Home » Articoli » Album Review » Paul Motian Band: Garden of Eden

1

Paul Motian Band: Garden of Eden

Il batterista Paul Motian compie 75 anni e si rimette in discussione con una nuova versione del suo gruppo allargato che cambia nome e diventa semplicemente Paul Motian Band perdendo i riferimenti all'Electric Bebop. Allo stesso tempo nella strumentazione del gruppo si aggiunge una chitarra e questa mossa porta a tre le presenze dello strumento che parrebbe meno assoggettabile ai chiaroscuri che da sempre caratterizzano la poetica del batterista.

Invece i tre chitarristi (Ben Monder, Steve Cardenas e il meno noto Jakob Bro) sono piuttosto discreti e le loro voci si intersecano senza chiasso, si amalgano sottovoce e ricamano deliziose trame che fanno respirare elegantemente la musica, sempre ben sorretta dalla batteria del leader, fine colorista e dicitore di ritmi mai troppo duri e rigidi. La scansione è assicurata anche dal basso preciso di Jerome Harris e il dialogo solistico e contrappuntuale è irrobustito dalle voci dei saxofonisti Chris Cheek e Tony Malaby, due musicisti emergenti della scena newyorkese che stanno dimostrando di essere sempre più meritatamente nel manipolo di quelli dai quali ci si aspetta che facciano da portabandiera per il jazz in divenire.

Anche la struttura narrativa dell'album è decisamente peculiare: scherzosamente potremmo pensare che deriva dall'immagine di un doppio panino imbottito. A fare da fette di pane esterne troviamo prima due composizioni di Charles Mingus messe all'inizio; una composizione di Monk e una di Parker messe alla fine. In mezzo tre composizioni firmate rispettivamente da Cheek, Cardenas e da Jerome Kern (un tratto da una commedia musicale degli anni venti). A fare da imbottitura abbiamo invece ben otto composizioni di Motian, divise equamente nella prima e nella seconda sezione. Manca solo un po’ di senape e qualche foglia di insalata…

I brani sono spesso brevi e discreti nella loro luce soffusa, gli strumenti si intrecciano senza mai distaccarsi troppo dalla trama, le frasi sono morbide e involute. I musicisti sono più impegnati a conversare fra di loro con i rispettivi strumenti e rinunciano volentieri agli assoli pensati in maniera tradizionale.

Da sinistra a destra nel mix abbiamo Cardenas, Malaby, Monder, Cheek e Bro, con Motian e Harris allineati in posizione centrale. Una disposizione teatrale che amplifica la natura dialettica di questa musica e la vena democratica del leader. Queste meditazioni collettive sono così attente alla compenetrazione delle opposte forze da far venire in mente un trattato sullo yin e lo yang, una lezione di spiritualità molto terrena che profuma di elementi assolutamente bio-naturali.

I cinque standard sono presi con passo felpato, senza stravolgimenti, con i sax che soffiano frasi piene di aria e di vento, le chitarre che ruminano ragnatele attorcigliate nella nebbia. La scansione bebop si nasconde dietro alla siepe alta che rende il panorama più misterioso, lasciando al ritmo una dimensione più plastica e multidimensionale, dove non conta più di tanto sottolineare le differenze quanto invece sfumare fra di loro i colori che hanno la consistenza materica dei pastelli. Nella conclusiva "Cheryl" si nota un leggero accenno di cambio di marcia, ma proprio per non infrangere l'arco espressivo che si è costruito sino a quel momento, questo brano dura esattamente due minuti. Non un secondo di più.

Spesso il mood è dolente, pensoso, riflessivo, con curiose reminiscenze che si perdono nel tempo, dalle parti della soffice malinconia che pervadeva un capolavoro come Sketches Of Spain di Miles Davis e Gil Evans. Altre volte la deriva è chiaramente spinta nella direzione di Ornette Coleman, con bizzarre circonvoluzioni tematiche che sanno di lunare e di lunatico. Musica al chiaro di luna, potremmo definirla, musica da camera in una stanza senza soffitto, con le stelle che stanno a guardare.

Track Listing

01. Pithecanthropus Erectus (Mingus); 02. Goodbye Pork Pie Hat (Mingus); 03. Etude (Motian); 04. Mesmer (Motian); 05. Mumbo Jumbo (Motian); 06. Desert Dream (Cheek); 07. Balata (Cardenas); 08. Bill (Kern); 09. Endless (Motian); 10. Prelude 2 Narcissus (Motian); 11. Garden of Eden (Motian); 12. Manhattan Melodrama (Motian); 13. Evidence (Monk); 14. Cheryl (Parker)

Personnel

Chris Cheek
saxophone

Chris Cheek, Tony Malaby (saxofoni); Jakob Bro, Ben Monder, Steve Cardenas (chitarre); Jerome Harris (basso); Paul Motian (batteria)

Album information

Title: Garden of Eden | Year Released: 2006 | Record Label: ECM Records


About Chris Cheek

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Airborn
Eddie Parker's Airborn With Rob Luft
Slow Down For Turtles
Luca Benedetti
Relocate
Andres Thor
A Distant Land
Rich Halley 4

Popular

Desolation Row
David Maranha / Rodrigo Amado
2014 NYC
King Crimson
Beneath Lifted Skies
Linda May Han Oh & Melissa Aldana
Talamanti
Patricia Brennan and Sylvie Courvoisier

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.