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Bhajan & Gamelan

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Che cosa lega questi tre album è presto detto: tutti ci rimandano al medesimo ambito liturgico/ritualistico, del resto così tipico (anzi senz'altro preponderante) della musica orientale. Qui, oltretutto, due dischi su tre si riferiscono alla tradizione gamelan, piuttosto nota anche da noi, cosa che probabilmente non si può dire di quella bhajan.

Che cos'è, dunque, il bhajan (da non confondersi con bajan, che è la fisarmonica russa)? E' un canto devozionale induista diffuso soprattutto nell'India settentrionale e nell'adiacente Nepal, basato sugli inni del Sama Veda (terza scrittura vedica), di regola di esecuzione semplice, lineare (con le dovute eccezioni, s'intende), responsoriale, e come tale ideale paradigma dell'interscambio fra elemento divino (incarnato dalla voce solista) ed elemento terreno (la collettività dei fedeli, che funge da coro/contorno).

Swamy Haridhos & Party

Classical Bhajans

Country & Eastern

Valutazione: 2 stelle

E' quanto accade appunto nel CD di Swamy Haridhos (in realtà un indiano del sud), che riesuma una registrazione effettuata a Bombay addirittura il giorno di capodanno del 1968. Il problema, in casi del genere, risiede nella discrasia esistente fra il valore - indiscutibile - del documento, dell'evento "consumato" de visu, e la sua trasposizione su supporto fonografico. L'ascolto di quest'ora e un quarto di musica (in senso lato, si capisce) si rivela in effetti spesso faticoso, troppo slegato, nella sua asetticità (che è poi la nostra, di fruitori), dal contesto originario. Sicuramente, essendo possibile, tutt'altro significato avrebbe assunto quanto meno la documentazione mediante DVD.

Così, invece, anche l'apporto dello strumentario tipico del genere (harmonium, percussioni, più di rado violino) non riesce a emancipare l'insieme - se non episodicamente - da un senso di prolissità e ripetitività (del resto fisiologica), facendo smarrire chi ascolta in una selva - magari olimpica e rilassata, ma non per questo meno fitta - di citazioni, rimandi, litanie, iterazioni salmodianti e appendici varie (colpi di tosse, sospiri, ecc.). Forse Nono, a suo tempo (leggi Prometeo), l'avrebbe definita "tragedia dell'ascolto"...

AA.VV.

Trance Gamelan in Bali

Felmay - distr. Egea

Valutazione: 3,5 stelle

Da registrazioni effettuate sul campo, nello specifico da John Noise Manis nel 1994, proviene anche Trance Gamelan in Bali, a sua volta di matrice liturgica. Bali, come si sa, è un'isola dell'arcipelago indonesiano, grande poco meno della Corsica (ma in compenso con una popolazione dieci volte superiore), subito a est di Giava. Il gamelan qui è notoriamente di casa. Nel caso in oggetto, secondo percorsi di fatto analoghi al CD precedente, convivono voci e percussioni (ma anche fiati e altro), col concetto di trance del titolo che - in fondo discostandosi dalle classiche temperature del gamelan, generalmente ciclico e solenne, per così dire "rimasticato" su se stesso - innerva tutto l'insieme, generando situazioni vivaci e cromaticamente qua e là persino accese, squillanti.

Ciò caratterizza in particolare l'episodio iniziale (e più ampio), in cui è chiaramente avvertibile il vociare della moltitudine di fedeli riuniti simultaneamente nel tempio per riti diversi. Tali tratti, ascendenti fino al parossismo, caratterizzano solo episodicamente le altre due tracce del CD, più quiete e regolari (e tutto sommato meno interessanti).

Gamelan of Central Java

XIV. Ritual Sounds of Sekaten

Felmay - distr. Egea (2010)

Valutazione: 3 stelle

Il terzo CD, che è poi il quattordicesimo di un'ampia serie di volumi dedicati al gamelan della zona centrale di Giava, ben più ampia isola (un po' meno di metà dell'Italia, ma col doppio degli abitanti) del succitato arcipelago indonesiano, include anch'esso tre lunghi brani, e ci offre uno spaccato in fondo più usuale appunto della cultura gamelan. I primi due episodi sono entrambi dei "Gendhing Sekaten Rangkunk," incisi però l'uno a Surakarta e l'altro a Yogyakarta (tutto il materiale data 2004) e divergenti anzitutto per la durata (il primo è la metà del secondo), nonché per svariati tratti formali. Quello proveniente da Surakarta è infatti più piano, plastico, continuo, laddove il secondo risulta più frammentato, per così dire "puntillistico," con frequenti irregolarità ed eccentricità, E' soprattutto la sua componente spiccatamente metallica a colpire, facendo in qualche modo venire in mente certe pagine contemporanee che con tutta evidenza a questo côté stilistico non sono state insensibili, da Varèse al Cage di "First Construction (in Metal)" (e non solo), da Xenakis ad altri ancora. Il terzo e conclusivo episodio vede infine il rifiorire dell'elemento vocale. Un bel campionario davvero di una realtà così ricca di pathos e di storia.

Elenco dei brani:

Classical Bhajans:

01. Invocation: Ram Ram; 02. Hari Narayana; 03. Invocation: Gopika Jivana Smaranam; 04. Mushika Vahana; 05. Mandare Mule; 06. Saranu Saranu; 07. Murahara Nakadara; 08. Devaye Shakanaradhita; 09. Madhava Bhavatu Te; 10. Govinda Madhava; 11. Slokam: Brahmanandam Parama Sukhadam; 12. Ragam: Sankarabharanam; 13. Gurumurthi Pada Mule; 14. Namavali: Gangadhara; 15. Slokam: Vandhe Mohana Mohinim; 16. Mori Laga Lagana; 17. Sadguru Vachony; 18. Namavali: Sadguru Jai Jai; 19. Slokam: Odhum Pala; 20. Ragam: Bhairavi; 21. Sri Gurunatha.

Trance Gamelan in Bali:

01. Temple Ceremony Near Ubud; 02. Temple Ceremony (Preparations for) at Tenganan; 03. Jauk and Barong Dance at the STSI Denpasar.

XIV. Ritual Sounds of Sekaten:

01. Gendhing Sekaten Rangkung (Surakarta); 02. Gendhing Sekaten Rangkunk (Yogyakarta); 03. Bawa and Gendhing Terbang (Rebana).

Musicisti:

Classical Bhajans:

Swamy Haridhos (voce); Muthunathesa Bhagvatar (harmonium); P.S. Devarajan (mridangam); K. Shivakumar (violino); K.V. Ramani (tabla).

Trance Gamelan in Bali / XIV. Ritual Sounds of Sekaten:

non indicati.

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