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Szilard Mezei Septet: Cet

Alberto Bazzurro By

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Ogni nuova uscita discografica riguardante Szilárd Mezei (negli ultimi anni sono frequenti) è una piccola festa. Questo suo nuovo lavoro, inciso a inizio 2015 alla testa di un settetto dalle timbriche e dalle dinamiche veramente efficaci, non fa certo eccezione. Vi convergono sette pagine del violista serbo-magiaro svarianti dai sei minuti e mezzo al quarto d'ora (la durata complessiva del CD sfiora i 77 minuti), svolte più che mai nel segno di una concezione compositiva spinta, puntuale, fortemente riconoscibile, identitaria. A tratti emergono vaghe parentele con l'universo braxtoniano, forse anche un po' collegate al titolo del secondo brano, grafico-segnico anziché testuale o numerico come il polistrumentista chicagoano ama fare praticamente da sempre.

L'impatto sonoro offerto da una front-line con flauto, ancia, trombone e viola si rivela da subito quanto mai originale, entro un impianto solido quanto cangiante, oltre tutto lungo partiture attentissime al dettaglio e nel contempo al gioco d'insieme (scrittura e coralità sono assolutamente centrali nell'economia del lavoro). Il tono è per più versi cameristico, ma denso e vitale, attraversato da una tensione costante (salvo oasi più quiete, che sciolgono qua e là la densità di cui sopra). Arriveremmo a definirlo più jazzistico del solito, in Mezei (si ascolti in proposito anche solo il terzo brano, "Hep 13"), con un equilibrio veramente alto fra scrittura e improvvisazione, proprio per la forte induzione, sul piano climatico e sintattico, della prima nei confronti della seconda, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli (fa al limite eccezione "Hep 10," un po' rigido nel suo evolversi tutto così predefinito).

Insomma: eccoci di fronte a un album e una domanda che il livello dello stesso ci induce una volta di più a farci, e cioè come mai Mezei goda di così poca visibilità e, in fondo, attenzione, al di là di un manipolo di audaci (forse...). Ci toccherà riparlarne alla prossima occasione, che speriamo non si faccia attendere troppo a lungo.

Track Listing: Cet / Whale; (non trascrivibile); Hep 13; Semmilyen le'pe's / None step (Hommage à Mal Waldron); Szil / Elm; Hep 10; Ko¨ / Stone.

Personnel: Szilárd Mezei: viola; Andrea Berendika: flauto, flauto contralto; Bogdan Rankovic: sax alto, clarinetto basso; Branislav Aksin: trombone; Máté Pozsár: pianoforte; Ervin Malina: contrabasso; István Csík: batteria, percussioni.

Title: Cet | Year Released: 2016 | Record Label: Odradek Records

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