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Schlippenbach Trio: Bauhaus Dessau

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«Una caratteristica importante della maggior parte dei gruppi nella libera improvvisazione è la brevità della loro esistenza. È forse ovvio che quasi tutte le collaborazioni casuali, il tipo più comune di raggruppamento nella libera improvvisazione, tendano a esaurire rapidamente le aree in cui i componenti provano un reciproco interesse, considerando quindi soddisfatte le loro comuni ambizioni. Ma anche i gruppi più soddisfacenti dal punto di vista musicale, sembrano perdere dopo due o tre anni buona parte della loro vitalità. A quel momento ha luogo un indurimento delle arterie improvvisative del gruppo; la musica diventa troppo evidentemente un dialogo, ovvero ha inizio un continuo ricamare sull'identità del gruppo stesso, difficilmente distinguibile da un'autoparodia. Qualche volta ha il sopravvento una chiara autocoscienza, con uno sforzo di semplicità che restringe la musica a quelli che potrebbero essere o meno i suoi fondamenti. Principalmente, tuttavia, i gruppi di improvvisazione che hanno suonato insieme troppo a lungo vanno incontro alla perdita di quello che Leo Smith definisce il "centro indipendente" dell'improvvisazione, quella parte della musica che esiste indipendentemente dalle intenzioni di coloro che la suonano e che sembra provenire da una sorta di relazione di secondo grado, o subconscia, che si instaura tra i musicisti. L'indefinibile viene definito e sparisce».

Così Derek Bailey disertando di limiti e libertà ne L'improvvisazione. Sua natura e pratica in musica. Era il 1980, e il trio Schlippenbach-Parker-Lovens stava già in pista (per lo meno) da otto anni: dal novembre del '72, data di registrazione di Pakistani Pomade, opera prima uscita su FMP e ristampata poi dalla Atavistic.

A dividere il novembre del '72 da quello del 2009, nel cui diciottesimo giorno è stato registrato, dal vivo, Bauhaus Dessau, di anni ce ne sono invece la bellezza di trentasette. Che se ci si pone nell'ottica del Bailey pensiero equivalgono a un'era geologica. Eppure il "centro indipendente" del trio Schlippenbach-Parker-Lovens ancora c'è e ancora pulsa. Il fluire dell'improvvisazione, concerto dopo concerto, disco dopo disco, non ha perduto nulla in quanto a urgenza e tensione creativa. Il relazionarsi di pianoforte, sax tenore e batteria continua a essere basato sulla creazione-esplorazione di nuovi spazi, sul generarsi e rigenerarsi delle dinamiche, sul ripensare i limiti del possibile, sull'andare oltre l'acquisito evitando che la consuetudine diventi menomazione. Anzi, proprio partendo dall'esperienza comune e dalla reciproca familiarità, che inevitabilmente seguono una parabola di lento ma costante accrescimento, il trio riesce sempre e comunque a raggiungere un altrove. Non aspettando che qualcosa accada a livello di relazioni secondarie, subconscie, ma facendo accadere quel qualcosa intenzionalmente. Una questione di faticosa volontà. Coscienza. Anzi, autocoscienza. Frutto di rigore e dedizione totale, analisi e autoanalisi.

«Le cose di cui si dà per scontata la conoscenza formano probabilmente un contesto utile come nessun altro per lo sviluppo di nuovi aspetti». Così rispondeva lo stesso Evan Parker agli argomenti di Derek Bailey nel saggio citato qualche riga sopra. E ancora: «La gente con cui ho suonato più a lungo è quella che in pratica mi offre la situazione di lavoro con la libertà maggiore».

Limiti e libertà (per tre). O meglio: libertà (per tre) senza limiti.

Visita il sito di Alexander Von Schlippenbach.

Track Listing: 1. Bauhaus 1 - 41:16; 2. Bauhaus 2 - 12:24; 3. Bauhaus 3 - 9:17.

Personnel: Alexander Von Schlippenbach (pianoforte); Evan Parker (sax tenore); Paul Lovens (batteria).

Title: Bauhaus Dessau | Year Released: 2011 | Record Label: Intakt Records

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