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Chris Lightcap's Bigmouth: Epicenter

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Ha ancora senso parlare di mainstream? Esiste un jazz che guarda al futuro riuscendo allo stesso tempo ad essere immediatamente riconoscibile e masticabile anche da chi di jazz poco, o niente, ne capisce? Domande oziose soltanto all'apparenza. Che nel loro studiato candore squarciano il velo di una dicotomia che a uno sguardo distratto può apparire insanabile: il consumo reazionario da una parte, con le sue formule fossilizzate e l'insopportabile tendenza a escludere, i musicisti di ricerca dall'altra, destinati a vagare per lande deserte mendicando pane e attenzione. Per fortuna il presente è molto più complesso di come i sempliciotti, da ambo i lati della barricata, sono soliti dipingerlo. Esistono le vie di mezzo, le intersezioni; esiste un'idea scapigliata e attuale di mainstream che faticosamente si fa largo tra la folla berciante di proposte.

Un esempio? Chris Lightcap e i suoi Bigmouth, quintetto che nel 2010 aveva attirato più di uno sguardo con il superlativo Deluxe. E che ora rialza la testa, sempre sotto l'egida della portoghese Clean Feed, dando alle stampe un seguito all'altezza di cotanta bellezza.

Ovviamente nel segno del jazz. Perché Epicenter, da qualunque parte lo si guardi, è semplicemente e meravigliosamente un disco jazz. La scrittura, l'armonia, i colori, il suono, il senso del ritmo, la tensione: tutto è jazz. Al di là di qualsiasi ragionevole dubbio e alla portata di qualsiasi orecchio; jazz rassicurante, confortevole, eppure coraggioso, attuale, a tratti impertinente.

Emblematica l'iniziale "Nine South," che introdotta da un ipnotico ostinato del Wurlitzer (strepitoso, al solito, Craig Taborn) sfocia in una prevedibile sequenza di assoli prima di congedarsi con un finale mozzafiato tutto incastri e sovrapposizioni. Simile il giochetto in "Epicenter," che sotto la maschera di un brano qualunque nasconde imprevisti e sciccherie assortite (travolgente il drumming di sua maestà Gerald Cleaver; impeccabili Tony Malaby e Chris Cheek). Meno allineato il piglio indie-rock dell'urbana "Down East," che prepara la strada alla nostalgica "Stillwell," un perfetto bigino della ricetta Bigmouth. Chiusura in grande stile con i sei minuti scarsi di "All Tomorrow's Parties," omaggio a Lou Reed che in un'ipotetica scaletta farebbe la sua splendida figura come bis strappa ovazione.

Prendete nota: il mainstream è vivo e lotta insieme a noi.


Track Listing

Nine South; White Horse; Epicenter; Arthur Avenue; Down East; Stillwell; Stone by Stone; All Tomorrow's Parties.

Personnel

Chris Lightcap: bass, acoustic guitar, organ; Craig Taborn: Wurlitzer, electric piano, piano, organ; Tony Malaby: tenor saxophone; Chris Cheek: tenor saxophone; Gerald Cleaver: drums, percussion.

Album information

Title: Epicenter | Year Released: 2015 | Record Label: Clean Feed Records


About Chris Lightcap

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