioni realizzate per un ensemble di nove musicisti.

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