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Terje Rypdal: Vossabrygg

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Il chitarrista norvegese Terje Rypdal è certamente uno degli artisti più longevi sulla scena della musica creativa, con una lunga militanza iniziata nei primissimi anni sessanta nel paese natale, con il gruppo The Vanguards. Un progetto di successo modellato su gruppi inglesi e americani coevi come gli Shadows e i Ventures, cavalieri di quel rock strumentale ingenuo e disimpegnato che anticipò l'arrivo di Jimi Hendrix. Quest'ultimo, nel suo incedere devastante, andò spesso in tour nei paesi scandinavi fra il 1967 e il 1969 e ben presto diventò uno degli ispiratori più importanti nel percorso del giovane chitarrista nato a Oslo nell'agosto del 1947 (per leggere l'intervista a Rypdal clicca qui).

Ma l'istinto e la curiosità di Rypdal non si fermarono al grande chitarrista mancino di Seattle e ben presto, con l'amico saxofonista Jan Garbarek, il giovane norvegese ebbe modo di entrare in contatto con l'arrangiatore americano George Russell che li coinvolse immediatamente nei suoi progetti visionari che trovavano poche possibilità di essere portati avanti negli States e che invece fortunatamente trovavano finanziamenti da parte delle istituzioni culturali Dei paesi scandinavi.

Fra teorie un po'astruse ma affascinanti e una solida pratica strumentale, il manipolo di giovani musicisti nordici che si era cristallizzato attorno all'attività di Russell iniziò a produrre dischi in proprio e ben presto entrò nel giro della ECM, etichetta che muoveva allora i primi passi e che diventerà centrale in quei progetti che guadagnarono velocemente l'interesse degli ascoltatori più attenti alle proposte irrituali e coraggiose.

Dopo trentacinque anni Rypdal è ancora un fedele scudiero dell'etichetta tedesca, anche se verso la metà degli anni settanta era arrivato quasi al punto di rottura con Manfred Eicher, boss della ECM, che non gradiva le sue scorribande in territorio rock-jazz col progetto Odyssey. In realtà quel gruppo faceva musica di grande spessore e il chitarrista è riuscito a preservarne i valori nel corso degli anni, rimanendo una straordinaria anomalia all'interno della raffinata etichetta spesso caratterizzata da lavori che hanno la fragile consistenza della filigrana.

Questo album, registrato dal vivo nell'aprile del 2003 ma pubblicato solo nei primi mesi del 2006, vede il chitarrista alla testa di un gruppo allargato che viene coinvolto in una sorta di rievocazione dello spirito inafferrabile che aveva portato nell'agosto del 1969 alla creazione del capolavoro di Miles Davis, quel Bitches Brew che ancora oggi può essere considerato uno dei dischi più importanti prodotti dalla musica del ventesimo secolo. Il riferimento sottile è evidente sin dal titolo. Ma bisogna conoscere l'idioma norvegese per comprenderlo. Infatti Vossabrygg significa 'Vossa Brew' ed è un piccolo gioco di parole che prende spunto dal nome della località norvegese Voss, cittadina dove per l'appunto si tiene un bel Festival di Jazz che ha commissionato questo progetto a Rypdal.

Il lungo brano che apre l'album è intitolato "Ghostdancing" ed è dichiaratamente una rilettura di "Pharoah's Dance", il pezzo scritto da Joe Zawinul che apriva Bitches Brew. I musicisti scandinavi che affiancano Rypdal in questa bellissima cavalcata, sembrano dapprima intenzionati a girare con circospezione e appassionata attenzione attorno alle frasi incantate della composizione originale, sospese fra brandelli melodici caratterizzati da bizzarre assonanze e frammenti infuocati puramente ritmici, per poi proseguire verso un percorso originale, fatto di spazi allargati, luminescenze abbacinati e ripartenze degne di una tribù completamente nomade. Al posto della giungla urbana così bene delineata da Miles e dai suoi compari in quel capolavoro inarrivabile che marcò il passaggio dagli anni sessanta al decennio successivo, qui troviamo escursioni a cavallo dei crinali dei fiordi, alla ricerca delle nevi perenni e della luce che non si spegna mai.

Questa scorribanda affascinante sulle tracce di Miles cede poi il posto ad altre suggestioni sempre dense di richiami e rimandi, per esempio ai Weather Report nel bel brano "Incognito Traveller". La forza di questo progetto è data però dal fatto che questi richiami sono ben individuabili ma, allo stesso tempo, sempre carichi di originalità e sono caratterizzati dallo sguardo acuto, ispirato dalla estrema curiosità, di un esploratore instancabile come Terje Rypdal. La sua chitarra ha da sempre una peculiare caratteristica timbrica che la fa sembrare una lama di luce che arriva dal nulla e si materializza tagliente e guizzante davanti ai nostri sensi. Tutto deriva da un perfetto controllo dei pedalini che stanno fra la chitarra e l'amplificazione, ma anche dalla sapiente capacità artigianale della diteggiatura del chitarrista e dal suo tocco morbido, lieve sin dalle intenzioni.

La tromba di Palle Mikkelborg è la perfetta compagna di viaggio per questo tipo di avventure, sempre morbida e concreta, pronta a saettare via dalle ovvietà per tuffarsi nel mare freddo, battuto dal vento e risalire in cima alle vette imbiancate dal ghiaccio. Le due tastiere e le due batterie si specchiano a vicenda, seguendo gli schemi che già erano evidenti in Bitches Brew. Anche qui però, giustamente, il gioco è condotto con una diversa sensibilità, adattando una strutturazione pre-esistente ad un diverso tipo di scenario e di clima. Il basso di Bjorn Kjellemyr è spesso centrale nel suo ruolo di corrimano ritmico sul quale si appoggiano le idee dei compagni di viaggio. La sua dimestichezza con la musica di Rypdal, del quale è partner da moltissimi anni, aiuta certamente a mantenere altissima la coesione di questa musica apparentemente impalpabile e in realtà sempre concreta, delineata e circoscritta.

Le divagazioni elettroniche di Marcus Rypdal, figlio del chitarrista, aggiungono un tocco di sana ingenuità che fornisce una dimensione multi-generazionale che si sposa alla perfezione con il contesto e con i riti di passaggio che già avevano avuto un ruolo determinante nell'opera milesiana che ha ispirato questo lavoro. Un parallelo fra l'ingresso sulla scena di questo giovane folletto nordico e l'influsso che ebbe in Bitches Brew la giovanissima moglie di Miles Davis, la straordinaria Betty Mabry, vera musa di quel periodo artistico di Miles e ispiratrice di una intera epoca, potrebbe essere azzardato, ma vale la pena tenerlo in considerazione.

Un sito dedicato alla musica di Rypdal: www.jeffgower.com/rypdal.html

Track Listing: Ghostdancing; Hidden Chapter; Waltz for Broken Hearts/Makes You Wonder; Incognito Traveller; Key Witness; That's More Like It; De Slagferdige; Jungletelegrafen; You're Making It Personal; A Quiet Word.

Personnel: Terje Rypdal: guitar; Palle Mikkelborg: trumpet, synthesizer; Bugge Wesseltoft: electric piano, synthesizer; Stale Storlokken: Hammond organ, electric piano, synthesizer; Marius Rypdal: electronics, samples, turntables; Bjorn Kjellemyr: electric and acoustic bass; Jon Christensen: drums; Paolo Vinaccia: percussion.

Title: Vossabrygg | Year Released: 2006 | Record Label: ECM Records

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