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Zara McFarlane: ritmi e lingue ancestrali

Serena Antinucci By

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Sono fiduciosa, stiamo vivendo un tempo di reale consapevolezza e di cambiamento positivo. Sono molto interessata a come questo momento possa far luce sui contesti storici e suscitare una visione più completa di come impariamo e discutiamo la storia
Songs of an Unknown Tongue (Brownswood Recordings) è il quarto album della pluripremiata cantante inglese Zara McFarlane. A tre anni dal precedente Arise (Brownswood, 2017), la cantante compie un'operazione più personale, di ricerca approfondita delle sue radici musicali e culturali. Dopo un viaggio alla ricerca delle sue radici in Giamaica, McFarlane apre il jazz alle influenze della tradizione caraibica, ai ritmi ancestrali che dialogano con suoni e beat contemporanei, in una rete che si intensifica passaggio dopo passaggio. Il successo di questa produzione moderna, che genera un paesaggio elettronico audace, è merito anche dei due produttori, Kwake Bass and Wu-Lu, che hanno lavorato con lei alla realizzazione del disco. Songs of an Unknown Tongue segna l'inizio di un nuovo percorso per Zara McFarlane. È la definizione della sua identità, dopo il ritorno a casa. Un'evoluzione musicale, spirituale e politica, che contiene messaggi in cui tutti possiamo riconoscerci.

All About Jazz: Il tuo ultimo album Arise è stato pubblicato tre anni fa. Songs of An Unknown Tongue è il tuo quarto album. Già nel 2017 esploravi le tradizioni musicali giamaicane e le connessioni con il jazz. Cos'avevi in mente quando hai iniziato a lavorare a questo nuovo album?

Zara McFarlane: Volevo scrivere un album che fosse guidato dal ritmo e che fondesse elementi elettronici. Ho avuto l'opportunità di fare ricerche sulla musica folk giamaicana nel 2017, inizialmente per un'idea su un diverso progetto creativo, ma che poi si è evoluta in questo album.

AAJ: In Giamaica sei tornata alle tue radici e hai approfondito aspetti antropologico-musicali legati alla tradizione dell'isola, dei suoi antenati. Cos'hai scoperto delle tue radici musicali?

ZM: Purtroppo, non ho avuto modo di condurre vere e proprie ricerche sul campo e vedere la musica dal vivo, ma ho potuto vedere i filmati delle cerimonie tradizionali con la musica, la danza e i rituali presso l'Institute of Jamaica, la principale organizzazione culturale giamaicana. Ho conosciuto varie tradizioni, alcune sono collegate a degli eventi specifici, come il Bruckins alla celebrazione del Giorno dell'Emancipazione, o lo Jonkanoo associato al Natale, ma la maggioranza è legata al processo funebre.

AAJ: Quindi hai lavorato con ritmi associati a vecchi rituali giamaicani, per esempio il Bruckins, di cui ci parlavi, ma anche il Dinki Mini, Revival, Kumina e Nyabinghi. Li conoscevi già, oppure li hai scoperti durante il tuo viaggio?

ZM: Avevo sentito parlare di Kumina e Revival, ma non degli altri ritmi, almeno non prima di confrontarmi con l'esperta di folk Marjorie Whylie. È stata lei a portarmi attraverso i ritmi, suonando le diverse componenti, mi ha spiegato alcuni dei rituali e le danze che accompagnano la musica. E anche il contesto e il significato che si nasconde dietro alcune tradizioni.

AAJ: Nell'album hai lavorato con i produttori Kwake Bass e Wu-Lu. Com'è nata questa collaborazione e come ti sei trovata in studio con loro?

ZM: Mi sono avvicinata ai ragazzi con l'idea di creare un album guidato dal ritmo e che intrecciasse questi ritmi tradizionali all'interno di un paesaggio sonoro più elettronico. Portare il vecchio con il nuovo. Questo è stato il punto di partenza. Abbiamo iniziato così un'esplorazione su come presentare i ritmi, studiando le percussioni dal vivo, a volte riproducendole al computer per creare delle copie digitali del ritmo per poi esplorare suoni elettronici sulla base dei ritmi di partenza. Liricamente e melodicamente ho scelto di utilizzare i temi della chiamata e della risposta, del racconto e di vari argomenti ispirati direttamente alle tradizioni popolari, così come la storia caraibica e la mia idea personale di donna nera britannica.

AAJ: In "Black Treasure," singolo del disco, si respira un profondo orgoglio delle origini nere, anzi come hai detto tu: "è una dichiarazione, proclamazione e celebrazione della britannicità e della femminilità nere." Nelle altre tracce esalti la libertà, affronti questioni come il colonialismo, la schiavitù africana, la razza e l'identità. Sono temi fortemente legati alle proteste di oggi. Come stai vivendo questo momento?

ZM: È stato un periodo difficile. Sono fiduciosa, stiamo vivendo un tempo di reale consapevolezza e di cambiamento positivo. Sono molto interessata a come questo momento possa far luce sui contesti storici e suscitare una visione più completa di come impariamo e discutiamo la storia.

AAJ: Mi è piaciuto molto l'artwork del disco. Chi è l'artista e cosa rappresenta?

ZM: Grazie! L'artwork è di Sajjad.wrk, il suo nome su Instagram. È una scena delle Blue Mountains della Giamaica. Ha il fiore di ibisco che è uno dei fiori ben noti della Giamaica. È un bel collage di immagini giamaicane.

AAJ: Nel disco tornano spesso simbologie legate ai rituali della vita e della morte, insieme alla ricerca di un'identità che si riconosca in un luogo. Lo psicanalista inglese Donald Winnicott diceva che "la casa è il luogo da cui si parte, da cui tutto ha origine." Dov'è la tua casa? In Giamaica o in Inghilterra?

ZM: Sono nata in Inghilterra, ma ho un'affinità con la Giamaica, perché è stato un luogo che ho visitato molte volte da bambina. Ho bei ricordi lì, con i miei nonni e la mia famiglia. Il calore, gli odori, la spiaggia, il mare, le montagne e gli alberi. Ecco i migliori ricordi sono in Giamaica.

AAJ: Stai lavorando già a dei progetti futuri?

ZM: Mi sono concentrata molto su questo disco nell'ultimo anno o giù di lì, mi sono goduta la pausa forzata del lockdown, ma ora sono pronta per andare in tour! Andiamo!

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