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Henry Kaiser - Charles K. Noyes - Song Won Park: Invite the Spirit 2006 / Hironobu Saito: The Sea / Joe Diorio: Bonita / Rashanim: Shalosh

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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I quattro CD che presentiamo qui contestualmente ci danno modo di svolgere alcune riflessioni sullo stato di salute della moderna chitarra jazz.

Rispetto al passato le strade si intrecciano sempre di più, il cosiddetto mainstream non è più il filone principale e forse non è più nemmeno il paradigma della centralità. Proprio perché non c’è più una centralità. Ci sono mille rivoli che si dipanano e formano scenari variegati caratterizzati da mille profumi, mille sussulti, mille emozioni.

È interessante segnalare come i nostri punti di riferimento vadano spesso in confusione. L’est diventa l’ovest e viceversa, come se la musica moderna si divertisse a cavalcare quella sottile linea del cambio di data, dove non solo l’Oggi diventa il Domani nello spazio di un sospiro, ma come per magia l’Occidente diventa l’Oriente e viceversa, a seconda del punto da cui si arriva e da quello verso il quale si transita.

Henry Kaiser - Charles K. Noyes - Song Won Park

Invite the Spirit 2006

Tzadik Records

(2006 - distr. Demos)

Cominciamo dall’ottimo Invite the Spirit 2006 firmato da Henry Kaiser, Charles K. Noyes e Song Won Park (edito da Tzadik). Un album che arriva come una sorta di deja vu sulla scia di un primo incontro di questi tre musicisti avvenuto oltre vent’anni fa. La grande capacità di inventiva e la eterna fame di nuovi equilibri di Henry Kaiser e dei suoi amici contribuiscono a mantenere attualissima questa idea di base di incontro fra varie culture. Questi matrimoni intra-etnici sono sempre meno rari e in questa occasione sembra darsi già per scontata la capacità di integrazione delle singole componenti.

I tre approfittano dell’occasione per omaggiare il compianto Derek Bailey con un brano (“Derek Bailey Salpuri”) che tocca le parti più profonde dell’anima. Per questo e per altri tre brani si aggiungono al trio le voci e le percussioni orientali di Ok Joo Moon e di Laura So-Yeon Kim ma l’equilibrio rimane inalterato, con la chitarra di Kaiser pronta a strappare dalle sei corde le reminiscenze dell’arte del vecchio amico fuggito nel vento.

A cominciare dal brano iniziale (“Hurum II”) Henry Kaiser dimostra di essere perfettamente in grado di snocciolare assoli camaleontici che si dipanano senza timore nello spazio, un piede di qua, un piede di là. La luminescenza tipica di questo ensemble si tinge dei colori rossastri della lava delle montagne sacre delle isole Hawaii, il respiro si fa grosso, le emozioni incalzano, prima di atterrare su un dolce declivio per scoprire una nuova isola di equilibrio e perfezione, nel giardino zen delle delizie. Pronti a ripartire dopo un bagno salutare nelle acque tiepide che odorano di zolfo e di felci selvatiche.

Hironobu Saito

The Sea

Fresh Sound New Talent

(2006)

Con The Sea del chitarrista giapponese Hironobu Saito (edito da Fresh Sound New Talent) il viaggio verso oriente sembra subire una inversione di tendenza e ci ritroviamo in una vallata ridente dove vengono evocate le propaggini del jazz solare della West Coast americana che non è mai riuscito ad essere veramente capace di portare in avanti il testimone di un epoca. In questo caso c’è però molto di più: dalle suggestioni da viaggio in autostrada alla Pat Metheny, alle delicate filigrane brasilianeggianti, dalle evoluzioni in punta di plettro che ricordano Kurt Rosenwinkel alle scorribande medio-orientali tipiche di Brad Shepik. E le spiagge di Malibu e Palm Beach si trasformano come per magia in Formentera e Barcellona.

Con Hironobu Saito troviamo Walter Smith al sax tenore, Milton Fletcher al piano acustico ed elettrico, Yasushi Nakamura al basso ed Eric Harland alla batteria, alle percussioni e alla voce. In alcuni brani si aggiungono altri due diafani vocalist e la musica scorre via come un viaggio attorno al sole. Un sole velato, non particolarmente ustionate per la nostra pelle povera di melanina. Un dolce tepore che ci scalda l’anima senza farci troppo sudare la pianta dei piedi.

Joe Diorio

Bonita

Art of Life Records

(2006)

Bonita di Joe Diorio (pubblicato su CD da Art of Life Records) è apparentemente l’incursione perfetta nel mainstream, ma racchiudere l’arte sopraffina di questo chitarrista un po’ appartato all’interno della corrente mediana è un peccato che vi consigliamo di non commettere. La sua conoscenza dell’armonia è praticamente enciclopedica e Diorio sa sapientemente sfruttarla con sostituzioni di accordi che colpiscono immancabilmente la nostra fantasia e ci sospingono dolcemente in una direzione diversa da quella che ci saremmo aspettati.

Queste registrazioni in trio e in quartetto sono dei primissimi giorni di gennaio del 1980 ed erano state pubblicate all’epoca in una edizione su vinile con tiratura limitata che era andata quasi subito fuori catalogo ed era quindi diventata in breve tempo ricercatissima dai tanti estimatori del chitarrista italo-americano che è uno dei musicisti più amati dai cultori della sei corde moderna e in particolare dagli insegnanti di chitarra jazz.

Per l’occasione la dinamica Art of Life di Paul Koheler ha scovato negli archivi un inedito e lo ha aggiunto ai sei brani che componevano originariamente l’album. Il brano aggiunto è una take che vede Joe Diorio in perfetta solitudine con la sua chitarra elettrica impegnata a rincorrere le armonie e il tema di uno standard non troppo battuto come “Send In The Clowns”.

L’hard-bop post parkeriano di “Bloomdido” pieno di grinta e push ritmico si stempera nel quasi-raga di “Talla Sunshine” dove le lunghe evoluzioni spiraleggianti della chitarra di Diorio potrebbero addirittura far pensare al misticismo laico di John Fahey. Gli standard vengono sempre affrontati con raffinata leggerezza, con stimolanti invenzioni, con suprema competenza. Un tuffo carpiato di grande eleganza, capace di stagliarsi, con le proprie peculiarità, contro una luce solare di prima grandezza.

Rashanim

Shalosh

Art of Life Records

(2006)

Concludiamo con l’album più interessante del lotto: Shalosh del gruppo Rashanim guidato dal chitarrista Jon Madof (pubblicato da Tzadik). Ci troviamo di fronte ad un trio che sa fondere con efficacia la lezione hendrixiana in un contesto di musica di derivazione ebraica che si nutre della tradizione per evocare il futuro. Il gruppo giunge qui al suo terzo album e si affida all’esplorazione di pezzi originali con l’inserimento di un brano tradizionale.

La musica di Rashanim è molto matura, non si spaventa di fronte alle anomalie intriganti che abbinamenti così poco rituali sedimentano. Il trio è molto ben affiatato e il bassista in particolare sa uscire con ottime capacità tecniche dai vincoli che solitamente sono tipicamente associati allo strumento. Jon Madof è un chitarrista eccellente, grintoso, irruente. Ma sa dosare con sapienza le sue pulsioni e lascia emergere anche il suo lato orientale, le melopee cantilenati e arabescate. Il suo timbro è interessante, pieno di vitalità e di sottigliezze. All’occorrenza vengono utilizzati effetti sulfurei ed immaginifici come distorsori, wha-wha e ring modulator, ma non mancano le isole acustiche e riflessive che colorano con diafane tinte pastellate le evoluzioni di questo trio.

Elenco dei brani e musicisti

Invite the Spirit 2006

01. Hurum II; 02. Hwar Nengmyun; 03. Derek Bailey Salpuri; 04. Floating Away; 05. Candy for Sale; 06. Cactus Sinawi; 07. Ahwaohoawha; 08. Offstream

Henry Kaiser (chitarre); Charles K. Noyes (batteria e percussioni); Sang Won Park (kayagum, ajaeng, gong, voce); Ok Joo Moon (p'ansori, voce, percussioni); Laura So-Yeon Kim (voce, gong)

The Sea

01. The Sea; 02. Everything; 03. Bleu; 04. Formentera Sea; 05. Eastern Esssence; 06. Orbital; 07. Twilight; 08. 123; 09. Waterscape; 10. Deep

Hironobu Saito (chitarra elettrica ed acustica); Walter Smith (sax tenore); Milton Fletcher (pianoforte acustico ed elettrico); Yasushi Nakamura (basso) Eric Harland (batteria, percussioni, voce); Gretchen Parlato (voce); Wade Collin (voce)

Bonita

01. Bonita; 02. If I Should Lose You; 03. Spring Can Really Hang You Up the Most; 04. Talla Sunshine - Naima Rainbow, Dance For Their Father; 05. Bloomdido; 06. Hello Young Lovers; 07. Send in the Clowns

Joe Diorio (chitarre); Bob Magnusson (basso acustico); Jim Plank (batteria); Carl Schroeder (piano acustico ed elettrico)

Shalosh

01. Ein Gedi; 02. Yosefa; 03. Atbash; 04. Da'At; 05. Cracow Niggun; 06. Kavanah; 07. Jacob and Esau; 08. Jerusalem; 09. Ur Ur Lauter Georg; 10. Ar Aare

Jon Madof (chitarre); Shanir Ezra Blumenkranz (bassi, oud, gimbri); Mathias Künzli (batteria, percussioni)

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