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Rudresh Mahanthappa: Agrima

Angelo Leonardi By

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Lungamente atteso, viene pubblicato in questi giorni Agrima dell'Indo-Pak Coalition di Rudresh Mahanthappa, un album dove tradizione orientale e contemporaneità si fondono in percorsi articolati e avvincenti. A nove anni dall'unico lavoro discografico (Apti Innova, 2008) il trio raccoglie i tratti fondanti di quel progetto aggiungendo nuove soluzioni, in un quadro esaltante per inventiva personale e collettiva.
Com'è noto il sassofonista ha sviluppato la propria identità di musicista e compositore coniugando la formazione jazzistica statunitense (dall'amore per Charlie Parker agli studi con Steve Coleman) con le musiche tradizionali dell'India, a cui è legato per radici familiari.
"L'influenza indiana è così intrecciata nelle fibre della mia personalità musicale —ha detto a Down Beat nel 2015, in occasione della triplice vittoria al critics poll—che è qualcosa a cui non penso più. Esce da sola. Dieci anni fa risentiva ancora di un approccio intenzionale e dell'apprendimento. Ora è come lavarmi i denti ed emerge nella scrittura di Bird Calls, nell'Indo-Pak o nel mio quartetto."

Il trio col chitarrista pakistano Rez Abbasi e il percussionista statunitense Dan Weiss era nato per unire le forme tradizionali indiane (ragas, talas, thekas, tihais, lahras ecc...) con i modelli del jazz moderno e contemporaneo. Alimentato dalle esperienze che i partner hanno sviluppato autonomamente, l'Indo-Pak Coalition si presenta ora con un volto rinnovato, forse meno austero ma anche meno prevedibile. Un organismo in sorprendente evoluzione tra i meandri della contemporaneità.

I tratti più evidenti sono l'aggiunta di elementi del drum kit alle tabla e l'apporto di sonorità elettroniche. Il primo aspetto nasce nel 2009 in un concerto a Montreal. Il secondo viene dalla frequentazione di Mahanthappa del dipartimento di composizione elettronica di Neil Leonard al Berklee College.

Il titolo del brano d'apertura, "Alap," si riferisce alla sezione che apre ogni performance di musica classica indiana e si sviluppa lentamente, con fare estatico, in una magistrale "traduzione" di quell'antichissimo modello. Come sembra suggerire il titolo del tema successivo ("Snap" è uno stile hip-hop) entriamo in piena contemporaneità e la concitazione è palpabile: le forme musicali indiane sono riconoscibili ma i lancinanti assoli di Mahanthappa e Abbazi, più l'esplosivo finale, riflettono il convulso mondo metropolitano.

Il percorso musicale successivo è vario e sorprendente. La leggerezza di "Showcase" rammenta l'India immaginata dagli hippies nella California degli anni sessanta; "Can-did" s'avvicina alla fusion del decennio successivo; costruito sull'intersezione di loop elettronici e iterazioni strumentali, "Agrima" propone differenti soluzioni del tema base con spazi per gli assoli in un crescendo tellurico.
Il brano più articolato e complesso è il lungo "Revati," dove le invenzioni del trio trovano un assetto esemplare: tra improvvise accelerazioni, ondulate linee orientali, momenti astratti e lunghi assoli (un torrenziale Mahanthappa, un suggestivo incontro fra tabla e fondali synth).

Un disco esaltante, tra i migliori dell'anno.

Track Listing: Alap; Snap; Showcase; Agrima; Can-Did; Rasikapriya; Revati; Take-Turns.

Personnel: Rudresh Mahanthappa: alto saxophone, electronics; Rez Abbasi: guitar, electronics; Dan Weiss: tabla, drums.

Title: Agrima | Year Released: 2017 | Record Label: Self Produced

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