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Tom Rainey: Float Upstream

Stefano Merighi By

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Da queste parti, si sa, nutriamo profonda ammirazione per Tom Rainey, percussionista geniale sia nelle cornici convenzionali che nelle ampie libertà della post-avanguardia.

Il suo quintetto Obbligato da qualche tempo si occupa di affrontare gli standards da un punto di vista si potrebbe dire cool-free ---se ci si passa l'azzardata etichettatura —innervandoli di sconfinato amore e, insieme, rigenerandoli con rara finezza. La qualità delle tessiture strumentali è garantita da solisti di magnifico livello, che ad ogni occasione si dimostrano capaci di congiungere conoscenza storica e abbandono lirico.

I brani più abusati della scaletta sono interpretati in medias res, optando per una parafrasi iniziale che alluda solamente al materiale tematico, per poi liberarlo al momento opportuno. È una tecnica mutuata da altri grandi narratori jazz, ad esempio Lee Konitz o Martial Solal, la più efficace ci sembra per rivitalizzare, infondere un respiro nuovo al repertorio, ma anche per mettere alla prova il linguaggio del tutto contemporaneo dei musicisti in gioco su di un terreno arduo e praticato da così tanti maestri del passato.

In questa chiave, le caratteristiche dei singoli si fondono con impeccabile amalgama, impastato con acume da Rainey, il cui gioco percussivo non invade neanche per un attimo l'equilibrio musicale.

Il quintetto ama una vaghezza melodico-ritmica squisita, dove i fiati possono andare e venire a piacimento, sia con frasi alternate che con intrecci contrappuntistici: la trama armonica è garantita dal pianoforte di Kris Davis, anch'esso libero di addensarsi in trame politonali o di divagare con volate a note singole, anche a una mano sola. Questa strategia si coglie già nell'iniziale "Stella by Starlight," ma illumina anche i pezzi aperti da cadenze per strumento solo come "There Is No Greater Love" (batteria) o la lunga "What's New" (contrabbasso). Quest'ultima si candida ad essere la migliore esecuzione del disco, per le brillanti soluzioni di arrangiamento come il rubato costante del pianoforte, commentato dal sax soprano che annuncia un toccante intervento della tromba di Ralph Alessi, sempre in grado di piegare al suo lirismo ora acre ora tenue, con venature klezmer, ogni tipo di materiale.

L'unico vero tempo veloce e concitato del disco è riservato a "What Is This Thing Called Love," una free improvisation fremente, che lascia spazio alla melodie solo nelle battute finali.

Ottima anche la scelta di ricordare Sam Rivers, con uno dei suoi temi più seducenti, "Beatrice." Notevole ascoltare i sassofoni di Ingrid Laubrock riuscire a combinare una flessuosità alla Archie Shepp con timbri ed esposizioni più languide e accorate; così come sono un lusso il suono ed il fraseggio del basso di Drew Gress. Il tutto, ripetiamo, diretto con intelligenza da Tom Rainey, fino al finale, un classico come "I Fall in Love too Easily," riletto con passione e rispetto, in un mood oscillante tra Chet Baker e Bill Evans.

Bellissimo.

CD della settimana

Track Listing: Stella By Starlight; Beatrice; What Is this thing Called Love; What's New?; There Is No Greater Love; Float Upstream; I Fall In Love Too Easily.

Personnel: Ralph Alessi: trumpet; Ingrid Laubrock: saxophones; Kris Davis: piano; Drew Gress: bass; Tom Rainey: drums.

Title: Float Upstream | Year Released: 2017 | Record Label: Intakt Records

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