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Ghost Horse: Trojan

Neri Pollastri By

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Estensione di Hobby Horse—il trio di Dan Kinzelman, Joe Rehmer e Stefano Tamborrino, uno dei più interessanti gruppi italiani (anche se due musicisti su tre sono statunitensi)—Ghost Horse è un sestetto che della formazione d'origine mantiene lo spirito iconoclasta e di sperimentazione, ma anche i ritmi contemporanei e la pluralità stilistica. Accanto ai tre che ne costituiscono il nucleo, l'organico comprende Filippo Vignato al trombone, Glauco Benedetti alla tuba e Gabrio Baldacci alla chitarra baritono, i quali aggiungono una varietà timbrica che riduce significativamente l'impiego dell'elettronica.

La formazione, che ha ormai un paio d'anni di vita, è stata messa a punto in questo lasso di tempo attraverso vari tour e alcune residenze (Novara Jazz, Correggio Jazz) . Avevamo avuto occasione di ascoltarli due volte lo scorso anno, a gennaio, a pochi mesi dal loro esordio, e a ottobre (clicca qui per leggere la recensione del concerto): specie nella seconda occasione, quando già aveva registrato questo Trojan, la formazione ci aveva fortemente colpiti, e il disco non fa che confermare quell'impressione.

Il lavoro consta di otto brani, firmati ora da questo, ora da quel "membro storico"; la musica gira attorno al lavoro ritmico di Tamborrino e Rehmer, il primo quasi sempre piuttosto aggressivo, sebbene non monocorde, il secondo—che lavora al solo basso elettrico—spesso dedito a ostinati ipnotici; a loro si aggiunge occasionalmente la tuba di Benedetti, che tuttavia si divide tra lavoro ritmico e interazione con gli altri due fiati. Questi ultimi, vale a dire le ance di Kinzelman e il trombone di Vignato, costituiscono una front line atipica: sono loro a disegnare le linee, ma—essendo le strutture sempre mobili e zigzaganti—gli spazi per gli assoli sono relativamente limitati e i due lasciano giustamente spazio non solo agli interventi di Baldacci—prova maiuscola la sua—e Benedetti, ma anche alla ritmica, che si fa sempre sentire e prende spesso e volentieri la scena.

I brani presentano spesso momenti dinamicamente piuttosto sostenuti, a cominciare dal primo (di Kinzelman), che intitola l'album e ne caratterizza bene lo stile, con una punta estrema in "Killing the Sword" (di Tamborrino), nel quale il rock entra a valanga e la batteria picchia costantemente senza risparmio, e un'altra nella conclusione dell'ultima traccia, "Pyre" (di Kinzelman), nel quale un minuto buono di ostinato su due note a tutto volume supporta il lavoro della batteria fino all'improvviso stop (un marchio di fabbrica "Horse"). Ma il rock e altri ritmi contemporanei sono presenti in filigrana quasi ovunque, anche se in brani come "Five Civilized Tribes" (di Tamborrino)—caratterizzato da crescendo su ostinati—e in "Hidraulic Empire" (di Kinzelman) l'intensità dinamica è sufficientemente controllata da permettere di apprezzare pienamente il lavoro di cesello delle diverse voci e le sfumature dei fiati, aspetti essenziali della cifra artistica del gruppo. Lo stesso avviene nel bellissimo "Il Bisonte" (di Rehmer) e in "Forest for the Trees" (di Kinzelman), i quali oltre che meno spinti dinamicamente sono anche su tempi più lenti.

Lavoro di altissima qualità e formazione che si candida a essere tra le punte di diamante del jazz italiano nei prossimi anni.

Album della settimana.

Track Listing: Trojan; Il Bisonte; Five Civilized Tribes; Hydraulic Empire; Dancing Rabbit; Forest for the Trees; Killing the Sword; Pyre.

Personnel: Dan Kinzelman: tenor saxophone, bass clarinet; Filippo Vignato: trombone; Glauco Benedetti: tuba, euphonium; Gabrio Baldacci: baritone guitar; Joe Rehmer: electric bass; Stefano Tamborrino: drums.

Title: Trojan | Year Released: 2019 | Record Label: Auand Records

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